La Letteratura di Viaggio – Speciale Premio Letterario “La Quara”

Quando la letteratura è un “viaggio”...

C’è un tempo per partire, uno per ritornare e uno per rimanere, e magari per fermarsi a leggere le storie di coloro che, per caso o per scelta, per obbligo o per errore, per professione o per inseguire un proprio sogno, hanno viaggiato.

E se non fisicamente, l’hanno fatto con la propria mente, con il cuore, con la passione di un sogno

Ogni viaggio ha una sua ragione, ed esige parole ed emozioni diverse per ricordarlo, per raccontarlo.

Ma, sopra ogni cosa -al di là delle distanze attraversate e delle strade percorse, reali o immaginarie che siano-, viaggiare, o meglio già il solo “partire”, è un atto di coraggio, che implica la capacità e la forza di affrontare l’ignoto, non solo del mondo ma -soprattutto- dentro se stessi.

Dopo il mito di Ulisse, che ha fatto del viaggio una ragione di vita, quasi una fuga dal proprio destino, i grandi viaggiatori della letteratura hanno attraversato mari e terre di tutto il mondo, fissando strade e paesaggi, luoghi ed incontri in pagine divenute poi memorabili.

Nei viaggi letterari la strada è avventura, via di fuga, metafora, ricerca di sé, esperienza.

Il percorrerla è un’impresa -a volte- drammatica, rischiosa, impossibile. Ma -anche- rivelatrice!

Kerouac attraversa gli States in cerca di libertà e verità, il cammino di Chatwin è un cammino di scoperta e conoscenza, quello di Che Guevara in motocicletta per il Sudamerica è un viaggio che sarà “rivoluzionario”, i personaggi di Steinbeck percorrono le strade della California con furore, mentre a decenni di distanza, la strada di McCarthy è testimone di un mondo giunto ormai alla sua fine.  Il deserto per Le Clézio ha il significato del ritorno alle origini, per Almàsy è un percorso di ricerca, per Paul Bowles un luogo dove sfuggire alla realtà. Joseph Conrad ha saputo trasformare il mare in un romanzo, Bernard Moitessier è indubbiamente il più romantico dei naviganti, la tragica spedizione di Ernest Shakleton è una vera prova di resistenza e di coraggio.

A volte il viaggio è voluto dalla nostalgia, come l’Istria e la Dalmazia di Rumiz e Rigatti o l’Europa di Sebald, a volte è un percorso di saggezza, come per Gao Xingjian, a volte può avere un epilogo tragico, estremo, come nelle testimonianze di Jon Krakauer.

Per i grandi viaggiatori -di “piede” o di pensiero che siano- la meta non è importante tanto quanto lo è il “percorso”.

Quel complicato intrecciarsi di sentieri e relazioni che, in fondo, altro non è se non una rappresentazione della vita stessa, con le sue bellezze ed i suoi errori di percorso.

Fermiamoci ad ascoltare il loro racconto, lasciamoci trasportare dalle loro parole, viviamo le loro avventure, percorriamo, insieme a loro, strade e luoghi della realtà e della fantasia.

E raccontiamo dove ci hanno fatto arrivare. Raccontiamo i nostri “viaggi”!

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