La strada di Cormac McCarthy

Il commento...

“La strada”
di Cormac McCarthy


Su Amazon/laFeltrinelli/IBS/
inMondadori

«Quando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l’inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo…»

Non mi è sembrata così lontana nel tempo la storia raccontata da Cormac McCarthy, ne “La strada” (disponibile online su Amazon/laFeltrinelli/IBS/inMondadori) in un periodo storico nel quale tutto è possibile, dove è spesso naturale sentirsi in pericolo e vedere il proprio percorso modificarsi di netto.

Dunque, un uomo senza nome e il figlio diventano l’unica connessione con la realtà alla quale siamo abituati, con le consuetudini che nel mondo de “La strada” sono irrimediabilmente perdute. Il pianeta Terra è stato distrutto da un’apocalisse nucleare, e un padre e figlio vagano su una strada americana alla ricerca del mare, spinti da un unico impulso naturale, il solo istinto di sopravvivenza.

«“Tutto bene?”, chiese l’uomo. Il bambino annuì. Poi si incamminarono sull’asfalto in una luce di piombo, strusciando i piedi nella cenere, l’uno il mondo intero dell’altro…»

Due personaggi che potrebbero essere chiunque, non hanno nome, solo una schiera di ricordi che l’uomo cerca di tramandare al figlio, uno spiraglio di conoscenze che nella società descritta dall’autore, sembrano non avere tempo né un’utilità reale. Perchè il futuro non sembra esistere, e la salvezza è racchiusa in un carrello che i due si portano appresso, a stento, indeboliti, evitando predoni e povera gente.

È una storia che mi ha impressionato moltissimo, la capacità dell’autore è straordinaria, le descrizioni talmente perfette che a volte riuscivo a vedere con precisione il luogo e sentire le emozioni dei personaggi, come se me li fossi trovati davanti agli occhi.
Seduta nella mia stanza, sentivo le grida della gente morire, il rumore del carrello trascinato dai due, l’odore di fango e morte. 

«Avvolti nelle coperte aspettarono che quell’oscurità senza nome li coprisse col suo manto…»

Ho sentito la solitudine e il male di vivere, la commozione dei personaggi di fronte alle piccole cose, la loro stanchezza e l’oblio.

Ho percepito il timore, il dubbio, l’inquietudine.

Ho avuto paura.


Cormac McCarthy, “La strada”  

Disponibile online su:
- Amazon
- laFeltrinelli
- IBS
- inMondadori

 

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