Indignazione di Philip Roth

Il commento...

“Indignazione”
di Philip Roth


Acquista su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

«Cerca di essere più grande dei tuoi sentimenti. Non sono io che te lo chiedo ma la vita. Altrimenti finirai spazzato via dai tuoi sentimenti. Spazzato via senza poter più tornare indietro…»

Con ancora i drappi scuri delle vedove a garrire in onore di una generazione perduta, gli Stati Uniti degli anni '50 si risvegliavano dal lungo incubo della Seconda Guerra Mondiale sorridendo nelle pagine patinate delle riviste e negli interminabili baci in bianco e nero del grande schermo.

Indignazione di Philip Roth, spia cinicamente sotto la sottana di quell'America, esaltandone le contraddizioni.

A prestare gli occhi alla causa è Marcus Messner, un ragazzo di origine ebraica alla ricerca di un posto nel mondo dove non subire la forza di attrazione della società moderna, in fuga dalla rigida e soffocante educazione paterna, i compagni di stanza del campus e i loro giudizi, e naturalmente l'amore, nella sua più fisica accezione.

Mentre l'odore acre del fronte della guerra di Corea inizia a farsi largo, esigendo il suo tributo di giovani vite, Marcus si erige a maldestro eroe moderno, trasformando lentamente la sua resistenza in repulsione, come un panno di lana strofinato con troppa foga, in cieca ricerca di una vittima su cui scaricare tutta la sua tensione.

“Indignazione” scorre via veloce, senza a dire il vero lasciare senza fiato come altre opere di Roth. I temi che hanno caratterizzato gran parte della sua primavera creativa, come l'educazione, l'amore e il sesso, vengono oggi passati al taglio distaccato dell'età, riprendendo anche i tranci più licenziosi con l'asettica inquadratura di un documentarista.

Un romanzo che procede su un sentiero volutamente poco illuminato, in modo da non permettere al panorama circostante di catturare l'attenzione, e che insegna come ogni piccola buca possa irrimediabilmente portare fuori traiettoria. All'appello manca un po' di profondità, sacrificata dal numero di pagine, ma compensata dalla regia maestrale di uno degli ultimi esponenti in vita della vecchia scuola di narratori postmoderni americani. Uno che con “Lamento di Portnoy” e “Pastorale americana” si è già assicurato un posto in prima fila nell'Eden letterario.


Philip Roth  nasce a Newark nel 1933 e fa parte della grande scuola di autori postmoderni newyorchesi (che annovera tra gli altri Don DeLilloThomas Pynchon e William Gaddis) nati a cavallo tra le due guerre che hanno rivoluzionato la letteratura americana.

Cresciuto in una famiglia ebraica, nella sua lunga e prolifica carriera (più di venticinque romanzi all'attivo) Roth ha esplorato con ironia le nevrosi dell'America e delle comunità ebraiche, dando sempre un taglio autobiografico alle vicende narrate.

Vincitore di innumerevoli premi, due volte vincitore e svariate altre finalista del National Book Awards, Philip Roth viene ogni anno iscritto tra i candidati al Premio Nobel per la letteratura senza essere ancora riuscito ad aggiudicarsi il riconoscimento.


Philip Roth, “Indignazione” - Disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

 

Ti piace questo post? Segnalalo ai tuoi amici...
o condividilo sul tuo Social Network...  
  • Share/Bookmark
Ti piace “imieilibri.it”? Faccelo sapere...
Sottoscrivi gli aggiornamenti de “imieilibri.it” su Facebook...

Scrivi la tua opinione su questo post...