London Book Fair 2012 – reportage (parte 2)

Valentina I Postato da Valentina I in Speciali > reportage
Questo reportage è relativo all'evento The London Book Fair 2012
Il reportage...

“The London Book Fair” - reportage

Di seguito, la seconda parte del reportage relativo alla Fiera Internazionale del Libro  “The London Book Fair”, tenutasi a Londra dal 16 al 18 aprile 2012
(visualizza la prima parte)

Riprendo il mio resoconto sulla London Book Fair 2012 con le “tecnologie digitali le nuove frontiere dell’ebook e del self-publishing”, altro grande tema protagonista della kermesse londinese, in cui è stato dato grande spazio ai nuovi supporti tecnologici e agli eBook che stanno cambiando il panorama dell’industria editoriale e, probabilmente a breve, anche dei lettori.

Da un lato ci sono le case editrici che si attrezzano per ampliare l’offerta di titoli e cataloghi in questa nuova fascia di mercato, cercando di cogliere i gusti di una nuova generazione (anagraficamente trasversale) di lettori. Dall’altro il tema del self-publishing come nuova frontiera dell’editoria.

È stato presentato per la prima volta Amazon Kindle Direct Publishing, e attraverso dei seminari - tra i più affollati nella tre giorni di fiera- è illustrato l’utilizzo del sito per la pubblicazione diretta di eBooks da parte degli autori.
Si tratta di un sistema dalla facile navigazione in cui gli autori possono caricare il proprio libro, il titolo, una breve presentazione, la copertina e scegliere quali tariffe di copyright applicare e in quali paesi essere disponibili. Il sito supporta libri scritti non solo in lingua inglese ma anche in tedesco, spagnolo francese e italiano. Il sito garantisce la tutela del diritto d’autore e si può guadagnare fino al 70% di royalties sul prezzo del libro.
Anche se i prezzi degli eBook sono contenuti (molti sono venduti a 0,99£ ciascuno) i guadagni per chi vende sono nettamente maggiori rispetto a chi pubblica con i canali tradizionali.

Il sistema apre nuovi interessanti scenari per l’editoria in quanto permette ad autori rifiutati dalle case editrici di pubblicare le proprie opere e di avere un controllo totale sul contenuto e la presentazione del proprio libro. Inoltre gli eBook sono disponibili i diversi paesi per cui permettono a un autore di pubblicare e di essere letto in tutto il mondo.

Ciò rappresenta la fine per le case editrici?
Se da un lato questo tipo di editoria fatta da sé elimina il ruolo di mediazione degli editori dall’altro può rappresentare un mezzo con cui le case editrici possono scoprire nuovi autori di successo che hanno già un buon riscontro di pubblico passando dal digitale al cartaceo.
In Gran Bretagna l’autore di maggior successo auto-pubblicata è Kerry Wilkinson, divenuto in brevissimo tempo uno dei top-seller su Amazon, con il suo libro “Locked In”, i cui diritti sono stati acquistati da Pan Macmillan. 

Passando al tema della “letteratura per giovani adulti”, come conferma la manifestazione londinese, nel corso degli ultimi anni il mercato editoriale sta prestando sempre maggiore interesse alla fascia dei giovani adulti, grazie anche al grande successo di serie come “Twilight” o “The Hunger Games”.

I giovani adulti propriamente sono coloro che si trovano tra l’età dell’infanzia e quella adulta. Autori ed editori sono interessati a capire quali siano i bisogni di questa fascia di pubblico, in modo da capire quali temi siano da affrontare per fa sì che un libro possa diventare un best seller. Si tratta di una fascia d’età che rappresenta una grande risorsa per l’industria editoriale e che è strategica in quanto “coltiva” i lettori di domani.

Secondo Celia Rees e Nick Lake, autori di libri e serie di successo come “Il viaggio della strega bambina” (pubblicato in italia da Salani) e “The Blood Ninja trilogy” (inedita in Italia) la letteratura per giovani adulti si deve confrontare con il tema della scelta.
Nei loro libri i personaggi si trovano nella situazione di dover decidere se fare o non fare qualcosa e sviluppano la consapevolezza che ciò che scelgono ha effetti sulle altre persone. In genere si tratta di una consapevolezza che matura nel corso della storia perché i ragazzi devono ancora sviluppare la propria personalità e questo è uno degli aspetti centrali del processo di crescita.
Infine non poteva mancare un riferimento alle grandi serie fantasy di successo. Come è emerso da più parti non bisogna demonizzare il boom di questo tipo di letteratura che ha il pregio di avvicinare i giovani ai libri. «Perché la passione diventi continuativa è importante -secondo Celia Rees- il ruolo di mediazione dei bibliotecari, un ruolo che purtroppo sta un po’ scomparendo ma che bisognerebbe rivalutare in quanto si tratta della persona che può consigliare e indirizzare i giovani, stimolando la curiosità verso altri tipi di letture».

Sono le difficoltà e l’incertezza che rendono interessante sapere cosa succede nella mente di un adolescente in quei momenti in cui è chiamato a fare una scelta difficile. In generale secondo i due autori oggi l’adolescenza è più facile per molti versi, esistono molte più comodità e opportunità ma per altri è più difficile poiché i giovani di oggi sono esposti a nuovi problemi (come il cyberbullling o la pornografia online) e si trovano a dover fare tante piccole scelte che, proprio perché non chiamano in causa questioni di vita o di morte, sono ancora più difficili da prendere.
Un altro degli aspetti con cui i giovani devono fare i conti molto spesso è la violenza, tema che a detta di entrambi gli autori non va negato nei libri rivolti ai più giovani. I protagonisti si trovano a fronteggiare situazioni di vita difficili e vivono esperienze estreme, diverse da quelle di un qualsiasi normale teenager ma da cui i giovani lettori possono imparare qualcosa. 

Anche secondo Patrick Ness, fresco vincitore del premio “Autore del giorno” -per la serie “The Chaos Walking trilogy” -, qui alla LBF 2012, presente nella terza giornata di incontri al PEN Literary Cafè, il tema della violenza riveste un’importanza centrale per questa fascia di pubblico. La violenza viene oggi utilizzata soprattutto dai più giovani come forma di intrattenimento, in televisione o nei videogiochi ma in risposta a una chiusura delle emozioni bisogna raccontare storie che facciano riflettere, che aprano alle emozioni.
Bisogna far capire ai giovani come ci si può sentire se capita qualcosa di brutto a qualcuno a cui tieni (in questo caso uno dei personaggi del tuo libro preferito). Violenza ma non solo; anche il sesso o le parolacce sono elementi che possono essere affrontati dalla letteratura per questa fascia di età perché i lettori sono già grandi abbastanza per queste cose. Racconti privi di questi aspetti rischiano di non rispecchiare come i giovani di oggi realmente vivono o parlano, a discapito della verosimiglianza dei racconti.
Ness ha, quindi, sottolineato l’importanza del contatto tra lettore e autore. Per uno scrittore in generale, ma soprattutto per uno scrittore che vuole scrivere per i più giovani è importante il momento del confronto e della discussione che sia di persona oppure mediata da Internet. «Se non vuoi incontrare i tuoi lettori perché scrivi?» ha dichiarato l’autore.

È quanto è emerso nel corso della seconda giornata di LBF quando durante una conferenza lo scrittore Bali Rai ha incontrato un gruppo di giovani per esplorare ciò che vogliono realmente leggere.
Bali Rai è autore di romanzi per teenager. Tra i suoi scritti più famosi la seria di “Soccer Squad”. Il panel da lui intervistato era composto da 4 ragazze, tra i 14 e i 18 anni. Nel corso della discussione è emerso come spesso i teenager sentano che i racconti a loro indirizzati siano poco realistici, che non li rappresentano ma ripropongono sempre i soliti stereotipi. Inoltre spesso i personaggi sono molto più coraggiosi e forti emotivamente di come sono i giovani in realtà e ciò tradisce la presenza di un autore (adulto) che cerca di immedesimarsi con una diversa fascia d’età ma senza ricordare realmente com’era e cosa provava quando era un adolescente. Per questo è importante che gli autori che si vogliono dedicare a questa fascia di età vadano a parlare con i giovani, sentire come parlano, leggere cosa scrivono.
Come è emerso dal panel il confronto con l’adulto esperto (che sia l’autore stesso, il bibliotecario, l’insegnante o un familiare) è ancora molto ricercato dai giovani in questa fascia d’età che hanno bisogno di punti di riferimento con cui confrontarsi e che possano aiutarli a riflettere su temi difficili e nuovi.

Altri incontri con autori al Pen Literary Cafè

La English PEN -che ho già citato in precedenza- è una charity impegnata in diversi progetti legati al mondo letterario, tra cui una campagna per il rilascio di più di 40 scrittori, considerati dissidenti e imprigionati in diversi paesi.

Nel corso delle tre giornate ci sono stati al caffè letterario allestito dal’associazione diversi incontri con autori. Riporto di seguito un paio di incontri, che esulano dalle direttrici principali della fiera, ma che mi sembra comunque interessante proporre in relazione agli interessanti punti di vista offerti sul significato dello scrivere libri oggi.

Peter James è un famoso scrittore inglese, autore di 25 libri molti dei quali hanno per protagonista il detective di Brighton Roy Grace (in Italia editi da Kowalski). L’intervistatore, Peter Guttrige, è uno scrittore, critico, insegnante di scrittura e intervistatore per diversi eventi e festival lettari.
L’incontro, avvenuto nel corso della prima giornata, è stato l’occasione per presentare la pubblicazione dell’ultimo libro di Peter James “Not Dead Yet” nel quale si affronta il tema dello stalking alle celebrità. L’ispirazione gli è venuta dalla storia di una fan ossessionata da Madonna a tal punto da arrivare a spendere oltre 300.000£ (circa 375.000€ -n.d.r-) per partecipare ai suoi concerti sempre in prima fila e acquistare cimeli della diva. Nel libro si parla di uno stalker che minaccia di uccidere una superstar.

L’autore ha sottolineato l’importanza per uno scrittore di documentarsi e fare ricerca, al fine di creare personaggi e storie che siano realistici e autentici. In questo modo i lettori si appassionano ai personaggi e, nel caso di una serie di libri, sviluppano una grande curiosità riguardo al destino dei propri personaggi.
Peter James si è dichiarato affascinato dal genere delle crime novel, come attualizzazione ed esperienza di riferimento della realtà. «Ogni giorno -dichiara-  in Gran Bretagna scompaiono diverse persone e di molte non ne sa più nulla. Tra questi un buon numero probabilmente viene ammazzato e mai più ritrovato. Per questo diventa estremamente interessante il ruolo del detective come colui che cerca di ricostruire un puzzle. La violenza, la descrizione di scene cruente come ad esempio uno stupro diventano necessari per entrare nel vivo delle storie e capire meglio la psicologia umana. In questo caso il lettore può imparare dalla finzione chiedendosi: “come mi comporterei se questo terribile evento dovesse capitare a me?”»

Howard Jacobson  è uno scrittore, saggista ed editorialista britanno particolarmente noto per il suo umorismo e per le sue storie che trattano di ebrei inglesi. Con il suo libro “The Finkler Question” (L’enigma di Finkler, Cargo 2011) ha vinto il Men Booker Prize nel 2010.

Jacobson è stato intervistato da Lisa Appignanesi, scrittrice a attivista per la libertà di stampa e, dal 2008; presidente dell’associazione the English Pen. Come parte del suo lavoro ha edito “Free expression is no offence” una raccolta di scritti contro la legge sull’odio razziale e religioso del 2006 e ha contribuito a indurre il governo britannico a modificare il disegno della legge inserendo una robusta clausola di protezione della libertà di espressione e contro la censura.

Tornando a Howard Jacobson, l'autore ha affrontato alcune interessanti riflessioni sul significato della scrittura. Secondo Jacobson: «uno scrittore scrive perché non gli piace il mondo così com’è, per cui se ne inventa uno nuovo».

Per quanto riguarda la sua personale esperienza come scrittore all’inizio, nei suoi primi romanzi, pensava di essere come Dio, poiché aveva il potere di creare o distruggere i suoi personaggi”, ma col tempo ha smesso di controllare e ha iniziato piuttosto a lasciarsi guidare dai suoi personaggi cercando di scomparire dalle pagine come facevano i grandi da Tolstoj a Henry James.
Lo scrittore ha fatto poi divertenti osservazioni sul significato del vincere premi letterari per un autore. Secondo Jacobson: «ogni scrittore vuole essere il migliore, aspira ad essere l’unico e desidera che tutti gli altri autori siano (letterariamente) morti. Il rischio però è quello di un’eccessiva auto compiacenza che porta ad essere soddisfatti del risultato raggiunto, cosa che bisogna evitare in quanto gli altri scrittori intanto continuano a pubblicare e vincono altri premi per cui va riconosciuto che il valore del premio e dell’interesse che ne deriva può essere solo temporaneo».

Un altro dei temi trattati è quello del significato politico che le persone tendono a vedere nelle sue opere in quanto trattano sempre di ebrei inglesi. Jacobson afferma che: «bisogna distinguere letteratura e giornalismo poiché sono attività diverse -e cita Milan Kundera- secondo cui “A novelist doesn’t have opinion”».

Infine riguardo all’editoria prospetta un futuro in cui si arriverà al crollo dell’industria ma prima ci sarà un’esplosione, un aumento esponenziale del materiale scritto. Secondo lui nel giro di pochi anni saremo tutti autori di qualcosa. Così come si sente che la fine del mondo è vicina e allora si fa tanto sesso, allo stesso modo quando si sente che la fine dell’editoria è vicina si scrivono tanti libri ( e forse il boom di autori di eBook ne è la dimostrazione).

“Frammenti” d’Italia
Per chiudere, vi racconto brevemente circa la presenza del nostro paese alla LBF 2012. 
All'interno della fiera, l’Italia era presente con uno stand nel primo padiglione dove si trovavano 23 editori come Donzelli, Edizioni Gribaudo, Società Editrice Dante Alighieri, Gruppo Albatros, Il Filo solo per citarne alcuni.
Lo stand è stato allestito dall’ICE, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane in collaborazione con l’AIE - Associazione Italiana Editori. Avevano invece due stand separati Giunti Group e De Agostini, presenti soprattutto con la letteratura per l’infanzia. Ho poi scoperto che altri importanti editori italiani sono situati in uno spazio separato, al primo piano, con una serie sterminata di tavoli a rappresentanza di innumerevoli case editrici. Qui per quel che riguarda l’Italia c’erano RCS Libri, Giulio Einaudi Editore, Arnoldo Mondadori Editore.

Per avere un’impressione su questa edizione della fiera ho pensato di fare una chiacchierata con un addetto ai lavori, in modo da poter avere anche un confronto rispetto alle edizioni passate o ad altre fiere del libro. Ho parlato con Bruna Tiso, membro di Giunti International Division, la quale ha affermato: “sono dieci anni che vengo qui e mi ricordo le file per i corridoi tra gli stand e quest’anno per la prima volta ho rivisto la stessa cosa almeno per quel che riguarda i grandi editori soprattutto inglesi e americani. Per quel che riguarda il nostro settore invece abbiamo riscontrato forse meno presenze ma più concrete, con la voglia di circoscrivere l’interesse e di prestare maggiore attenzione ai libri e alle novità. La fiera mi sembra sempre molto interessante non solo per il business  ma anche perchè ci sono occasioni di veri e propri scambi culturali”.
Rispetto ad altre fiere del libro mi ha detto che: “non si può proprio fare un confronto con le altre fiere come ad esempio quella di Francoforte, quella è una macchina organizzativa molto più grande e più potente. Ma il bello di questa fiera è proprio questo, è più piccola e concentrata, un po’ come la fiera di Bologna, e uno riesce a vedere le cose che gli interessano, qui gli operatori lavorano parecchio”.
L’importanza della fiera nel creare occasioni di scambio e collaborazione tra case editrici a livello internazionale richiama una riflessione sulla profonda crisi che negli ultimi anni ha riguardato il settore editoriale.

A questo proposito la Tiso ha affermato che: “noi come gruppo stiamo cercando di riprenderci dalla crisi, diciamo che gli editori hanno voglia di pubblicare, quindi vengono e si informano sulle novità, vogliono rimane aggiornati. Qualcosa che ancora si vende e che tira parecchio sono i ragazzi è quello il mercato più forte perché comunque al bambino non si rinuncia un libro”.

Questa considerazione giustifica la grande attenzione che, come abbiamo visto all’inizio di questa seconda parte, viene data a mercati emergenti come quello dei giovani adulti, un nuovo e proficuo mercato da affiancare alla letteratura per l’infanzia. E infine per quel che riguarda le nuove prospettive aperte dal mercato degli eBook, altro importante focus non solo della fiera ma anche dell’editoria nel corso degli ultimi anni, la Tiso aggiunge: “anche noi ci siamo attrezzati da un paio d’anni per offrire eBook, si tratta di nuovo interessante mercato da tenere d'occhio e in cui investire ma che spero non sostituisca del tutto il piacere di un libro, della stampa pura … ma è comunque un mercato alternativo da sviluppare perché la tecnologia entra nelle case, i ragazzi di oggi con la tecnologia ci giocano per cui è importante portare avanti anche questo discorso”.

Gli eBook quindi non solo come opportunità per pubblicare al di fuori dei canali tradizionali (come con Amazon KDP) ma anche come investimento da parte delle case editrici, che devono essere in grado di offrire ai lettori di oggi diversi formati con cui fruire il “libro”.

Per tirare un po’ le somme possiamo dire che la London Book Fair offre buone opportunità di lavoro per gli addetti al settore, ma è anche una fiera interessante semplicemente per curiosi ed appassionati, con un programma fitto di incontri non solo tecnici ma anche di presentazioni di libri o piccole mostre sempre legate al tema-libro che, se amate la lettura, non potete mancare.

Spente i riflettori sulla tre giorni di questa edizione, la London Book Fair tornerà all’Earls Court dal 15 al 17 aprile 2013.

Valentina I

(5 maggio 2012)

© 2012 imieilibri.it

(visualizza la prima parte del reportage)

 

 


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