London Book Fair 2012 – reportage (parte 1)

extra-letture... Postato da extra-letture... in Speciali > reportage
Questo reportage è relativo all'evento The London Book Fair 2012
Il reportage...

“The London Book Fair” - reportage

Di seguito, la prima parte del reportage relativo alla Fiera Internazionale del Libro  “The London Book Fair”, tenutasi a Londra dal 16 al 18 aprile 2012
(visualizza la seconda parte)

Per un'appassionata di libri -e del mondo editoriale in generale- come me, visitare “The London Book Fair” è stata una ghiottissima occasione.

L’edizione 2012 si è svolta dal 16 al 18 aprile scorsi nella cornice dell’Earls Court di Londra.

Questo è il resoconto di tre giornate spese a curiosare tra stand e conferenze.

Appena arrivata sono rimasta colpita dalle dimensioni della fiera, la più grande a livello internazionale dopo la Buchmesse di Francoforte.

Oltre 1550 espositori in uno spazio di 17.500 mq, editori provenienti da 57 paesi diversi con 70 nuovi espositori internazionali, ma - grazie all’ottima organizzazione attraverso mappe, vari punti d’informazione per i visitatori- ho trovato abbastanza facile orientarmi all’interno di questo grande spazio.

Infatti, all'inizio, la grandezza della fiera sembra quasi un limite poiché si vorrebbe vedere tutto, partecipare ad ogni piccolo evento, ma una volta entrati in questo vortice si impara in fretta a capire quali sono i punti di maggiore interesse, un po’ lasciandosi guidare dal programma, un po’ dall’istinto e banalmente dal numero di persone attorno a uno stand, nonchè dall'attrazione visiva delle tante belle installazioni presenti.

Subito all’ingresso della fiera un’area dedicata alla letteratura per l’infanzia e i giovani adulti seguita poi dall’editoria generale con grande presenza di editori inglesi ed americani ma con una buona rappresentanza di diversi paesi, tra cui anche l’Italia (di cui vi racconterò dopo).

Interessanti elementi di contorno come l’angolo “Gourmand” dedicato ai libri di cucina, con dimostrazioni dal vivo di svariati chef, stand dedicati alla Turchia e alle sue case editrici (la Turchia sarà il focus di mercato della prossima edizione) e un’area dedicata alla vendita di libri, con un’offerta molto varia di titoli molti dei quali a prezzi ridotti.
E per rilassarsi dalla “fatica” del girovagare per la fiera anche varie postazioni dove farsi fare un massaggio gratuito!

Sin dal primo giorno ho potuto notare una notevole affluenza, con code all’ingresso già prima dell’apertura e tutti gli eventi a cui ho partecipato erano sempre molto affollati. Un’altra cosa che mi ha colpito è la puntualità di ogni singolo evento che sia conferenza o incontro con l’autore o dimostrazione di cucina, come richiesto da una macchina organizzativa così grande e con un programma così fitto.

Conoscendo già il programma dei temi e degli eventi proposti per questa edizione 2012 della LBF, sia dal sito istituzionale della Fiera che dal post di presentazione su “imieilibri.it”, avevo già deciso di concentrare l’attenzione sulle tre direttrici principali proposte: la “Cina” - market focus country dell'edizione 2012 della LBF-, le “nuove tecnologie digitali” -con grande spazio a dimostrazioni e conferenze sugli e-Book- e la “letteratura per i giovani adulti”.

A questi temi sono stati dedicati numerosi interventi e presentazioni, nell’arco delle tre giornate. Per cui, per non apparire ripetitiva, ho deciso di articolare questo reportage per temi, piuttosto che sul resoconto per progressione temporale degli eventi. 

Cina: editoria e limiti alla liberta’ di espressione

Come accennavo la Cina è stata scelta come paese “ospite” e focus di mercato per l’edizione della fiera di quest’anno.

Il "gigante" cinese fa gola anche al mercato editoriale!

Infatti, un intero padiglione, con un’area di 2.100 mq, è stato dedicato a questa sezione, con ben 180 espositori del settore editoriale cinese.

 Ma l'attenzione non è stata dedicata solo al business.

Infatti, essendo la Cina un paese di antichissime tradizioni e culla di moltissime invenzioni che hanno caratterizzato il progresso della civiltà umana, per l’occasione è stata anche allestita una interessante mostra sulle origini della carta -nata, appunto, proprio in Cina- e della stampa attraverso la tecnica della xilografia, con dimostrazioni dal vivo di stampa e di scrittura e disegno su carta di riso. 

Di fronte alla mostra un open space, dove si è svolto il fitto programma di conferenze (tenute sempre in inglese e cinese) incentrato sulle caratteristiche e sulle prospettive future del mercato editoriale in Cina.

Una particolare attenzione è stata dedicata al tema della lingua cinese, con la presentazione di libri e programmi volti all’insegnamento del mandarino ai non nativi, con lo slogan: “Learn Chinese double your world”
Il cinese infatti si appresta a diventare una lingua a diffusione mondiale al pari dell’inglese, e -pare- tutti -o perlomeno chi ha aspirazioni intellettuali “trendy”- dovranno parlarlo se vogliono assumere un ruolo di rilievo sulla scena internazionale.

Per capire meglio il mercato editoriale cinese e le polemiche che ci sono state riguardo alla scelta di questo paese mi sembra interessante riportare un resoconto di due incontri con autori cinesi ai quali ho assistito.
Questi incontri sono stati organizzati presso il caffè letterario allestito da English PEN, di cui vi parlerò più ampiamente riguardo altri “incontri con autori” cui ho avuto occasione di assistere. 

Jung Chang intervistata da Gillian Slovo
Questo incontro è stato a mio avviso uno più interessanti della prima giornata.
Jung Chang è l’autrice del famoso “Cigni selvatici”, libro che quest’anno festeggia i ventun’anni dalla sua prima pubblicazione.
Nel libro ripercorre la storia della sua famiglia attraverso le vicende di tre donne (la nonna, la madre e se stessa).

Figlia di due funzionari del Partito comunista cinese, visse la sua infanzia e la sua adolescenza sotto il governo di Mao Zedong (o Mao Tse-tung -n.d.r.-): arruolatasi a quattordici anni, durante la rivoluzione culturale, nella Guardia Rossa, si iscrisse poi all'Università di Sichuan, dove studiò letteratura inglese. Nel 1978, ottenuta una borsa di studio, lascia la Cina alla volta dell'Inghilterra, dove ha conseguito un dottorato in linguistica presso l'università di York. Ha anche pubblicato una controversa biografia di Mao (“Mao. La storia sconosciuta”, edito in Italia da Longanesi). 

Jung Chang è stata intervistata da Gillian Slovo, scrittrice e commediografa sudafricana (la Slovo è l’attuale presidente dell’associazione International PEN che promuove relazioni e scambi tra gli scrittori di tutto il mondo).

La storia di Cigni selvatici, che ancora oggi viene letta in tutto il mondo ed è anche stata adattata per il teatro, rappresenta non solo le vicende di una famiglia ma la storia di un’intera nazione.
L’autrice ha affermato di sentirsi fortunata rispetto ad altri suoi connazionali perché ha potuto mettere il passato doloroso su carta, esplorando i suoi sentimenti.
Ciò introduce il tema della libertà di espressione, ancora fortemente limitata nella Cina di oggi dove ancora molti scrittori vengono perseguitati e limitati in quello che possono o non possono raccontare.
Lo stesso fratello di Jung Chang non può tornare in Cina a casa di alcuni articoli che ha pubblicato in internet come giornalista. Jung Chang ricorda il tempo passato in Cina come un tempo nel quale aveva una penna invisibile in testa senza però la possibilità di mettere i suoi pensieri su carta. Solo successivamente, quando è arrivata nel Regno Unito, ha potuto iniziare materialmente a scrivere, incoraggiata appunto dalla madre. Il grande successo che il suo libro le ha portato è, secondo Jung Chang, la stessa ragione per cui le è ancora consentito recarsi in Cina perché se la fermassero ci sarebbe molto probabilmente una forte reazione da parte di tutti i suoi lettori e il governo cinese vuole evitare una cosa del genere.

Interrogata sul futuro della Cina Jung Chang risponde che fino a che sarà forte e presente il mito di Mao non ci sono speranze per un cambiamento. L’autrice odia profondamente il fatto che il suo ritratto sia ancora presente in piazza Tienanmen (simbolo della protesta al regime e teatro di una terribile strage dei rivoltosi, vedi al proposito il nostro post di presentazione a “L'imperatore e l'elettricista” -n.d.r.-) e sulle banconote che i cinesi maneggiano quotidianamente.

L’autrice è convinta che senza la figura carismatica di Mao i comunisti non sarebbero mai saliti al potere e che la Cina di oggi sarebbe molto diversa oggi in termini di libertà e più simile a un paese come Taiwan.
La scrittrice, infine, non si sente di criticare gli scrittori cinesi che decidono di attenersi ai limiti imposti dal governo:

«Fare la scelta di parlare in libertà è “eroica” e difficile poiché implica la poiché implica la possibilità di non poter tornare mai più in Cina, di essere esiliati senza poter rivedere i propri cari. Nella Cina di oggi è pur sempre possibile produrre buona letteratura ma i limiti da affrontare sono purtroppo ancora troppi; questi scrittori si trovano nella spiacevole situazione di scrivere come se avessero una maglia stretta che vincola la mente e i pensieri»

Jung Chang conclude dicendosi preoccupata per il futuro della Cina, per tutta questa repressione che ancora esiste e che produce nelle persone tutta una serie di traumi non risolti.

Bi Feiyu intervistato da Rosie Goldsmith
Bi Feiyu è stato l’autore del giorno al PEN Literary Cafè nel corso della giornata del 17 aprile.
Si tratta di uno scrittore particolarmente conosciuto per la sua abilità nel ritrarre la psicologia femminile. In lingua inglese sono stati tradotti i suoi libri “The Moon Opera” e “Three Sisters”.

L’intervistatrice questa volta è Rosie Goldsmith, giornalista, conduttrice di trasmissioni per la BBC e consulente presso l’Indipendent, e numerose altre riviste e siti internet.

L’incontro è l’occasione per presentare il romanzo “Three Sisters”, pubblicato nel 2003 in Cina e in Gran Bretagna nel 2010.
Nel libro si tratta degli effetti psicologici che la controrivoluzione ha avuto su tre donne.
Questo libro si rivolte soprattutto ai più giovani che magari non possono ricordare nulla della controrivoluzione ma che hanno il dovere di sapere e non dimenticare.
La controrivoluzione (per chi volesse approfondire il tema, segnaliamo anche questo video, tratto dalla rubrica “Storie” del Tg2-, dedicato a Harry Wu, “il controrivoluzionario”) ha avuto effetti a tutti i livelli, anche sui corpi delle persone. I rapporti tra i sessi erano visti come impuri, il corpo qualcosa di cui bisognava vergognarsi perché è brutto, sporco ma la cosa bella del sesso è che non può essere limitato.

L’autore ha voluto che il libro apparisse sexy proprio perché il sesso è grande e trova il modo di esprimersi non importa quanto difficili siano le situazioni politiche ed economiche nelle quali si vive.

Bi Feiyu ha poi dichiarato che:

«in Cina non c’è nessun autore che possa dirsi veramente libero di scrivere ciò che vuole e questo vale anche per lui ma, all’interno dei limiti, può trovare spazi di espressione. Non bisogna mai dimenticare il potere di espressione che hanno gli autori. “Controversy is always good”. Il dibattito è sempre positivo per cui è stata giusta la scelta della Cina come focus della fiera 2012 nonostante le varie polemiche e discussioni»

Jung Chang e Bi Feiyu ci raccontano perfettamente i risvolti del mestiere dello scrittore nella Cina di oggi e le diverse risposte, da un lato l’aperta e accorata critica dell’autrice di “Cigni Selvatici” che vive lontano dal suo paese e che con i suoi libri è apertamente in disaccordo nei confronti del regime, dall’altro uno scrittore come Bi Feiyu che continua a vivere e lavorare in Cina ma che per farlo deve necessariamente porre un freno alla sua libertà di espressione.

Riguardo alle polemiche che ci sono state prima della fiera circa la scelta degli organizzatori di non invitare nessuno degli autori cinesi dissidenti e esiliati ho potuto assistere nel corso della terza giornata a una forma di protesta dove, durante uno degli interventi principali, un visitatore si aggirava esibendo cartelli con gli slogan “la libertà di parola non è un crimine” e “fermate la persecuzione letteraria” riportati in inglese e cinese.
Gli organizzatori hanno cercato di toglierlo dalla visuale con dei pannelli, in modo da far continuare gli incontri “senza disturbo”. Ho trovato questo comportamento emblematico di un sistema come quello cinese dove ancora esistono forti limiti alla libertà di espressione e dove la diversità di pensiero va estraniata (nascondendola con dei pannelli o all’estremo esiliando e imprigionando gli scrittori che non si attengono al regime).

La protesta ha assunto invece toni più drammatici quando lo scrittore Ma Jian ha dipinto una croce rossa sul proprio viso e sulla copertina del suo libro “Beijing Coma”, bandito in patria, in aperta critica con la scelta della Cina come focus di mercato. 

Guarda il video originale della protesta di Ma Jian
(fonte: http://www.guardian.co.uk/books/2012/apr/19/ma-jian-paint-london-book-fair?newsfeed=true)

Secondo Ma Jien il volto della Cina che emerge dalla fiera è moderno e sembra essere bello e impressionante ma questa rappresentazione nasconde una realtà fatta ancora di persone che non possono far sentire la propria voce e di feroci persecuzioni. 

Nella seconda parte di questo reportage, vi racconterò degli interessanti eventi dedicati ai temi delle “tecnologie digitali le nuove frontiere dell’ebook e del self-publishing”, alla “letteratura per i giovani adulti” (fascia di età con cui ci si riferisce grosso modo ai teenagers), nonché di altri interessanti “incontri con autori” seguiti al PEN Literary Cafè e - infine- ad alcuni dei “frammenti di Italia” incontrati alla fiera londinese.

Valentina I

(30 aprile 2012)

© 2012 imieilibri.it

(visualizza la seconda parte del reportage)

 

 


Ti piace questo post? Segnalalo ai tuoi amici...
o condividilo sul tuo Social Network...  
  • Share/Bookmark
Ti piace “imieilibri.it”? Faccelo sapere...
Sottoscrivi gli aggiornamenti de “imieilibri.it” su Facebook...

Scrivi la tua opinione su questo post...