“Il meridiano delle stelle” – reportage

Francesca M Postato da Francesca M in Speciali > reportage
Questo reportage è relativo all'evento Angelo Donno presenta "Il meridiano delle stelle"
Il reportage...

Di seguito, il resoconto relativo all'incontro di presentazione del romanzo “ll meridiano delle stelle”. L'evento si è svolto ad Alliste (Lecce) lo scorso 4 marzo 2012, presso il Cafè dei Napoli.

Presenti un libro e bevi un caffè, ascolti una storia e fai un aperitivo. La formula è consolidata: forse per i libri - di questi tempi - è l'unica possibile, chissà. Aperitivo d'autore, allora! Lo scorso 4 marzo ad Alliste l'ospite è stato Angelo Donno.

E stavolta c'ero io a dialogare con l'autore, non nei panni di una semplice spettatrice curiosa, ma in quelli - ben più ansiogeni - dell'intervistatrice.

L'attesa faceva sorseggiare alcolici e analcolici, e ingoiare salatini. Ma io avevo l'appetito inibito dalla tensione, e allora meglio ascoltare un po' di musica. La cantante e il pianista che ci accompagnavano avevano già iniziato.

Poi, finalmente... pronti! Tocca a noi! 

C'era da calarsi nel mondo della Carboneria, che fa da sfondo alla narrazione: messaggi in codice, prove di coraggio, riunioni segretissime e parole d'ordine. Detto in questi termini, sembrerebbe l'ultimo dei thriller o dei romanzi d'avventura, ma è storia. Storia d'Italia nell'Ottocento e, nello specifico, storia del Salento.
Ci ritroviamo, infatti,
nel centro storico di Taviano, comune del leccese a due passi da Alliste. 

Il nucleo forte del romanzo è costituito da vicende che, al di là della coloritura narrativa, sono attestate in documenti pubblici che purtroppo - faceva notare l'autore - solo pochi hanno la curiosità di consultare.
Da questo punto di vista forse un romanzo può aiutare, perché le storie hanno da sempre una maggior capacità di arrivare al lettore rispetto alla fredda esposizione saggistica di un trattato o di un manuale.

Il protagonista de “Il meridiano delle stelle” è Ferdinando Rahinò, giovane di umili origini e dall'infanzia difficile, che sceglierà di avvicinarsi alla Carboneria spinto dal sogno di combattere per costruire la patria e, più ancora, per garantire giustizia e migliori condizioni di vita alla popolazione che in quegli anni - specialmente al Sud - era tenuta sotto scacco dal dispotismo dei sovrani, ritornati sul trono dopo la breve parentesi napoleonica.

Il Congresso di Vienna rimise le parrucche in testa ai monarchi e coprì di polvere le conquiste in senso libertario fatte negli anni precedenti, cancellando ogni elemento di modernità che il governo francese - pur nelle sue tante e spesso drammatiche contraddizioni - aveva introdotto. Su questo contesto storico, il romanzo innesta due storie che - spiegava l'autore nel corso della serata - corrono parallele: una è quella dell'entrata di Ferdinando nella Carboneria e, dunque, del suo coinvolgimento nelle vicende politiche dell'epoca; mentre l'altra attiene alla relazione amorosa fra il giovane e la Marchesina Livia Caracciolo, donna che - stando alle convenzioni sociali dell'epoca e ai vincoli di classe - sarebbe del tutto fuori dalla sua portata.

Al di là del riassunto della trama del libro, la parte più stimolante di una presentazione letteraria è andare a scovare curiosità e aneddoti, presenza di riferimenti autobiografici in primis.
Senza che sia stata io a chiederglielo, Angelo stesso ha osservato che “chi scrive finisce inevitabilmente per raccontarsi”
Lui questo l'ha scoperto in seguito, a opera conclusa.
Si è accorto - spiegava - che un filo importante nella storia di Ferdinando è la figura della madre, morta nel darlo alla luce e capace d'imporsi proprio in virtù della sua assenza.
Ed è in questa presenza/assenza che lo scrittore traspone qualcosa del suo vissuto:

“Riflettendo su questo libro, mi sono reso conto di averlo scritto in un periodo che è coinciso con gli ultimi anni di vita di mia madre, gli anni in cui la malattia si era fatta importante e questo evidentemente mi ha condizionato. Quindi, molte cose che ci sono in questo romanzo - e penso che valga per tutti i romanzi - non sono costruite, anche perché un romanzo si può costruire e gestire solo fino a un certo punto, poi cammina da solo”

 

La madre è centrale, d'accordo. Ma a me incuriosiva un altro personaggio, Teresio, il padre di Ferdinando, che esce di scena dopo poche pagine e lo fa da vigliacco, abbandonando il figlio appena nato perché sconvolto dal senso di colpa nei confronti della moglie, che - complice l'alcol - aveva trattato anche con violenza. Teresio è una vittima di se stesso, uno che quando potrebbe salvarsi si affossa, e non si capisce nemmeno bene per quale motivo, perché il suo è un male esistenziale davanti al quale le spiegazioni lasciano il tempo che trovano.
A questo proposito, avevo appuntato un brano del libro, in cui si legge:

“Teresio era un bravo ragazzo e chiunque lo conoscesse aveva sempre apprezzato le sue qualità morali, la sua serietà, il suo senso del dovere. Per tutti era una persona per bene, fino a quando non era accaduto qualcosa che lo aveva turbato profondamente, modificandone il carattere. Dopo il matrimonio il suo modo di fare era completamente cambiato. Era diventato sempre più cattivo nei confronti della stessa Natalia ma anche, e forse soprattutto, nei confronti delle sorelle, pure di Elide, che tanto si era prodigata per consentire la loro unione”

Ma mi tocca rassegnarmi: “L'uscita di Teresio è indispensabile per far proseguire la storia”, faceva notare l'autore. Già, se Ferdinando avesse avuto un padre a prendersi cura di lui, molte cose sarebbero andate diversamente... Questione di motore narrativo, insomma.

Per restare al campo delle curiosità, scoprivamo poi un singolare aneddoto che riguarda la lettera d'amore che Ferdinando scrive a Livia: il linguaggio è così calato nelle forme espressive dell'Ottocento che si sarebbe portati a considerarla un documento dell'epoca, visto anche il peso della “realtà” - cioè della documentazione storica - all'interno del romanzo, con la maggior parte dei personaggi che sono figure realmente esistite (tranne Fra Liberato) e citate con i loro nomi. Ma è tutto vero? Vera anche quella dichiarazione d'amore? Non proprio, e Angelo raccontava di essersi improvvisato “falsario”...

“Scrivere, oggi, una lettera che sembri scritta nell'Ottocento non è una cosa semplicissima: ho dovuto studiare, fare ricerca storica per capire come si scrivesse una lettera d'amore in quell'epoca. Alla fine, sono riuscito a intuire l'approccio e la terminologia adatti, e ho messo insieme questa lettera, che mi è costata quasi come trenta pagine di romanzo. Ma posso andarne fiero, perché molti fra quelli che l'hanno letta mi hanno chiesto: “Dove hai trovato questo documento?”. Pensavano fosse un originale! Che dire? La cosa non poteva che farmi piacere: ho capito di aver costruito un ottimo falso d'autore!”

Ascolta l'audio con le parole dell'autore...

Se a chi scrive romanzi documentarsi - o, detto altrimenti, farsi una cultura - serve per rendere credibile la finzione narrativa, nelle pagine de “Il meridiano delle stelle” la cultura serve per cambiare il mondo, concetto questo che emerge a più riprese nei dialoghi tra Ferdinando e Fra Liberato, il religioso che per lungo tempo sarà suo maestro. Ho portato la discussione su questo punto e l'autore ha aggiunto che la cultura, a quell'epoca e forse non solo a quella, era un elemento di distinzione, qualcosa che permetteva di tirarsi fuori dal grosso del popolo - con tutte le responsabilità e gli oneri che questo comporta -, qualcosa che il popolo permetteva di guidarlo.

Sì perché “chi muove il mondo sono spesso poche persone, quelle più acculturate, più sagaci”.
E poi, “Erano anni di miseria e di malattie (nel Sud imperversava la malaria), mancava perfino il tempo “mentale” per occuparsi di politica”, proseguiva. Del resto, sono i personaggi stessi del libro a ribadirlo:

“«Come possiamo riuscire a fare questo?», chiese Ferdinando, «Come possiamo parlare della situazione politica a gente che non ha di che vivere? Come potranno ascoltarci, come potranno solo pensare di dare un contributo, sia pur minimo, alla creazione di una Patria che intanto non consente loro di sfamare i propri figli? Non sono solo anni di crisi politica, Giovanni, ma, soprattutto, sociale, culturale e di vita»”

Ascolta l'audio con le parole dell'autore...

Quella serata la chiudevo così, con una domanda che non posso evitare di fare agli scrittori: cosa ne pensano del mondo dell'editoria? Che esperienza ne hanno? Lui, Angelo, rispondeva dicendo qualcosa che spiazzerà gli ingenui: l'editoria e la scrittura sono due mondi agli antipodi...

Ascolta l'audio con le parole dell'autore...

“La scrittura è una cosa straordinaria. Per quanto mi riguarda, questo libro è nato spontaneamente e mi ha fatto sentire meglio con me stesso, anche se a chi cinque anni fa mi avesse chiesto quali fossero le mie certezze nella vita, sicuramente non avrei risposto quella di scrivere un romanzo.
E poi c'è tutto il rapporto con gli editori: quello è un mondo a parte, un mondo difficile e complicato, perché ha a che fare con la produzione, il commercio, il denaro. Quando parli con un editore ti rendi sempre conto che, alla fine dei grandi discorsi sulla letteratura, chi hai di fronte è uno che deve vendere un prodotto, e quel prodotto sei tu. Però bisogna essere bravi a fare le due cose
[scrivere e trattare con gli editori, n.d.r.], anche se io sono molto più bravo a scrivere, con il resto ho faticato moltissimo, tant'è che il romanzo è andato in giro due anni e mezzo per case editrici, prima che scegliessi di pubblicare con Manni. Questa scelta l'ho fatta anche per “comodità”, perché si tratta di una casa editrice vicina a dove vivo, il che permette di lavorare meglio per la promozione sul territorio. C'era stata anche l'offerta di Marsilio, probabilmente migliore, ma questo mi avrebbe costretto a salire e scendere da Venezia...”

 

Francesca M

(14 aprile 2012)

© 2012 imieilibri.it

 

 


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