“L’Italia della Uno bianca”

Francesca M Postato da Francesca M in Eventi > incontro con autori > presentazioni
Questo evento si è tenuto il 12 aprile 2012 presso Libreria Coop Ambasciatori (via Orefici 19) (Bologna), alle 18:00.
L'evento...

“L'Italia della Uno bianca”

Una storia politica e di mafia ancora tutta da raccontare

Giovedì 12 aprile presso la Libreria Coop Ambasciatori di Bologna (in via Orefici 19), alle ore 18 Giovanni Spinosa presenta il volume “L'Italia della Uno bianca. Una storia politica e di mafia ancora tutta da raccontare”, edito da Chiarelettere con la prefazione di Marco Travaglio.

Dialoga con l'autore Gigi Marcucci.



“Se non ci fossero tanti morti e tanti feriti ci sarebbe da scompisciarsi dal ridere dinanzi a certe verità ufficiali consacrate dalle sentenze: centinaia di armi da guerra acquistate (anche dall'Est Europa) e misteriosamente mai usate; proiettili e targhe d'auto che compaiono e scompaiono; bossoli che escono da armi totalmente incompatibili; complici che evaporano dalle scene dei delitti, o vengono spacciati dai Savi per un «finto ubriaco» o un «vecchio» maiale che fa il guardone nei cessi pubblici; auto rubate che cambiano colore o si guidano da sole per 1500 chilometri in giro per l'Italia”

Dal 1987 al 1994 l'Emilia Romagna è sconvolta da un'ondata di violenza che - fra rapine a supermercati, stazioni di servizio e banche, sparatorie in campi nomadi e altri fatti spesso apparentemente privi di movente- si conclude con un bilancio di 103 azioni delittuose, 23 morti e decine di feriti. Il processo individuerà come responsabile la cosiddetta “Banda della Uno bianca”, composta dai fratelli Savi (Roberto e Alberto -entrambi poliziotti-, e Fabio), e aiutata da un gruppo di complici anche loro appartenenti alla forze dell'ordine: Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti e Luca Vallicelli.

Nella sentenza definitiva, i giudici parlano della banda come di una sorta di “impresa criminale a natura familiare”, in cui chi opera lo fa autonomamente, senza eventuali mandanti esterni e avendo come unico movente quello di “far soldi”. Dunque, criminali comuni, si direbbe. Se non fosse che troppe incongruenze, per non dire di tutta una serie di racconti assolutamente inverosimili, intaccano la verità ufficiale, sollevando il dubbio che si tratti piuttosto di una verità di comodo, che mette al riparo dall'indagare in maniera approfondita sulla dimensione della criminalità organizzata in quegli anni.

Per Giovanni Spinosa, che a cavallo fra anni '80 e '90 era Pubblico Ministero della Procura di Bologna e fu tra i primi ad occuparsi delle indagini sulla banda, le vicende della Uno bianca non sono semplici rapine di delinquenti a caccia di denaro, ma un anello fondamentale della strategia di  tensione che la mafia mise in atto contro lo Stato nel periodo immediatamente successivo al maxi processo iniziato nel 1984 a Palermo, grazie al lavoro del pool di Falcone e Borsellino, e conclusosi il 16 dicembre del 1987. Proprio l'anno in cui la banda della Uno bianca mette a segno i suoi primi colpi.

Se alle coincidenze è difficile credere, Spinosa passa al vaglio documenti, testimonianze e un'enorme mole di dati oggettivi raccolti nel corso del processo per dimostrare come l'operato di questi presunti criminali comuni acquisti una sua logica se inserito all'interno di un contesto più ampio e complesso, che evidenzia come le azioni della banda fossero orchestrate da forze che miravano a intaccare la fiducia del cittadino nei confronti delle istituzioni, creando un clima di violenza e paura.

L'autore
Attualmente presidente del Tribunale di Teramo, Giovanni Spinosa ha alle spalle una lunga carriera in magistratura, che lo ha visto dirigere le indagini sui sequestri di persona a opera dell'Anonima sarda nella seconda metà degli anni '80 in Emilia Romagna, e sulle associazioni mafiose legate ai Corleonesi insediatesi a Bologna e in Romagna a partire dal 1984. Si è occupato inoltre di diverse inchieste sulla 'ndrangheta, la stidda, il doping nel ciclismo e la revoca della scorta a Marco Biagi, poi assassinato dalle Brigate rosse nel 2002. 

 

 


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