“La canottiera di Bossi”

Ada Rocha Postato da Ada Rocha in Eventi > incontro con autori > presentazioni
Questo evento si è tenuto il 21 marzo 2012 presso la libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte di Milano (Milano), alle 18:30.
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“La canottiera di Bossi”

«Il colore della politica bossiana»

Mercoledì 21 marzo Marco Belpoliti presenta il suo ultimo libro “La canottiera di Bossi” (edito da Guanda) presso la Feltrinelli di Piazza Piemonte di Milano alle ore 18.30.

A vederlo così come si presenta non verrebbe certo da pensare che si tratti di un qualcosa di pensato, di studiato per essere esattamente così com’è.
Marco Belpoliti in “La canottiera di Bossi” cerca invece di vedere nell’abito e nell’apparato di Bossi un’attenta strategia politica. Com’è che l’uomo dalla canotta da muratore (o da Marlon Brando), dal dito medio e dalla voce roca è riuscito e riesce ancora a guidare gli esodi leghisti versi i suoi raduni, ad infuocare gli animi del di qua del Po’, a diventare ministro a suon di pernacchie ed avambracci?

Secondo Marco Belpoliti Umberto Bossi rappresenterebbe il tipico fascismo all’italiana che nel nostro paese sopravvive all’avanzare della storia. Rompendo una tradizione di politici italiani che, fin dalla Prima Repubblica, si sono sempre mostrati moderati, Bossi viene paragonato al “vitellone” felliniano interpretato da Sordi. L’autore si chiede dunque come sia possibile che questo personaggio sia potuto passare da intrattenitore/cantante poco brillante e senza studi, a leader politico nonché ministro, da molti considerato un genio della politica. La risposta del successo del celodurismo sta in parte esattamente in ciò che Sciascia chiamava “l’eterno fascismo italiano” ossia nel fascino che esercita sul nostro popolo un capo forte, aggressivo e provinciale. Non è soltanto il carisma di un capo politico, ma anche la verve di un cantante rock che gli italiani sembrano ricercare, tanto a Nord quanto a Sud. Ed è interessante notare come sia proprio dalla musica che ‘il Bossi’ è partito: tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta il futuro politico si aggirava tra le balere offrendo performance alla Celentano-Buscaglione, senza risparmiarsi nemmeno l’incisione di un 45 giri.

Fin dai primordi della sua nuova carriera Bossi si è però presentato come un politico molto attento al “colore”, ovverosia al modus del suo fare politica: abiti, gesti, stile, e solo in un secondo momento parole hanno concorso a costruire l’immagine carismatica del Grande Capo delle tribù padane. Belpoliti ripercorre tutte le fasi più importanti della sua ascesa soprattutto attraverso i gesti: dalla discesa in mezzo al mare dei fan per firmare autografi, al più “colorito” pugno chiuso in aria per giungere infine all’indimenticabile dito medio.

Un capitolo del libro è però dedicato anche all’uso che Umberto Bossi fa della sua voce roca: una voce ruvida e profonda, irrazionale se non ancestrale, che incita ma tranquillizza al tempo stesso. In sunto: “una voce che eccita mentre rassicura.” (fonte: http://www.doppiozero.com/materiali/anteprime/marco-belpoliti-la-canottiera-di-bossi)

Facendo un parallelo con Hitler, ricordando di mantenere le debite distanze, ed un paragone per contrasto con Mussolini, Belpoliti sottolinea come Bossi usi la propria voce in maniera vibrante, avvicinandosi quanto più possibile al microfono. è una voce che riesce a risvegliare e scatenare nei leghisti una rabbia irrazionale che nemmeno loro, fino a quel momento, sapevano di avere in sé. è un linguaggio primordiale, che Lynda Dematteo associa a quello di alcuni malati di mente “che costruiscono un idioma personale sulla base di neologismi organizzati secondo una sintassi rudimentale” (fonte:http://www.doppiozero.com/materiali/anteprime/marco-belpoliti-la-canottiera-di-bossi).

Le invenzioni verbali claudicanti e il tono di voce insinuante riuscirebbero allora ad incantare il pubblico, a far vibrare le corde di quello che Jung definisce  l’inconscio collettivo di un’intera popolazione in un momento particolare della sua storia.

Belpoliti non si lascia però sfuggire nemmeno la fase più recente di questa parabola del colore politico bossiano, ed il gesto che mette in luce è la carezza di Berlusconi sulla testa dell’Umberto. è stato nel settembre dell’anno passato, quando la Camera ha negato l’autorizzazione all’arresto di Marco Milanese: un grazie politico, ma contemporaneamente una manifestazione di intimità. Con queste vicende più recenti il ciclo della canotta sembra chiudersi in corrispondenza del declino fisico del suo eroe: sfoggiata nel suo culmine lasciando intravedere (o immaginare) i muscoli à la lumbard, è ormai destinata ai cassetti e alla memoria dei fan.

L’autore
Marco Belpoliti è uno scrittore e critico letterario italiano. Ha curato le opere di Primo Levi e pubblicato diversi libri: “Settanta”, “Crolli”, “La prova”, “Diario dell'occhio”, “La foto di Moro”. Curatore della rivista-collana Riga (Marcos y Marcos), insegna all’Università di Bergamo e collabora a La Stampa e a L'Espresso. è condirettore di www.doppiozero.com.


 


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