Charles Dickens, 200 anni dopo: “storia di uno scrittore in bianco e (fumosamente) nero”

L'approfondimento...

Charles Dickens, 200 anni dopo
“storia di uno scrittore in bianco e (fumosamente) nero”

“There is no writer, in my opinion, who is so much a painter and a black-and-white artist as Dickens. His figures are resurrections.”/“Non c’è autore, a mio avviso, che sia tanto pittore e artista in bianco e nero quanto Dickens. I suoi personaggi fanno rinascere.” (Vincent Van Gogh, lettera ad Anthon Ridder Van Rappard, marzo 1883)

200 anni fa, precisamente il 7 febbraio del 1812, nasceva a Landport, un distretto delle periferie di Portsmouth, Charles Dickens.

Qualche anno dopo il trasferimento della numerosa famiglia a Londra, il padre di Charles, John Dickens impiegato all'Ufficio Stipendi della Marina britannica, viene arrestato per debiti. Mentre il resto della famiglia decide di seguirlo in carcere, Charles viene mandato, per volere della madre, a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe: qui il suo compito diventa quello di incollare le etichette ai barattoli della Warren's Blacking Warehouse.

Inizia così la vita di Dickens, e subito vengono in mente alcuni dei suoi romanzi più celebri, prima fra tutti “Oliver Twist” (diverse edizioni disponibili su laFeltrinelli.it/IBS/inMondadori). Pubblicato a puntate tra il 1837 e il 1839, accolse fin da subito i favori del pubblico e della critica.

Nonostante i lettori più fedeli si aspettassero l’umorismo da macchietta del lavoro pickwickiano precedente, “Oliver Twist” divenne ben presto, e rimase in futuro, una della opere più popolari di Dickens.

La descrizione di una Londra scura e tenebrosa, insensibile e dura con i più deboli, la cui sagoma si staglia su uno sfondo di ciminiere fumanti, ha immediatamente colpito l’attenzione dei lettori del tempo.

“Nella prima metà del milleottocento, e più particolarmente verso l'anno milleottocentotrenta, quando cioè con tutta probabilità i vostri trisnonni erano bambini piccoletti, c'era, fra gli edifici pubblici di una cittadina dell'Inghilterra della quale è inutile fare il nome, un asilo per i poveri; in questo asilo, un giorno che non saprei precisarvi, nacque il campione di umanità del quale tratta questo racconto.” 
(fonte: wikiquote.org)

In questo romanzo Dickens mette anche molto della propria esperienza personale, ed è forse questo il motivo per cui il protagonista bambino si imprime tanto prepotentemente anche nel nostro immaginario, facendoci ricordare l’autore per la sua vigorosa denuncia delle ingiustizie sociali.

E per fare ciò Dickens predilige, come protagonisti, i più umilmente impeccabili: i bambini, ma quelli poveri.

Il romanzo in assoluto più autobiografico di Charles Dickens rimane comunque “David Copperfield” (diverse edizioni disponibili su laFeltrinelli.it/IBS/inMondadori).

Nella prefazione all’edizione del 1867 Dickens scrive:

“… like many fond parents, I have in my heart of hearts a favourite child. And his name is David Copperfield.”/“ … come tanti genitori affettuosi, ho anch’io, nel profondo del cuore, un bambino preferito. Ed il suo nome è David Copperfield.”
(fonte: wikipedia.org)

Come anticipato, la durezza della sua infanzia e gioventù non avrebbe più abbandonato lo scrittore, che a 38 anni torna ad attingere copiosamente dai suoi ricordi più dolorosi, dal periodo infelice che tanto lo avvicinava alle sofferenze della classe lavoratrice in piena rivoluzione industriale.

Il romanzo, anch’esso pubblicato inizialmente a puntate, è appunto considerato una industrial novel, in quanto riflette la miseria di quello specifico periodo storico, in cui era molto diffuso lo sfruttamento delle donne e dei bambini nelle fabbriche.
Protagonista delle vicende narrate è, ancora una volta, un bambino, seguito passo passo per tutta la sua vita come in un classico Bildungsroman.

Tolstoj, che riteneva Dickens il più grande romanziere inglese di tutti i tempi, considerava “David Copperfield”  la sua opera meglio riuscita.

Anche un altro romanzo molto noto di Charles Dickens affronta i problemi sociali del suo tempo, ma questa volta in maniera molto diversa, e senza l’aiuto di un bambino. Provate a leggerne un estratto e sicuramente capirete:

«Buon Natale, Zio! un allegro Natale! Dio vi benedica!» - gridò una voce gioconda. Era la voce del nipote di Scrooge, piombato nel banco così d’improvviso che lo zio non lo aveva sentito venire.

«Eh via!» - rispose Scrooge - «sciocchezze!»

S’era così ben scaldato, a furia di correre nella nebbia e nel gelo, cotesto nipote di Scrooge, che pareva come affocato: aveva la faccia rubiconda e simpatica; gli lucevano gli occhi e fumava ancora il fiato.

«Come, Zio, Natale una sciocchezza!» - esclamò il nipote di Scrooge. «Voi non lo pensate di certo»

«Altro se lo penso!» - ribatté Scrooge. «Un Natale allegro! O che motivo hai tu di stare allegro? Che diritto? Sei povero abbastanza, mi pare»
(fonte:
wikisource.org)

E' proprio lui, l’indimenticabile signor Scrooge! Anche solo leggendo queste poche battute estrapolate dalla prima strofa, tutti possiamo riconoscere l’inconfondibile “Canto di Natale” (diverse edizioni disponibili su laFeltrinelli.it/IBS/inMondadori).

Pubblicato nel 1943, valse a Dickens un calore commovente da parte del pubblico più umile: numerosissime, secondo le parole del suo amico e biografo John Forster, furono le lettere da parte di ammiratori semplici e non di certo letterati, a testimoniare ancora una volta quanto l’autore parlasse a nome di chi non aveva voce. Ma non mancarono neppure gli elogi dall’alta società, anch’essa col cuore in mano di fronte alla genuina bontà della piccola opera.

Per concludere, è interessante prendere in considerazione un ultimo lavoro di Charles Dickens, che per temi e toni si differenzia notevolmente da quelle presentate qui sopra.
Si tratta della prima opera che lo ha reso veramente famoso: “Il Circolo Pickwick” (diverse edizioni disponibili su laFeltrinelli.it/IBS/inMondadori).

Inizialmente pubblicato a puntate sul Morning Chronicle (tra il 1836 e il 1837), venne poi raccolto in un unico romanzo illustrato.

L'opera si presenta come il resoconto dei viaggi che il signor Samuel Pickwick, fondatore del circolo Pickwick, compie assieme agli amici Nathaniel Winkle, Augustus Snodgrass e Tracy Tupman. Durante questo girovagare attraverso l'Inghilterra del primo Ottocento ne vengono descritti argutamente gli abitanti, fra situazioni paradossali e personaggi bizzarri. In quest’opera l’autore dà libero sfogo alla sua grande capacità descrittiva e caricaturale, che attinge da un’altrettanto impressionante memoria fotografica.

Tanti dei suoi personaggi, o perlomeno parte dei loro mille dettagli, sono il frutto di un’assidua frequentazione dei teatri londinesi, dove Dickens assisteva ad ogni tipo di spettacolo, dalla tragedia shakespeariana alle farse, alle operette musicali. Inoltre, negli anni ‘30, aveva potuto collezionare una moltitudine di caricature durante i numerosi viaggi intrapresi in qualità di cronista all’interno della Gran Bretagna. “Il Circolo Pickwick” si rivelò un successo trionfale, dal quale non ci sarebbe più stato ritorno.

Piccola curiosità: tra il 1844 e il 1845 soggiorna a lungo a Genova e ha occasione di visitare diverse altre città italiane, fra cui Roma, Napoli e Mantova. Il resoconto di questi viaggi costituirà il materiale per il suo libro “Pictures from Italy” -“Impressioni d'Italia” (disponibile online su laFeltrinelli.it/IBS/inMondadori). Durante tappa genovese, nell'estate del 1844, scriverà il romanzo “Le campane” (disponibile online su laFeltrinelli.it/IBS/inMondadori).

Ed ora, se non vi annoia conoscere qualche dettaglio in più sulla biografia di uno dei migliori autori di sempre, e che è forse anche il vostro preferito, non perdetevi questo originale riassunto della sua vita pubblicato on-line dalla BBC:

Enjoy! (in English, obviously)

Ada Rocha

© 2012-2014 imieilibri.it

 

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