Così parlò Zarathustra di Friedrich Wilhelm Nietzsche

Il commento...

“Così parlò Zarathustra”
di Friedrich Nietzsche

«Il mondo mi sembrò l'opera di un dio sofferente e torturato […] Il creatore non voleva guardare se stesso - e allora creò il mondo»

Oggi voglio parlarvi di un libro ineguagliabile, uno di quei libri che mi porterò dietro per tutta la vita.

“Così parlò Zarathustra” è un libro unico, inimitabile, un caso filosofico-letterario. Oltre a ripercorrere gran parte dei concetti-base del suo pensiero, in questo libro Nietzsche usa un linguaggio simbolico di grande complessità e fascino, che certamente rende il libro non immediatamente fruibile ai non appassionati del genere.

Ho letto questo libro più volte, in diversi periodi della mia vita, ed ogni volta vi ho visto un significato diverso. Credo che questo libro abbia dentro di sé una sorta di magia, che è quella di non lasciarsi mai interpretare del tutto, definitivamente, ma sfugge dalle classificazioni tradizionali.

Leggendolo, sembrerà strano, sto bene. È come se il confrontarmi con questo testo mi facesse sentire più forte, ogni volta emerge prepotente l’espressione: “adesso sì che ho capito tutto della vita!!”.
Dura poco, ma è una bella sensazione...

Forse il mistero che si nasconde in questo testo è nelle sue metafore, nel suo lirismo, nelle sue iperboli, più che nella filosofia in senso stretto, cosa anche lo rende un libro di filosofia piuttosto inusuale.

L’opera si svolge intorno alla figura enigmatica di Zarathustra, un’eremita che decide di tornare tra gli uomini ad annunciare loro le verità da lui acquisite durante il suo periodo di ascetica riflessione nella solitudine nelle montagne, accompagnato solo dai suoi 2 amici: l’aquila e il serpente (ovvero orgoglio e intelligenza). Nella solitudine, unico possibile momento di conoscenza pura, Zarathustra ha raggiunto una saggezza superiore che è giunto il momento di comunicare alla gente comune, all’uomo contemporaneo oramai schiavo di ideali falsi e metafisiche senza nessun fondamento.

È questo uno dei momenti che mi hanno maggiormente rapito del libro, ovvero la discesa dell’eremita in mezzo all’uomo comune, ad annunciare che «Dio è morto», la nota frase che reso famoso Nietzsche nella storia della filosofia.

Questa “formula” mi ha sempre fatto un grande effetto per come è diretta, per come è provocatoria, e credo che il concetto che vuole esprimere sia ancora oggi attualissimo.

 

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