1Q84 di Haruki Murakami

Postato da Bea in Commenti Libri > Fantasy > Romanzo
Il commento...

“1Q84”
di Haruki Murakami 


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«Ma poiché quella promessa non metteva vere radici nella sua coscienza, alla prima pioggia veniva trascinata via dalla corrente e si perdeva chissà dove.»

Ho scoperto Haruki Murakami qualche anno fa, mentre girovagavo svogliata tra gli scaffali di una libreria dalle parti della Stazione Centrale di Milano.

Da allora è una presenza periodica ma obbligata sul mio comodino, nonostante la mia poca simpatia per il mondo del fumetto manga, a cui dichiaratamente si ispira.

In questo ultimo lavoro, “1Q84” (pubblicato in Giappone nel 2009 e uscito in Italia per i tipi di Einaudi; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), l'autore introduce un mondo dove nulla è certo: i protagonisti vivono le loro vicende nel 1984 (varie le citazioni orwelliane nel corso del romanzo), ma presto, si accorgeranno entrambi che anche le più radicate convinzioni delle loro esistenze non hanno più alcun fondamento.

I protagonisti sono Aomame, professione serial killer di uomini che si sono macchiati di violenza sulle donne, e Tengo, ghost writer con un passato segnato dalla sofferenza e dall'incontro con un grande amore, l'Amore capaci di smontare tutte le strutture interiori.

Sarà un romanzo a tenere uniti i fili delle loro due vite: un romanzo che porta in sè dei segreti di morte e violenza. E' stato particolarmente interessante osservare come il processo di scrittura del “romanzo nel romanzo” abbia coinvolto in profondità i suoi autori, Tengo e una ragazzina la cui vita è contornata dal mistero più fitto fino alle ultime pagine.

Le vicende dei due personaggi principali sono incrociate in maniera magistrale da Murakami, che riesce a lasciare il lettore incollato alle pagine, in attesa di trovarsi davanti al nuovo capitolo.

Nella narrazione rivestono una grandissima importanza la musica e la religione, che rappresentano due realtà molto radicate nella vita dei due protagonisti. In particolare la religione, declinata nelle sue più svariate forme, fino ad arrivare al fanatismo più cieco.

Il “romanzo nel romanzo”, di cui ho parlato, viene reso con un senso di equilibrio perfetto, senza lasciar nessun particolare al caso o alla superficialità. L'opera si rivela un crocevia di elementi culturali sia orientali sia occidentali, senza per questo risultare pesante alla lettura.

La maestria di Murakami è tutta nel rendere questa commistione di vicende, mondi, e culture un viaggio leggero e piacevole, ricco di una emozione magari difficile da descrivere, ma che rende quasi impossibile non provare almeno un po' di curiosità per la seconda parte, prevista in libreria per la prossima primavera.

La magia di Murakami in questo romanzo, trova, a mio avviso, il suo culmine, proponendo al lettore immagini di grande durezza (come la violenza sui bambini) con una maestria caratterizzata da profonda carica umana. Carica umana che infonde sacralità all'atto della creazione narrativa, di cui l'autore mi è sempre parso innamorato nel senso più autentico del termine.

In questo romanzo l'immagine dello scrittore ricopre un ruolo decisamente centrale, e penso che, una volta finito questo libro, sia difficile rimanere indifferenti alle implicazioni interiori che mette in gioco l'atto della scrittura creativa, e al mondo, a volte tormentato, a volte ricco di gioia, che è la mente del romanziere, sempre in tensione verso il mistero.

Haruki Murakami è nato a Kioto nel 1949. Dopo svariate esperienze di vita e professionali, scopre la vocazione letteraria nel 1974, e nel 1991 inizia anche la carriera accademica come professore a Princeton.
 
Questo romanzo si differenzia molto rispetto ai precedenti, in quanto la promozione praticamente non è stata effettuata: sia la casa editrice sia l'autore hanno deciso di lasciare nel mistero qualsiasi particolare.

 

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