Salvatore Settis presenta “Paesaggio. Costituzione. Cemento.”

Ada Rocha Postato da Ada Rocha in Eventi > incontro con autori > presentazioni
Questo evento si è tenuto il 23 gennaio 2012 presso Fondazione Benetton, via Cornarotta, 7, Treviso (Treviso), alle 18:00.
L'evento...

Salvatore Settis

presenta

“Paesaggio. Costituzione. Cemento.”

«Paesaggio: un’Italia alla “Cetto La Qualunque”»

Lunedì 23 gennaio Salvatore Settis presenta “Paesaggio. Costituzione. Cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile” presso la Fondazione Benetton di Treviso, alle ore 18.


Parlare di paesaggio in un Paese come il nostro è facile, si sa!

E ci fa anche sentire speciali, privilegiati, unici, ricchi davanti a qualsiasi altra nazione. Eppure siamo davvero aggiornati sulla situazione reale del nostro Bel Paese? Sono vere le percentuali che da destra a sinistra ci sventolano davanti al naso per farci sentire il popolo con più cultura del mondo? Esiste, poi, una classifica che certifichi il dato? Forse molti non si saranno mai fatti questa domanda, ma la risposta, e ce la dà Salvatore Settis, è no. No, non c’è modo di certificare la nostra superiorità in termini di beni culturali. Esistono molti dati che presentano al contrario tutt’altra Italia, e l’autore di “Paesaggio. Costituzione. Cemento.” li ha raccolti in un libro.

“Le percentuali cambiano sempre (i più modesti si accontentano del 40%), ma sono ritenute talmente solide e attendibili (sotto l'usbergo dei 'dati Unesco') che le Regioni entrano in lizza fra loro: in questa Italia dei primati, ci saranno più beni culturali in Sicilia o in Toscana? […] avremo un bel risultato: l'Italia da sola supera di gran lunga il 100% dei beni culturali del pianeta. Intorno a noi, il deserto.

Tali dati […] sono anche dimostrazioni, davvero desolanti, di irresponsabile superficialità e approssimazione. Tutti citano a memoria, pochi sembrano accorgersi che la percentuale varia di bocca in bocca come accade nei pettegolezzi, non nelle statistiche. Quasi nessuno dice che questi dati sono inesistenti, che non c'è mai stata un'indagine svolta dall'Unesco che abbia quantificato il patrimonio culturale del pianeta, assegnando a ogni Paese la propria quota percentuale. L'Italia svetta, è vero, in cima alle classifiche per il numero di furti d'arte e d'archeologia, ma non è poi un dato tanto lusinghiero. Siamo i primi anche nella lista dei siti Unesco, ma i 44 siti italiani (su 890) corrispondono solo al 4,9% (la Spagna segue a un'incollatura)”
(fonte: http://www.kainos-portale.com/index.php?option)

Cominciamo in maniera bruta, ma efficace. Ogni giorno in Italia vengono costruiti 38 vani abitativi per ogni nuovo nato, inclusi i figli di genitori immigrati. Altro choc? Ogni giorno si cementificano in Italia 161 ettari di territorio, che corrispondono a 250 campi da calcio. Questi due dati dovrebbero bastare a catturare la vostra attenzione, e a cominciare a pensare in maniera più critica per quanto tempo ancora potremo continuare ad usare l’appellativo “Bel” per nominare il nostro Paese. Per quanto tempo ancora ci sarà dell’Italia da cementificare. A meno che non ci sia un’inversione di rotta, forte e decisa.

Settis ci mette in guardia sullo stato della nostra Italia, ma fa anche di più: ci dice che le leggi per proteggere tutto ciò che la fa bella ci sarebbero, ma non vengono rispettate. Purtroppo sono molteplici le ragioni per cui la Costituzione, di per sé, non basta. In primis, sono troppe le leggi che regolamentano la tutela del paesaggio- parola che comprende non solo l’ambiente naturale, ma anche quello artistico – ed oltre ad essere sovrabbondanti sono anche, spesso, in contrasto fra loro. Argomento correlato è quello del sovrapporsi delle aree di giurisdizione di Stato e Regioni, condizione questa che porta ad un drammatico stato di impasse che si esprime in un  conflitto irrisolto tra urbanizzazione e tutela del paesaggio. Leggiamo:

Il contrasto fra le ragioni della tutela, cioè del pubblico bene, e quelle degli interessi privati, che nel sistema di età  fascista aveva trovato un precario equilibrio sorretto solo dalla ferrea centralità di uno stato deciso a contenere l’urbanizzazione, esplose con le autonomie regionali” […] Ecco “la chiave di lettura del labirinto normativo in cui il paesaggio è prigioniero, e i cittadini sono ostaggi: sotto le questioni […] che sembrano governare il conflitto Stato-Regioni si cela in realtà la loro lunga guerra per le competenze”
(fonte: http://www.wuz.it/recensione-libro/5398/settis-paesaggio-costituzione-cemento.html)

Settis sottolinea con le sue minuziose ricerche e riflessioni quanto non siano sufficientemente noti gli interventi portati a termine dalla Lega Nord in nome delle proprie rivendicazioni federaliste sia sulla nostra legislazione che sulla Costituzione. L'autore condanna senza appello tali scelte, ad ogni modo non tutte associabili alla sola Lega Nord: ne è un esempio la modifica dell’art. 114 della Costituzione attuata dal governo Amato nel 2001: la prima frase dell'articolo originale “La Repubblica si riparte in Regioni, Provincie e Comuni” aveva come soggetto attivo la Repubblica Italiana, la cui consistenza è data dai vari enti che la compongono, ovvero in cui essa è suddivisa. Il nuovo testo, “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”, comporta invece un’inversione di senso, per cui la Repubblica è la somma astratta di elementi minori, tra cui incredibilmente appare anche lo Stato. http://www.kainos-portale.com/index.php?option

Insomma, Settis si chiede se valga davvero la pena di sacrificare il nostro paesaggio in nome di un federalismo che di certo non contribuisce a migliorare le cose. Nel garbuglio di leggi e competenze chi vince sono gli interessi dei costruttori, uno sorta di casta nell’Italia di oggi. A chi altri andrebbero altrimenti i benefici di questa corsa al mattone, essendo che com’è risaputo abitiamo in un Paese demograficamente stagnante? Eppure si continua a costruire, come se dovessimo raggiungere il mezzo miliardo di abitanti da un momento all’altro. Il messaggio che Salvatore Settis, già presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e accademico di vaglia, vuole lasciare con il suo libro è quello di sentirsi parte attiva di questa lotta alla cementificazione sfrenata. è inoltre necessario riallacciare i legami con il paesaggio, tornare a pensarlo come res publica, non privata, come riflesso del nostro paesaggio interiore e non mero luogo di sfogo di prepotenze utilitaristiche. Che poi, di utile, hanno ben poco.

è giusto perciò chiudere riportando le parole vivide di Settis, che siano di sprono per la collettività:

“l'ambiente, il paesaggio, il territorio sono un bene comune sul quale tutti abbiamo, individualmente e collettivamente, non solo un passivo diritto di fruizione, ma un attivo diritto-dovere di protezione e di difesa. […] “Solo una diffusa consapevolezza dei cittadini non-addetti-ai-lavori può innescare un processo di presa di coscienza delle conseguenze di lungo periodo di questa foga cieca e distruttrice. Solo imparando a muoversi nel labirinto delle norme, dei dati, delle informazioni e controinformazioni potremo giudicare in prima persona (come è nostro diritto) che cosa, di quanto ci accade intorno, è giusto o inevitabile e che cosa invece è il frutto di cinica speculazione che per il vantaggio di pochi devasta il bene di tutti.”
(fonte: http://www.kainos-portale.com/index.php?option)


Salvatore Settis è nato a Rosarno (RC) nel 1941. Dal 2008 è presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. è stato Visiting Professor in università americane ed europee e nel 2001 ha tenuto le Mellon Lectures di storia dell'arte alla National Gallery di Washington. Dopo aver diretto il Getty Research Institute for the History of Art di Los Angeles (1994-99), è tornato a insegnare Storia dell'arte e dell'archeologia classica alla Scuola Normale Superiore di Pisa, di cui è stato direttore fino all'ottobre 2010. Accademico dei Lincei, delle Accademie delle Scienze di Berlino, Monaco e Torino, dell'Accademia Reale del Belgio e dell'American Academy of Arts and Sciences, le sue opere sono tradotte in dodici lingue. Nel 2006 è stato nominato dalla Commissione Europea fra i membri fondatori del Consiglio Europeo delle Ricerche (ERC).

Ha pubblicato “La tempesta interpretata. Giorgione, i committenti, il soggetto” (1978 e 2005), “La colonna Traiana” (1988), “Italia S.p.A.” (2002), “Futuro del «classico»” (2004), “Iconografia dell'arte italiana 1100-1500: una linea” (2005), “Artemidoro. Un papiro dal I secolo al XXI” (2008) e “Artisti e committenti fra Quattro e Cinquecento” (2010). Ha diretto “Memoria dell'antico nell'arte italiana” (1984-86) e “I Greci. Storia Cultura Arte Società” (1996-2002).  Con Claudio Gallazzi e Bärbel Kramer ha curato la monumentale edizione del Papiro di Artemidoro (LED, 2008). Nel 2010 ha pubblicato per “Paesaggio Costituzione cemento”.

 

 


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