Opinioni di un clown di Heinrich Böll

Il commento...

“Opinioni di un clown”

«Aggrapparsi al passato è ipocrisia, perché nessuno conosce gli attimi di cui è fatta una vita»

“Opinioni di un clown” fu uno di quei libri che la mia professoressa del liceo mi consigliò di leggere. Ovviamente all’epoca, per qualche anarcoide motivazione non lo lessi. Qualche mese fa, quando mi capitò fra le mani, già dalla prima pagina mi pentii di aver scoperto la scrittura genuina e tagliente di Heinrich Böll così tardi e maledii la mia sciocca ribellione adolescenziale.

Il romanzo racconta la storia di Hans Schnier, o meglio tre ore nell’anima addolorata di Hans Schnier. Uno che, figlio di gente ricca, ateo ma cresciuto in ambiente protestante durante gli anni della seconda guerra mondiale, con il vizio della monogamia e una eccezionale sensibilità olfattiva, aveva deciso che nella vita avrebbe fatto il comico.

Tornato nella sua città natale, Bonn, dopo l’ennesimo spettacolo mal riuscito, inizia la sua lunga commiserazione. Hans è infatti distrutto dalla perdita della cattolica Maria, suo unico amore, colei che lo riempiva di senso e gli permetteva di resistere in una società, borghese e ipocrita, che non comprendeva.

Attraverso la fabula di “Opinioni di un clown”, Böll esprime una critica molto aspra sullo stato morale della società tedesca del dopoguerra.

Con un moralismo incorruttibile e intransigente il clown Hans diviene un accusatore isolato e disperato di un’epoca intrisa di malinconia, che ha perso ogni valore, priva di speranza, piena di colpa e di risentimento.

Fuor di fabula, questo romanzo è il manifesto poetico di Böll. Il clown è lo scrittore. E tramite esso, Böll, ci dice: «Io sono un clown, e faccio collezione di attimi». E, ancora: «Per un professionista non c'è modo migliore di mimetizzarsi che mescolarsi ai dilettanti».

Personalmente, trovo che questo mettersi a nudo di Hans/Heinrich sia il valore aggiunto, oltre la precisione di scrittura e alla delicata ironia della voce narrante, che mi ha fatto innamorare di quest’opera. Credo, infatti, che un buon libro sia un libro onesto. 

Così comincia:

“Era già buio quando arrivai a Bonn. Feci uno sforzo per non dare al mio arrivo quel ritmo di automaticità che si è venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere le scale della stazione, risalire altre scale, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla tasca del soprabito, consegnare il biglietto, dirigersi verso l'edicola dei giornali, comprare le edizioni della sera, uscire, far cenno a un tassì. Per cinque anni quasi ogni giorno sono partito da qualche luogo, la mattina ho disceso e salito scale di stazioni, il pomeriggio ho disceso e risalito scale di stazioni, ho chiamato un tassì, ho cercato la moneta nella tasca della giacca per pagare la corsa, ho comperato giornali della sera alle edicole e, in un angolo riposto del mio io, ho gustato la scioltezza perfettamente studiata di questo automatismo. Da quando Maria mi ha lasciato per sposare Züpfner, quel cattolico, il ritmo è diventato ancor più meccanico, senza perdere in scioltezza.”

Il romanzo scritto nel 1963, venne pubblicato in Italia solo due anni dopo, per la famosa collana mondadoriana “La Medusa”. Ora lo potete trovare in versione economica negli Oscar Mondadori (sisponibile online su laFeltrinelli.it e IBS).

 

Qui potete trovare, la riduzione radofonica del romanzo di RaiTre.

 

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  • Pino dice,

    “Opinioni di un clown” si caratterizza innanzi tutto per una particolare struttura narrativa. Il narrato si articola infatti su tre livelli perfettamente fusi, che sono poi i tre tempi del racconto: la giornata disperata del protagonista (un clown appunto, rampollo “degenere” di una ricca famiglia di capitani d’industria della Germania della prima metà del secolo scorso) costituisce infatti l’ordito sul quale si intrecciano, da un lato, la vita stessa del giovane Hans, del suo amore (anch’esso disperato ed assoluto) per Maria e dei suoi conflitti con la famiglia e, dall’altro, la tragedia di un paese intero che si era lasciato coinvolgere e travolgere dall’avventura hitleriana e cercava un riscatto non attraverso la purificazione, ma l’ipocrisia. In questo quadro di assoluta desolazione, il “raccontare” di Böll, preciso, incisivo, a tratti ironico, ci avvince dalla prima all’ultima pagina, regalandoci la figura ossimorica di un eroe, sconfitto su tutti i fronti, ma ancora capace, egli solo, di testimoniare una purezza smarrita.
    Buona la riduzone checonsigli.Grazie.Ciao.


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