Il caso Eluana Englaro tre anni dopo

Francesca M Postato da Francesca M in Eventi > incontro con autori > presentazioni
Questo evento si è tenuto il 16 gennaio 2012 presso Casa della Cultura (Milano), alle 18:00.
L'evento...

Il caso Eluana Englaro tre anni dopo

Lunedì 16 gennaio, alla Casa della Cultura di Milano si discute di temi etici particolarmente controversi in compagnia di Beppino Englaro, che alle ore 18 -durante l'incontro sul tema “Il caso Eluana Englaro tre anni dopo”- presenterà i volumi “Eluana. La libertà e la vita” e “La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di diritto”, entrambi editi da Rizzoli.

Prendono parte al dibattito -moderato da Giuseppe Deiana- Giancarlo Monticelli, Vittorio Bellavite e Vittorio Angiolini.


Il 18 gennaio 1992 Eluana Englaro, allora studentessa ventunenne, alla guida della sua automobile di ritorno da una festa, perde il controllo del mezzo a causa del fondo stradale ghiacchiato e va a sbattere contro un palo della luce. L'incidente le provocherà una paresi di tutti e quattro gli arti e gravissime lesioni celebrali che due anni dopo, nel 1994, porteranno i medici a pronunciare la diagnosi di stato vegetativo permanente.

In altri termini, Eluana -alimentata attraverso un sondino, incapace perfino di deglutire e priva di coscienza- non potrà mai più risvegliarsi. Il suo cuore, però, continua a battere: dal punto di vista legale e strettamente biologico è viva, o meglio, lo è perchè attaccatta a una macchina.

Ma questo stato di sopravvivenza garantito artificialmente è davvero da considerarsi “vita”?

O si tratta, piuttosto, di un limbo innaturale creato da terapie ormai inutili, una dimensione dalla quale non si torna, irreversibile quanto la morte e, rispetto a questa, anche più offensiva della dignità di una persona che persona non è più, ridotta a u corpo nelle mani di altri, incapace di esprimere la propria volontà?

E qual era la volontà di Eluana, prima di finire in quel letto d'ospedale?

Come racconta Beppino Englaro in “Eluana. La libertà e la vita” (disponibile online su laFeltrinelli e IBS), volume scritto a quattro mani con Elena Nave (collaboratrice alla cattedra di bioetica all'Università di Torino), prima dello sfortunato incidente che la vide coinvolta, la ragazza aveva avuto modo di ribadire con forza la propria posizione dinanzi a situazioni analoghe: in particolare, parlando di un suo amico ridotto in coma a seguito di un incidente stradale, Eluana disse che lei non avrebbe mai potuto tollerare di vivere così, completamente nelle mani di qualcuno e senza possibilità di esprimere la propria volontà.

Quella per lei non era più vita:

“Se non posso essere quello che sono adesso, preferisco morire”

Morire in maniera dignitosa, dunque, lasciando che la natura faccia il suo corso, senza insistere con terapie che gli stessi medici definiscono prive di qualsiasi utilità ai fini di un mutamento dello stato vegetativo.

Ripercorsa nelle pagine del libro c'è la storia di questa battaglia per la libertà e il rispetto della persona che Beppino Englaro e la famiglia di Eluana hanno combattuto contro i luoghi comuni, il mito dell'onnipotenza scientifica e l'assenza di uno Stato ancora incapace di regolamentare dal punto di vista giuridico questioni delicate come quelle dei trattamenti di fine vita.

La vicenda di Eluana ha scatenato nell'opinione pubblica italiana e internazionale accesi dibattiti che ruotano soprattutto intorno al modo d'intendere l'alimentazione e l'idratazione artificiali: se le si considera come trattamenti medici, non possono essere applicate al paziente contro la sua volontà (l'articolo 32 della Costituzione italiana impedisce l'accanimento terapeutico); ma se le si intende come un sostegno vitale di base, la questione cambia e interromperle diventa estremamente difficile, perchè si andrebbe configurando una forma di eutanasia.

Quella che Beppino Englaro definisce la battaglia “per liberare Eluana” registra una prima svolta il 9 luglio 2008, quando la Corte d'Appello Civile di Milano autorizza il padre, in qualità di tutore, a sospendere l'idratazione e l'alimentazione forzata della figlia. La strada sembrerebbe in discesa ma non è così, perché il 16 dicembre dello stesso anno il ministro Maurizio Sacconi proibisce a tutte le strutture pubbliche e private convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale di applicare la sentenza.

La clinica in cui staccare le macchine viene trovata nel 2009, a Udine, dove Eluana morirà il 9 febbraio. Per Beppino, oltre al dolore dell'addio alla figlia, ci sarà poi l'oltraggio di vedersi iscritto nel registro degli indagati -insieme al primario Amato De Monte e ad alcuni infermieri- per omicidio volontario aggravato, in un fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Udine e successivamente archiviato.

Gli stessi temi, con uno sguardo rivolto agli ultimi istanti vita di Eluana, ritornano anche in La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di diritto (disponibile online su laFeltrinelli e IBS), libro -scritto anche questo a quattro mani, con Adriana Pannitteri- pieno di ricordi, di lettere e di tutta la tenacia di un padre riservato e combattivo -Beppino- che ha stravolto la propria vita per immergersi nello studio di leggi e regolamenti, per partecipare a convegni con giuristi, politici e teologi, nel tentativo di dar voce non solo a Eluana, ma a tutte le famiglie che hanno una persona cara nelle stesse condizioni e sono lasciate sole da uno Stato che si definisce etico ma che, paradossalmente, per tutelare il diritto alla vita priva l'individuo del diritto di decidere della propria salute.

 


Evento organizzato da Casa della Cultura di Milano e pubblicato anche qui!

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