Postcards from Wales “Porterete un grande peso, o voi ch’uscite”

Il reportage...

Postcards from Wales

“Porterete un grande peso, o voi ch’uscite”

E' ottobre, ma stranamente non piove. Curva dopo curva mi sto addentrando nel regno delle pecore, bianche o bianconere, soffici punti brucanti che interrompono il verde smeraldo, apparendo e scomparendo tra una leggera foschia. Gli occhi stregati da quel verde muschiato, mi chiedo se al toccarlo ne rimarrei unta e macchiata, come al contatto con un colore ad olio.

Ma eccoci arrivati. Hay-on-Wye, paesino di poche anime e tante librerie: il bilancio è 1500 a più di 30, come dire una libreria ogni 50 abitanti. Cominciamo ad addentrarci nel centro storico del paese e subito mi sento circondata: davvero ogni negozio, o quasi, è una libreria!

 

Riuscite ad immaginarvi questa sensazione?

Libri dappertutto, che sembrano voler scappare dalle vetrine ed invadere le strade di ciottolato di questa tranquilla cittadina del nord-est del Galles, situata esattamente sul confine con l’Inghilterra,  adagiata alle pendici delle Black Mountains, proprio all’ingresso del parco nazionale del Brecon Beacons, con il fiume Wye a sussurrarle nell’orecchio. Insomma, ciò che di più paradisiacamente sperduto si possa immaginare: “il Paradiso delle pecore!”, direte voi. Non esattamente, o almeno fintanto che quelle pecore non cominceranno a mangiare libri.

Sono sinceramente scioccata: mi era stato semplicemente detto che è conosciuta come “The Town of Books” in tutto il Regno Unito, ma non potevo di certo immaginare che ad ogni passo mi si presentassero due librerie, una a sinistra e una a destra della strada. “E adesso?” inizio a pensare titubante “da quale comincio?!” 

La risposta giunge lesta e, a dire il vero, senza cercarla. Mi ritrovo di fronte, solido e massiccio, un castello un po’ diroccato e un po’ mangiato dall’edera, risalente al XVII secolo, ma … non è tanto questo edificio che richiama la mia attenzione. Sono i libri, scaffali e scaffali di libri a cielo aperto lasciati liberi nel verde quasi fossero ovini al pascolo. Dopo aver documentato e commentato la visione libresca con foto e numerosi “Ooooh”, oso avvicinarmi al gregge colorato, oltrepasso il muro che mi separa da una realtà così dubbiosa e, cosa (non) vedono i miei occhi? Non c’è nessun pastore, nemmeno il cane, a sorvegliare quel gregge di carta. Al suo posto, cassette di latta in cui chi decide di prendere un libro sa di dover lasciare un obolo in rame: una manciata di penny. Non ci credo.

Ad ogni modo, guarda caso il castello è di proprietà di Richard Booth, iniziatore di questo books love in paese, nonché King of Independent Hay – fittiziamente autoproclamato – dal 1977. è stato proprio lui ad aprire il primo negozio di libri usati nel 1961, e da allora sembrerebbe che un’epidemia si sia scatenata nella pace di queste colline. E non è cosa da poco, perché mentre nei paesini circostanti si è potuta notare, nel corso degli ultimi anni, una fuga costante verso la città, Hay-in-Wye ha registrato invece una crescita che si fa forza proprio delle sue biblio-risorse.

La maggior parte delle librerie si pestano i piedi giusto attorno al castello, e comunque nel centro storico – peraltro molto raccolto. Non posso dire con certezza di averle passate in rassegna tutte, ma quelle che ho avvistato non mi sono sfuggite. Sono tutte diverse: nuove, vecchie, bianche, colorate, su tre piani larghi e spaziosi, su 4 (o forse 5?), ma tutti inerpicati attorno a scale contorte. Alcune scricchiolano coi loro pavimenti di legno antico – magari anche tarlato – altre sono talmente piene, dagli scaffali fitti-fitti, che non saprei dirvi il colore delle loro pareti.

Ognuna è specializzata in un campo diverso: ci sono quelle in cui ti puoi perdere tra i libri di poesia, anche antichi, quelle invece in cui il mondo sembra essere stato catalogato minuziosamente; altre prediligono le scienze sociali, come quella nascosta dietro l’angolo di una casa, affacciata su un cortile interno e confinata aldilà della torre del paese.

Dentro, un uomo slavato, magro, sulla settantina e più, che se avessi avvicinato – coraggiosamente – forse avrebbe rivelato quello stesso odore che sprigionano i libri dimenticati in cantina per anni, e che per curiosità qualche volta riapriamo, e richiudiamo repentinamente sopraffatti dagli effluvi del tempo (e dell’umidità). Alcune librerie sono invece ricche in quasi tutti i settori, anche nei più specifici e ristretti, quelli in cui incappano gli studenti e i ricercatori universitari quando si addentrano nel famigerato mondo delle tesi finali.

Ciò che dimostra la forza magnetica di questi libri è il fatto che sia proprio ad Hay-on-Wye che si tiene il più importante festival letterario della Grande Isola, e che questo festival attiri in ogni edizione circa 80.000 persone. Ogni anno, verso la fine di maggio, la crema della società letteraria londinese e internazionale si trasferisce qui per quello che è stato ribattezzato il “Woodstock della mente” (Woodstock of the mind) da uno dei suoi frequentatori di fiducia, Bill Clinton. Il festival, ora sponsorizzato dal quotidiano The Daily Telegraph, è nato nel 1988 e da allora ha sempre vantato, fra i suoi ospiti, i grandi della letteratura internazionale.

Per completare il mio racconto non posso che chiudere con una testimonianza, una su tutte, dei miei acquisti di carta: “Alice’s Adventures in Wonderland”, edizione Penguin Books illustrata del 1946. “Ma dove l’hai trovato questo?”, mi ha chiesto la proprietaria della libreria con un’espressione inquisitoria, quando alla cassa, allungando un libricino giallo, gliene chiedevo il prezzo. “Non so, era lì di sopra, all’ultimo piano, in quella stanzetta in fondo … in mezzo a tutti gli altri libri …” Dimenticato da tutti, è diventato mio per una piccola sterlina. Un aneddoto: la famiglia Liddell possedeva una tenuta estiva nel nord del Galles, ed è qui che Charles Dodgson (leggi Lewis Carroll) intratteneva la loro figlia Alice Liddell con storie di Bianconigli e Cappellai Matti.

Ma ora è tempo di andare, di uscire da questo piccolo regno librescamente incantato, e la sensazione che mi porto addosso è che lì ad Hay-on-Wye siano molti di più i libri che non le persone. Sarebbe bello poter calcolare la popolazione cartacea di città e paesi: ho la netta sensazione che quel paesino avrebbe una densità “libro grafica” tra le più alte al mondo. Sarebbe bello, e so che lo pensate anche voi, tornarci a fine maggio.

 

 

Ti piace questo post? Segnalalo ai tuoi amici...
o condividilo sul tuo Social Network...  
  • Share/Bookmark
Ti piace “imieilibri.it”? Faccelo sapere...
Sottoscrivi gli aggiornamenti de “imieilibri.it” su Facebook...
  • admin

    llinos evans dice,

    Come sei brava! Molto interessante.


Scrivi la tua opinione su questo post...