Cronaca di una morte annunciata di Gabriel García Márquez

Il commento...

“Cronaca di una morte annunciata”
di Gabriel García Márquez


Acquista su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

“I fratelli Vicario avevano raccontato i loro propositi a più di dodici persone che andarono a comprare il latte, e quelle lo avevano divulgato da ogni parte prima delle sei. A Clotilde Armenta sembrava impossibile che non si sapesse nulla nella casa di fronte…”

Avere qualcosa sotto gli occhi e non riuscire a vederla. Girarci intorno, come un gatto che insegue la propria coda, mentre tutti -tranne lui- sanno che non la prenderà mai

Gabriel García Márquez“Cronaca di una morte annunciata” di Gabriel García Márquez (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori) è proprio questo: un girare intorno a una tragedia che non fa nulla per nascondersi e potrebbe essere tranquillamente evitata -basterebbe magari una parola-, ma nessuno riesce a evitarla, perché nessuno sa riconoscerla.

Il romanzo comincia quando tutto è già successo (o come se lo fosse) e così prosegue fino all'ultima pagina, senza grandi scossoni.

C'è un uomo, Santiago Nasar, che verrà ucciso. In paese tutti sanno quello che sta per succedere -tutti tranne la vittima-, e lo aspettano come qualcosa d'inevitabile. Aspettano il consumarsi di quell'omicidio come si aspetta un temporale preparato dal cielo. La morte deve venire, e per Santiago Nasar verrà proprio quella mattina, verrà come viene la pioggia, e anche se si servirà delle mani dei fratelli Vicario per farsi concreta, quella morte non è un fatto deciso dagli uomini, non una questione personale contro la vittima, ma un compito assegnato, un dovere. Una fatalità.

“Molti di quelli che erano al porto sapevano che stavano per uccidere Santiago Nasar. […] Nessuno si domandò neppure se Santiago Nasar era stato avvisato, perché a tutti sembrò impossibile che non lo fosse…”

Così annunciata, quella morte, che nessuno ci crede. Forse perché per riconoscere una tragedia come tale abbiamo bisogno di pensarla imprevedibile, nascosta, segreta, improvvisa. L'esatto contrario di ciò che si trova in questo romanzo, dove tutto si svolge seguendo con ordine un piano lineare, chiaro già dalla prima pagina.

Una cosa mi ripetevo durante la lettura: com'è possibile? Come si fa a mettere la morte in una piazza, come si fa a farla camminare -diciamo così- a volto scoperto, con la gente che se la vede passare accanto senza farci troppa attenzione?

L'impressione che mi ha lasciato il romanzo è che i personaggi camminino ognuno nella propria bolla di vetro, vedono la morte, ma non possono fermarla. Non che non vogliano: non possono. Neppure gli assassini sono davvero colpevoli, perché non fanno che eseguire passivamente un “orribile obbligo che gli è caduto fra capo e collo”.

“[...] tutto sembrava dimostrare che i fratelli Vicario non avevano fatto nulla di ciò che sarebbe stato utile per uccidere Santiago Nasar in maniera rapida e senza ostentazione pubblica, ma anzi fecero molto di più di ciò che era pensabile perché qualcuno impedisse loro di ucciderlo, e non ci riuscirono”

I fratelli Vicario sono assassini che vogliono essere fermati, ma nessuno li ferma, perché nessuno li riconosce come assassini. Il motivo mi pare semplice: ammazzare qualcuno non è una cosa da fare alla luce del sole, non si può dire “sto andando a squartare un uomo” con lo stesso tono con cui si dice “vado a fare una passeggiata”. Perchè altrimenti non è realtà, è teatro.

“La finestra più grande del balcone era quella della camera di Santiago Nasar. Pedro Vicario chiese a Clotilde Armenta se aveva visto la luce in quella finestra, e lei gli rispose di no, ma le parve un interesse un po' curioso.
«Gli è successo qualcosa?» domandò.
«Niente» le rispose Pedro Vicario. «Solo che lo stiamo cercando per ucciderlo»”

Sì, l'immagine della bolla è la migliore per spiegare quello che succede: una barriera fragilissima eppure -chissà perché- infrangibile impedisce di evitare una tragedia che non aspetta altro che di essere evitata. Certo, mi è anche venuto da pensare che se nessuno informa Santiago Nasar che sta per essere ucciso, forse è perché qualcuno -pur senza darlo a intendere- lo vuole morto, e approfitta di questa pigra fatalità come di una soluzione arrivata al momento giusto.

Ma nel romanzo non c'è nulla che supporti quest'idea: Santiago Nasar non è un uomo particolarmente odiato o amato, insomma, non è uno che concentra intorno a sé grandi passioni. Anzi, a dirla tutta, all'interno della narrazione si fa fatica a vederlo.

La sua morte è così annunciata e il suo destino talmente ovvio, che lui, come personaggio, smette di essere interessante: è un protagonista assente e lo si vede davvero solo nel finale -in scene disgustose ma di forte impatto- quando è ormai mezzo squartato e cammina barcollante tenendosi con le mani le viscere fuoriuscite; o, ancora, quando diventa oggetto inerte di una brutale autopsia che lo trasforma quasi in una mummia, svuotato degli organi e riempito di calce e stracci.

Insomma, Santiago Nasar, che pur dovrebbe essere il protagonista, se non morisse resterebbe un fantasma. Scialbo, poco caratterizzato.

Ben più forti, invece, le immagini di personaggi come Maria Alejandrina Cervantes, la prostituta che ha insegnato il sesso a tutti i giovani del paese, lei che dorme con le porte aperte e gira nuda per casa, emanando  una sensualità quasi animale (“[...] avvertii l'odore di donna tiepida e vidi gli occhi di leoparda insonne nell'oscurità”); oppure Bayardo San Román, lo sconosciuto venuto dal mare che alimenta intorno a sé leggende di ogni tipo, e la sua sposa, Angela Vicario, rifiutata la notte stessa delle nozze perché non più vergine e per questo impazzita di una pazzia d'amore costante e tenace, lunga diversi anni. Le loro storie sono più forti di quella di Santiago Nasar, che pur dovrebbe essere il centro della tragedia: ma in questa tragedia incomprensibile -eppur così rigorosa e conseguente nel modo in cui si sviluppa- la vittima scompare, sembra star lì per sbaglio, magari al posto di qualcun altro, mentre cade anche la motivazione del delitto (che sia stato Santiago Nasar a violare l'onore di Angela Vicario, nessuno ci crede davvero). Il morto si fa dimenticare presto e, se resta, resta solo come cadavere sfigurato.

I protagonisti, quelli veri, sono la morte e, più ancora, la fatalità. L'idea che le cose che devono succedere non si possono fermare, neppure quando intervenire sembrerebbe alla portata di chiunque.


Gabriel García Márquez , “Cronaca di una morte annunciata”

Disponibile online su:
- laFeltrinelli
- IBS
- inMondadori

 


“Cronaca di una morte annunciata” - colonna sonora di Piero Piccioni

 

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