De profundis di Oscar Wilde

Il commento...

“De profundis”
di Oscar Wilde


Acquista su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

«L’Odio acceca. L’Amore sa leggere ciò che è scritto sulla stella più lontana»

Ho scoperto Oscar Wilde, probabilmente come la maggior parte dei lettori, in piena età adolescenziale e attraverso le parole della sua maggiore opera letteraria “Il ritratto di Dorian Gray”.

Ammetto però che, pur comprendendo l’alto valore dell’opera, l’autore in questione mi stava un po’ antipatico: troppo politicamente scorretto, elitario, di un’ironia sferzante e di una macabra malinconia; insomma non adatto ai miei gusti.

Tuttavia mi sono dovuta ricredere quando ho avuto il piacere di leggere il “De profundis”, ovvero l’onesta lettera di rabbia e d’amore a Lord Alfred “Bosie” Douglas, datata 1897 e scritta nel carcere di Reading dove Wilde si trovava da quasi due anni per il reato di sodomia.

Wilde conobbe il giovane Lord Douglas nel 1892, quando questo si presentò a lui per chiedere aiuto finanziario e legale. I due cominciarono a frequentarsi e ad amarsi di un amore malato e perverso. Il “giovane Domiziano”, infatti, spendeva senza remore il denaro di Wilde, lo umiliava, non lo abbandonava un istante, lo distoglieva dalla sua Arte e lo introdusse nel mondo della prostituzione giovanile. Wilde in tal modo violò apertamente il “Criminal Law Amendment Act”, un emendamento che puniva fino ad un massimo di due anni di reclusione il reato di omosessualità e per questo fu condannato.

La lettera, lunga quasi 50.000 battute, è una lunga recriminatoria verso la perversione del destinatario che secondo l’opinione dell’autore lo ha logorato e ha annullato la sua identità di poeta. Lord Douglas viene infatti descritto come un vanesio pieno di appetiti e vuoto d’aspirazioni, senza moralità e a tratti spaventoso. Le parole si susseguono rapide e piene del dolore di un’anima amareggiata e sconfitta dall’Amore. Oscar Wilde si mostra con il “De profundis” nella più completa nudità e fragilità emotiva, così da permetterci di distruggere la sua immagine canonica di artista cinico dalla brillante parlantina e  delicatamente ritrovare la sua umanità.

Davvero interessante è la storia editoriale del “De profundis” (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori).

La lettera infatti fu affidata manoscritta da Wilde, una volta uscito di prigione, all’amico giornalista Robert Ross, che  ne fece due copie dattiloscritte. Una fu inviata allo stesso Douglas, che negò di averla ricevuta.

Nel 1905, a cinque anni dalla morte dell’autore, Ross pubblicò un’edizione ridotta dell’originale col titolo di De Profundis, scelta che venne mantenuta per le edizioni successive.

L’originale fu affidato nel 1909 al British Museum, con la condizione espressa che non fosse dato in visione per cinquant’anni. La seconda copia dattiloscritta fornì il testo per la “first complete and accurate version” pubblicata da Holland nel 1949. In realtà quando, nel 1959, il manoscritto fu reso pubblico, fu possibile stabilire che i dattiloscritti contenevano centinaia di errori.

Potete leggere il testo completo (in formato pdf) qui.

 

Ti piace questo post? Segnalalo ai tuoi amici...
o condividilo sul tuo Social Network...  
  • Share/Bookmark
Ti piace “imieilibri.it”? Faccelo sapere...
Sottoscrivi gli aggiornamenti de “imieilibri.it” su Facebook...

Scrivi la tua opinione su questo post...