Vittorio Sgarbi presenta “Piene di grazia. I volti della donna nell’arte”

Ada Rocha Postato da Ada Rocha in Eventi > incontro con autori > presentazioni
Questo evento si è tenuto il 16 dicembre 2011 presso libreria Mel Bookstore di Ferrara (Ferrara), alle 18:00.
L'evento...

Vittorio Sgarbi
presenta

“Piene di grazia. I volti della donna nell’arte”

 

«Ave Donna, piena di arte»

 

Venerdì 16 dicembre Vittorio Sgarbi presenta “Piene di grazia. I volti della donna nell’arte” alle ore 18 presso la libreria Mel Bookstore di Ferrara.

Non è facile immaginarsi un Vittorio Sgarbi che, riflessivo, accarezza con lo sguardo del critico d’arte i volti delle donne. Eppure, in questo suo ultimo libro, si mostra ai lettori esattamente in questa veste: quanto di più lontano ci si possa immaginare dall’urlatore mediatico.

L’opera, dal titolo evocativo “Piene di grazia. I volti della donna nell’arte”, ruota appunto attorno alla raffigurazione femminile nell’arte dalle più antiche rappresentazioni religiose alle più recenti di arte contemporanea. Anzi, Sgarbi dice di più: l’arte è talmente intrisa della figura femminile che sarebbe possibile scriverne la storia prendendo in esame esclusivamente opere con soggetti femminili. 

E' questo un nuovo modo di leggere la storia dell’arte, solitamente organizzata cronologicamente, o per temi.

Non è nemmeno facile “parlare per parole” di un libro che si racconta attraverso un’accurata selezione di immagini. Vi proponiamo allora le letture suggestive di alcune delle opere che Vittorio Sgarbi ha scelto per raccontare la storia dell’arte sotto il segno della donna. Il percorso che immagina parte da Masaccio, “La cacciata di Adamo e Eva dal Paradiso terrestre”. In questo dipinto assistiamo alla drammaticità dell’evento, resa al meglio dal gesto disperato con cui Eva si copre, nonché dalle fessure dei suoi occhi. Se prendiamo in considerazione la Genesi cristiana, è la donna l’essere più perfetto che Dio concepisce, in quanto è l’ultima ad essere creata e quindi meglio pensata.

Il discorso prosegue attraverso una lunga serie di rappresentazioni religiose di Madonne, uno dei soggetti più raffigurati nella storia della pittura. Tra le altre, Sgarbi si sofferma su quella di Piero della Francesca, “La Pala di Brera”, in cui l’artista esprime pienamente il suo stile freddo e matematico, dando tuttavia notevole corposità alle figure e collocandole in un ambiente che riconosciamo immediatamente come reale.

Oppure l’“Annunciata” di Antonello di Messina, opera di una tensione delicata, in cui lo scrittore ci svela il mistero dell’assenza dell’Angelo annunciatore:

“Nell’Annunciazione-senza-angelo di Antonello, la Vergine ha l’angelo dentro di sé. E questa credo che sia la ragione di massima modernità di quest’opera, con la figura che nella sua solitudine stringe in sé l’altro elemento”
(fonte: http://www.leiweb.it/celebrity/personaggi-news/2011/vittorio-sgarbi-piene-di-grazia-30397100586_4.shtml#center)

E ancora: 

“Si chiama Annunciata ed è da sola e, in tal senso, è assoluta, condividendo il segreto con la Dama dell'ermellino: implicare l'altro. (...) Ha lo sguardo che viene verso di noi, per poi arrestarsi come per un ripensamento, per un’improvvisa necessità di concentrazione in sé che vediamo sottolineata dal gesto a mezz’aria della mano.”
(fonte: http://www.style.it/shopping/news/2011/11/30/vittorio-sgarbi---piene-di-grazia.aspx#--Vittorio Sgarbi - Piene di Grazia)

Nella “Dama di Cracovia” o “Dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci ciò che più ci colpisce è il fatto che la donna ritratta non sia per nulla interessata a noi, spettatori ai quali sottrae lo sguardo. La sua attenzione così come il suo amore è rapita da uno solo, Ludovico il Moro, sposo promesso di lei, Cecilia Gallerani. In quello sguardo mancato, diretto a un altrove magnetico, è concentrata tutta l’intensità del suo sentimento e della sua fedeltà, che diventano assieme a lei – e al suo sposo, assente, protagonisti del raffinatissimo dittico matrimoniale.

Caravaggio invece, in “Madonna di Loreto”, raffigura una Maria quasi aristocratica, che resta sullo stipite della porta con il Bambino in braccio, sopra un gradino dal quale rivolge lo sguardo a una coppia di contadini in ginocchio, dai piedi scalzi e sporchi.

Mano a mano che ci si avvicina ai giorni nostri l’interesse degli artisti passa della Vergine Maria, simbolo al di là della ragione di una verginità feconda e di un’assunzione terrena in cielo, alla Donna, che continua comunque ad essere portatrice di grazia, ma non più in maniera trasparente e rassicurante. Basti pensare a “Les Demoiselles d'Avignon” di Picasso, donne universali, in cui si fondono in maniera neutrale la polarità maschile e quella femminile.

Klimt, alle sue donne fatali, affascinanti e inquietanti, talvolta demoniache, in cui a prevalere è la bellezza assoluta, l’estetica femminile, proprio come in questa “Danae”.

Sgarbi arriva infine ai giorni nostri con Balthus, “La camera turca”, che rappresenta la donna come l’eterna bambina in cui convergono l’innocenza e il desiderio; e ancora con la “Capigliatura femminile” di Domenico Gnoli, in cui il particolare più ordinario passato alla lente d’ingrandimento diventa l’essenza stessa delle cose.

Con questo excursus Vittorio Sgarbi cerca di carpire, o meglio avvicinare, il segreto di quella che a suo dire è un’ossessione che esiste dai tempi dei tempi, l’ossessione per l’essere femminile. Con questo libro non pretende di svelarlo, ma di gettarci almeno un po’ di luce.


Vittorio Sgarbi, nato a Ferrara l’8 maggio 1952, è critico d'arte, politico, opinionista, personaggio televisivo e scrittore italiano. Più volte membro del Parlamento e di amministrazioni comunali come quella di Milano, dal 30 giugno 2008 è sindaco della cittadina siciliana di Salemi. Laureato in filosofia con specializzazione in storia dell’arte presso l’Università di Bologna, è autore di numerose pubblicazioni sull’arte e sulla critica d’arte.

Ha svolto l’insegnamento di storia delle tecniche artistiche presso l’Università di Udine (1984-1988) e l’insegnamento di storia della fotografia presso l’Università di Bologna (1974-1978). Al momento collabora con “Bell’Italia”, “Il Giornale”, “L’Espresso”, “Panorama”, “Restauro & Conservazione”, “Oggi”, “Arte e Documento”.


 

 


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