L’uomo che guardava passare i treni di Georges Simenon

Il commento...

“L'uomo che guardava passare i treni”
di Georges Simenon


Acquista su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

“Torna comodo trattare alla stregua dei pazzi coloro che non si è in grado di comprendere…”

Quando ho letto “L'uomo che guardava passare i treni” di Georges Simenon (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori), mi sono sentita dentro una caccia all'uomo. Girare le pagine era un po' come pedinare qualcuno -o essere oggetto del pedinamento di terzi-, come nascondersi dietro qualche angolo buio dei vicoli di Parigi in cui è ambientato il romanzo. Scorrevo la storia trascinata da una curiosità che non so ben definire, una tensione pacata, una suspense... priva di motivazioni concrete.

Cerco di spiegare: questo libro non è propriamente un giallo, perché manca il criminale da smascherare e non c'è alcuna soluzione o verità cui giungere, tuttavia Simenon riesce a simulare nel lettore -anche in un lettore come me, che non ama quel genere letterario- la tensione del giallo.

La storia è raccontata in prima persona dall'assassino, che di nome fa Kees Popinga ed è un impiegato olandese in una ditta di forniture navali, un uomo normalissimo e rispettabilissimo, circondato da cose di prima qualità, a partire dalla casa -“la meglio congegnata e la più armoniosa” del quartiere-, passando per la stufa in soggiorno e arrivando poi alla famiglia, con una moglie della quale “Si sarebbe quasi potuto aggiungere, come per la stufa, che era la migliore qualità di moglie d'Olanda”.

Anche Popinga, dal canto suo, cerca di essere il miglior Popinga possibile, perfetto padre, marito e lavoratore: non tradisce la moglie e non ammetterebbe mai l'esistenza di un posto più dolce del focolare domestico; si convince che il suo lavoro sia il massimo cui si possa ambire e tiene sempre i guanti in pubblico, anche quando gli stanno stretti e danno fastidio, perché così impone la buona educazione. Kees è uno che non dà fastidio, uno che guarda i dolci da dietro la vetrina, senza farsi sfiorare dall'idea di mangiarli. Si capisce subito che sarebbe un personaggio perfetto per costruirci sopra un giallo, e altrettanto precisamente si può prevedere che il buon uomo prima o poi impazzirà, perché i personaggi come lui sono congegnati apposta per impazzire.

Infatti, secondo moduli collaudati, la pazzia esplode dalla sera alla mattina: fermenta nel corso della notte, a partire dall'incontro fortuito di Kees con il capo, Julius de Coster junior, il quale gli confessa che la ditta è sul lastrico e perciò già l'indomani inscenerà un finto suicidio per mollare baracca e burattini e provare a ricominciare i propri traffici altrove. Lo spettro della rovina economica manda in frantumi l'identità di Kees, il quale comincia a pensare che “Poteva essere tutto ciò che desiderava ora che aveva rinunciato a essere a ogni costo, per tutti quanti, Kees Popinga, procuratore!”. L'impalcatura di quella vita perfetta crolla al venir meno di un solo particolare (la condizione socio-economica), e Popinga abbandona la famiglia partendo per Parigi, dove si trasformerà in un assassino.

Il romanzo mette insieme punti di forza e altri di debolezza: il prevalere degli uni o degli altri dipende dalla prospettiva con cui lo si legge.

Soffermandomi sugli aspetti negativi, comincio col dire che la follia di Kees -non in sé, ma per lo sviluppo che segue nel testo- la trovo posticcia e non motivata, calata dall'alto piuttosto che partorita dal meccanismo narrativo.

Si potrebbe obiettare che il libro punta a mostrare proprio la mancanza di senso e l'assoluta illogicità dei comportamenti umani, ma non si tratta di questo: la mia impressione è che Kees impazzisca -e uccida- semplicemente perché è il tipico personaggio che per copione è destinato a impazzire.

Eccessivo e poco credibile anche l'atteggiamento della stampa e della polizia dinanzi al Popinga assassino: tutti si mobilitano per dargli la caccia e lo definiscono “il satiro di Amsterdam”, dando a intendere che sia un serial killer, quando in realtà ha ammazzato “appena” una donna, e neppure con volontà piena. Sarà che oggi la tv ha innalzato di molto l'asticella dell'orrore, abituandoci a ben altra efferatezza delittuosa, ma la vicenda di Popinga, a volerla leggere come una caccia all'assassino, mi pare piuttosto debole e a tratti convenzionale.
Come storia di cronaca nera il caso Popinga non è interessante, e se il libro viene visto nella prospettiva di un giallo il giudizio non può essere positivo: giallo troppo edulcorato e troppo poco rosso.

Secondo me, gli aspetti migliori del romanzo emergono invece se lo si stacca dai cliché del giallo per osservarlo nell'ottica del noir: non una caccia all'assassino, ma una caccia all'uomo, perché il secondo è infinitamente più interessante del primo.

La suspense di cui parlavo all'inizio, dunque, non è l'ansia di chi si chiede “riusciranno a prenderlo?”, ma il brivido di chi si sente risucchiato in una mente incomprensibile eppur perfettamente lucida, freddamente determinata a sconcertare chiunque gli stia intorno e, in questo caso, chiunque legga. Di Popinga -che arrivato a Parigi sfida la polizia, guarda negli occhi la gente con ironia sprezzante e manda lettere ai giornalisti- trovo meravigliosa la capacità di gestire la situazione come se tutto si riducesse a una grande partita a scacchi. E in effetti il romanzo, con la tensione fredda che lo pervade, sembra un insieme di mosse calibrate che partono da lontano e preparano con pazienza lo scacco matto.

In altri termini, per fortuna il giallo fallisce, perché dalle sue ceneri emerge un noir affascinante: un viaggio nella mente per concludere che la verità non esiste, o non è conoscibile. E la logica della follia -se c'è- non è quella fornita da medici e scienziati, ma la logica di un gioco di pedine che avanzano sulla scacchiera.  

“Non riuscite a capire? Comunque non ha importanza. Se solo foste capaci di giocare a scacchi...”

Francesca M

© 2013-2014 imieilibri.it


Georges Simenon, “L'uomo che guardava passare i treni” - disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

 

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