Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio

Il commento...

“Il partigiano Johnny”
di Beppe Fenoglio


Acquista su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

All'interno dell'universo narrativo di Fenoglio, che si sviluppa intorno ai due temi cardine della Resistenza e della vita dei contadini delle Langhe piemontesi, “Il partigiano Johnny” assume una posizione di fondamentale rilievo.

Pubblicata postuma, l'opera (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori) ha una vicenda editoriale complessa: una prima edizione esce nel 1968 a cura di Lorenzo Mondo, che mette insieme due diverse stesure del testo rinvenute nell'archivio dell'autore. Successivamente, quando Maria Corti e Maria Antonietta Grignani lavoreranno all'edizione critica di tutte le opere di Fenoglio, respingeranno la scelta editoriale di Mondo considerandola come una sorta di montaggio arbitrario e si limiteranno a giustapporre le due redazioni del testo lasciate dall'autore, senza la pretesa di uniformarle.

Controversa è anche la datazione dell'opera, che alcuni studiosi collocano fra i primi scritti dell'autore, mentre altri fra gli ultimi. Rispondere a quest'interrogativo permetterebbe di capire in che direzione si è evoluta nel corso degli anni la scrittura di Fenoglio, perché rispetto agli altri libri di cui egli è autore “Il partigiano Johnny” presenta delle diversità sostanziali ed immediatamente riscontrabili a livello linguistico: la narrazione è sempre asciutta ed essenziale, tutta votata all'azione, ma il linguaggio si fa più ricco e prezioso, soprattutto grazie alle frequenti interferenze di termini ed espressioni inglesi.

La vicenda narrata è quella di uno studente piemontese poco più che ventenne, Johnny, rifugiatosi nella casa in collina dei genitori per sottrarsi all'arruolamento forzato nelle fila dei repubblichini di Salò. Johnny è un borghese e un intellettuale, appassionato di letteratura americana e attratto dal fascino dell'avventura che questa emana. E proprio per seguire l'amore per l'avventura e il bisogno di azione, Johnny abbandona l'ozio domestico e si unisce ai partigiani.

La sua è una scelta definitiva, senza ritorno.

L'esperienza sulle montagne, tra il gelo dell'inverno, gli stenti della fame e la minaccia della morte che potrebbe arrivare anche per un caso fortuito, apre una diversa dimensione dell'essere: chi decide di essere partigiano, lo è per sempre, non potrà più ritornare alla vita di prima. A proposito di un pomeriggio trascorso fra chiacchiere da salotto, così Fenoglio riporta i pensieri di Johnny: “Tutto ciò era così assurdo, piombato in una vasca irreale: proprio non poteva più comunicare con quel tipo umano, nessun ulteriore rapporto, se non un muto sorriso, sfingico…”.

La Resistenza narrata in questo romanzo non ha colore politico: il suo significato profondo oltrepassa il contesto storico di riferimento e diventa metafora di una realtà in cui le regole del vivere civile e i tradizionali rapporti fra gli uomini sono del tutto stravolti. Dalla violenza, chiaramente. E dalla minaccia costante della morte.

Eroi non ce ne sono, e lo stesso Johnny, unitosi ai partigiani con il sentimento di una missione epica da compiere, dovrà constatare che le condizioni materiali della Resistenza -il veder morire intorno a sé i propri compagni, sottrarsi per puro caso alla morte, vivere di stenti- sono qualcosa di brutale e terribile. Qualcosa di ben lontano dalla retorica celebrativa.

“Ora ridiamo, ridiamo troppo. Ma verrà fatalmente il momento in cui piangeremo. Se no è troppo facile, innaturalmente, astoricamente facile. Poi naturalmente tornerà il momento che rideremo, il grande ultimo riso. Ma io sarò di quelli che attraverseranno il grande pianto per approdare al grande riso?”


Da “Il partigiano Johnny” nel 2000 Guido Chiesa ha tratto l'omonimo film, che vede nel ruolo di protagonista Stefano Dionisi (di cui vi offriamo un bree estratto).


Beppe Fenoglio, “Il partigiano Johnny” - Edito da Einaudi
Disponibile online su:
- laFeltrinelli
- IBS
- inMondadori

 

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