Luca Zingaretti legge “La chiave a stella”

Francesca M Postato da Francesca M in Eventi > ciclo di incontri
Questo evento, inserito nell'ambito di “Vi racconto un romanzo” - Capolavori italiani del dopoguerra, si è tenuto il 21 novembre 2011 presso Auditorium Parco della Musica (Roma), alle 21:00.
L'evento...

Nel nuovo appuntamento di “Vi racconto un romanzo”

Luca Zingaretti legge

“La chiave a stella”

Lunedì 21 novembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma rivive la scrittura di Primo Levi: all’autore è dedicato il nuovo incontro del ciclo “Vi racconto un romanzo”, che questa volta vedrà Luca Zingaretti leggere brani tratti dalla raccolta di racconti “La chiave a stella”. Sul palco insieme all’attore ci saranno il curatore del ciclo Valerio Magrelli e altri ospiti in compagnia dei quali si discuterà dell’universo letterario ed espressivo dello scrittore torinese.

L’appuntamento è alle ore 21 presso il Teatro Studio.


Lo scrittore della memoria negata, il narratore di un’esperienza -quella dell’Olocausto- che stenta a trovare posizione e senso nel dizionario comune, tra parole prodotte e usate da uomini liberi: così la maggior parte di noi conosce Primo Levi, e sentendo pronunciare il suo nome i titoli che vengono subito in mente sono “Se questo è un uomo” e “La tregua”, opere a metà strada fra il romanzo e il diario, con la cronaca della vita nel Lager (e poi del ritorno in patria dei sopravvissuti) che si arricchisce di un’analisi ad ampio raggio sull’identità, sul concetto di “umano”, sulla struttura e la logica di una società coatta finalizzata al sistematico annullamento dell’individuo.

Ma nella produzione di Primo Levi c’è anche altro: al filone documentario e alle opere di “memoria” si accostano raccolte di racconti dal taglio più narrativo, all’interno delle quali il reale viene filtrato attraverso la costruzione di trame e personaggi d’invenzione. A questo genere appartiene, tra le altre, “La chiave a stella”, raccolta vincitrice del Premio Strega nel 1979.

Protagonista delle avventure narrate nel libro è Libertino Faussone -detto Tino- , operaio specializzato nella costruzione di gru, ponti, tralicci, una sorta di Ulisse che gira il mondo e in qualche modo lo costruisce, tirando su colonne, impastando cemento, scalando impalcature. Se all’interno del lager il lavoro è fonte di abbrutimento per l’uomo, una macchina livellante che ingurgita esseri umani e ne sputa fuori bestie, ne “La chiave a stella” la prospettiva e il contesto di riferimento cambiano: il lavoro assume qui una connotazione positiva, diventando l’espressione più alta di un uomo-Demiurgo capace di plasmare -e dominare- insieme alla materia anche il proprio destino.

Attraverso il dialogo immaginario con il protagonista di questi racconti, Primo Levi lascia emergere le due dimensioni - all’apparenza inconciliabili- che da sempre convivono in lui: quella del chimico e quella dello scrittore, l’uomo pratico che maneggia composti e reagenti, e il narratore intento a esplorare mondi fatti di carta e di parole. Il divario, in realtà, non è così profondo come si potrebbe pensare, anzi, scrittura e scienza appaiono agli occhi di Levi come due vasi comunicanti, espressioni diverse di una stessa logica che tenta di dare ordine al caos del mondo. E poco conta se per farlo ci si sieda dietro una scrivania o si osservino particelle sotto un microscopio.

Così, quando Faussone si lamenta del proprio mestiere, mostrando di invidiare chi per lavoro scrive, Levi ha modo di ribattere che, al di là di innegabili vantaggi materiali:

“le giornate balorde capitano anche a noi [agli scrittori, n.d.r.]. Anzi: ci capitano più sovente, perché é più facile accertarsi se e' in "bolla d'aria" una carpenteria metallica che non una pagina scritta; così può capitare che uno scriva con entusiasmo una pagina, o anche un libro intero, e poi si accorga che non va bene, che e' pasticciato, sciocco, già scritto, mancante, eccessivo, inutile; e allora si rattristi, e […] mediti di cambiare mestiere, aria e pelle, e magari di mettersi a fare il montatore. Ma può anche capitare che uno scriva delle cose, appunto, pasticciate e inutili (e questo accade sovente) e non se ne accorga o non se ne voglia accorgere, il che e' ben possibile, perché la carta e' un materiale troppo tollerante. Le puoi scrivere sopra qualunque enormità, e non protesta mai […].

Insomma, lo scrittore -a differenza dell’operaio- non ha strumenti che gli indichino in maniera assoluta se sta procedendo nel verso giusto oppure no: per chi lavora con la creatività non ci sono paracadute possibili, cosicché “se una pagina non va se ne accorge chi legge, quando ormai e' troppo tardi, e allora si mette male: anche perché quella pagina e' opera tua e solo tua, non hai scuse ne' pretesti, ne rispondi appieno”


Il biglietto per partecipare all’evento ha un costo di 15 euro ed è acquistabile contattando il servizio biglietteria al numero 892982.

 

 


Evento organizzato da Fondazione Musica per Roma e pubblicato anche qui!

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