Oltre la linea di Martin Heidegger

Il commento...
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"Chi non ha sperimentato su di sé l’enorme potenza del niente e non ne ha subito la tentazione conosce ben poco la nostra epoca".

Questo è il motivo per cui vale la pena di leggere questo libro, un libro poco conosciuto eppure fondamentale nella storia del pensiero novecentesco.
Dico fondamentale perché tratta del tema cardine di questo secolo: il nichilismo. Evocato per la prima volta da Nietzsche, questo spettro si è anno dopo anno intrufolato nelle case, ovvero negli animi degli uomini sino a divenire il più pericoloso dei mali della modernità, sino a corrodere tutto, a togliere significato e potenza a tutte le altre idee, ai pensieri alle ideologie. Chiunque sia solito confrontarsi con la propria coscienza deve prima o poi affrontarlo, questo fantasma.
Ernst Jünger e Martin Heidegger sono i due autori di questo libro: il primo scrisse il proprio saggio in occasione del sessantesimo compleanno di Heidegger, nel 1950, il quale poi a distanza di 5 anni rispose con il suo saggio su "la questione dell’essere". Un libro certo complesso, quasi incomprensibile a chi non è avvezzo a questo tipo di letture, che tratta di un argomento che a molti può parere astratto, lontano. In realtà questo è, nella storia della filosofia, un testo che come pochi altri affronta un tema così complesso con lucidità e precisione, senza inutili tergiversamenti ma andando dritto al punto: è possibile oltrepassare la linea, è possibile "superare il nichilismo"?
È Heidegger a mettere la parola fine sulla discussione: essendo l’essere e il nulla la stessa cosa, essendo l’ESSERE un nascondimento incessante, il nulla non sarà mai oltrepassabile, e l’uomo è destinato a convivere con quello che Nietzsche definì "il più inquietante di tutti gli ospiti".
Il saggio di Jünger è utile soprattutto per definire il problema, cercare e indicare cause e conseguenze, ma è ovviamente nel testo heideggeriano che si ritrova quell’alone di mistero, di fascino e insieme di angoscia che questo grande pensatore è in grado di addensare nei suoi scritti.
Un libro che ha segnato il mio percorso di "apprendista filosofo", e che mi ha fatto sentire orgoglioso nel momento in cui mi sono accorto di averlo compreso appieno, proprio per via della sua tremenda complessità.

 

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