Un viaggio attraverso “La via dell’incenso” con Aldo Pavan alla Fnac di Milano

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“La via dell'incenso” - reportage

Di seguito, il resoconto dell'incontro di presentazione di “La via dell'incenso” di Aldo Pavan.

L’incontro si è svolto lo scorso 20 maggio, presso la libreria Fnac di Milano

In questo particolare momento storico è difficile pensare al Medio Oriente in un'ottica diversa rispetto a quella degli scontri e delle tensioni che ne stanno animando le piazze.

Venerdì 20 maggio, però, alla Fnac di Milano, le foto e le testimonianze di un grande fotoreporter come Aldo Pavan hanno avuto il potere di riportare il pubblico, che ha assistito alla presentazione de “La via dell'incenso”, alle mitiche atmosfere di un'epoca in cui le strade in mezzo al deserto ospitavano carovane di commercianti e non carri armati di mercenari.

Aldo Pavan è un uomo e un professionista che non ha bisogno di presentazioni, basta osservare le immagini da lui scattate nei sui viaggi in giro per i cinque continenti per capire che è una delle poche persone che possiedono il dono di riuscire a guardare la realtà sempre da un'angolazione diversa, unica e in grado di rivelarne aspetti che altri non riuscirebbero a cogliere.

Insieme a lui, a presentare la sua nuova fatica uscita a  ottobre del 2010 (per DeAgostini) c'era Susanna Scafuri, photo editor di Bell'Italia.

“La via dell'incenso” è un volume che fa parte di una serie di reportage che include anche “La via dell'oro”, “La via delle spezie” e “La via della seta”, quest'ultima ancora in lavorazione.

Questi titoli ci dicono molto del modus operandi di Pavan, abituato ad appassionarsi a grandi temi geografici e a documentarli riunendoli in un unico ciclo.

L'interesse principale di Aldo -come ha giustamente notato Susanna Scafuri- è quello di capire come l'uomo ha agito sul paesaggio modificandolo a suo beneficio”.

La via dell'incenso è una rotta di circa 2.400 chilometri che passava attraverso oasi che ora sono state praticamente inghiottite dal deserto e attraversava Oman, Yemen, Arabia Saudita e Giordania per giungere nei porti di Israele dove veniva caricato sulle navi in partenza verso l'occidente.

L'incenso è una resina che si estrae da una particolare pianta, la Boswellia, coltivata praticamente solo in Yemen e Oman. I romani ne apprezzavano  particolarmente l'aroma e ne furono grandi consumatori sia per i riti sacri che per la profumazione degli ambienti.
A quanto sembra Nerone ne comprò una quantità tale da far lievitare i prezzi di mercato.

Aldo Pavan sta esplorando da tempo le potenzialità del multimediale, e attraverso un video realizzato con alcune foto del viaggio ha mostrato al pubblico intervenuto come sono ora, a distanza di centinaia di anni, i Paesi attraversati da questa strada dalla quale sono scomparsi ormai i dromedari per lasciare spazio alle moderne jeep con gps integrato. Chilometri di deserto che finiscono, improvvisamente, in enormi autostrade asfaltate simbolo della modernità che è arrivata fino a qui, fino ai limiti più estremi dove un tempo osava spingersi l'uomo.

Nell'antichità le rotte dell'incenso erano controllate dai Nabatei, la mitica popolazione di Petra e Hegra, oggi ci sono i petrodollari e le merci più interessanti valgono ben più di questa povera resina smerciata ormai nei suq e venduta per la realizzazione di profumi e saponi.

Per le strade dell'Arabia Saudita, ci racconta Pavan, la voglia di Occidente è quasi tangibile. Il mix tra tradizione e innovazione rende questa civiltà come sospesa a cavallo di due mondi, con i giovani che non perdono l'occasione di sbirciare un po' più in là non appena vedono degli occidentali che possono rispondere alle loro curiosità.
Poi ci sono le donne, chiuse dietro ai loro veli che sembrano barricate insuperabili ma che mostrano sempre di più qualche breccia soprattutto nelle città dove lo scambio e il contatto con altre civiltà è più frequente.

La testimonianza di Pavan ci fa comprendere, come lui stesso dichiara, che non esistono più paradisi perduti da esplorare e dare in pasto al pubblico desideroso di esoticità, ma solo luoghi in cui il giornalista, o semplicemente il viaggiatore attento, può incontrare altre persone, entrare in contatto con loro, ascoltarle e riportare le loro parole per aggiungere un tassello in più a questo mosaico di culture che è la nostra Terra.

Grazie a questa straordinaria testimonianza un normale pomeriggio milanese si è trasformato in un viaggio nel tempo, oltre che nello spazio, attraverso civiltà che hanno una storia che loro stessi sembrano aver dimenticato.

Luisa

(27 maggio 2011)

© 2011 imieilibri.it

 

 

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