Sangu. Racconti noir di Puglia

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Questo evento si è tenuto il 11 maggio 2011 presso Maglie, Art Cafè, via Ferramosca (Lecce), alle 21:30.
L'evento...

Sangu

Racconti noir di Puglia

La Puglia come non te l'aspetti.

Mercoledì 11 maggio, all'Art Cafè di Maglie (Le) una serata dedicata alla presentazione di “Sangu. Racconti noir di Puglia”, raccolta edita da Manni che mette insieme le migliori firme di Puglia per tracciare un'immagine di questo territorio che poco ha a che fare con gli slogan da depliant turistico e la retorica de “lu sule, lu mare, lu ientu”.

L'incontro, presentato da Nuccia Refolo, avrà inizio alle ore 21:30 e vedrà l'intervento di Elisabetta Liguori e Carlo D'Amicis, autori di due dei racconti che compaiono nel volume (“Hollywood” e “Ammazzare i morti”).
Nel corso della serata Adele Maruccio leggerà alcuni brani della raccolta, mentre l'artista e scenografo Carlo Dicillo si esibirà in una performance figurativa dal vivo.

I ricavati della vendita di “Sangu”, acquistabile con un'offerta, saranno interamente devoluti al gruppo del volontariato animalista della zona.


“Quella che cominciò a scorrere oltre i finestrini era qualcosa che non somigliava né a una città né a un paese. Casette rurali a due piani se ne stavano addossate a grattacieli nani dalle facciate già vecchie e logorate. Qua e là cantieri edilizi abbandonati per abusivismo. Le strade abbandonate o depositarie di improvvise voragini che attentavano alle sospensioni. Dalle traverse laterali sbucavano a tradimento automobili d'annata dalle marmitte in avaria che ingigantivano i rombi catarrosi dei motori in ruggiti di carri armati. Ai quali si aggiungevano i boati ritmici di stereo al massimo, con musiche di tendenza miste a melodie napoletane le cui parole erano già reati.
[…]
Pareva già un agglomerato del futuro successivo all'apocalisse, quando invece non era mai scoppiata la terza guerra mondiale. Si trattava solo di ruderi lasciati da decenni più deterioranti di secoli. Vivevano tra le loro stesse rovine” 

(tratto da “Straordinario”, racconto di Enzo Verrengia che chiude la raccolta “Sangu”)


(fonte: http://magicapuglia.blogspot.com/2010/01/tramonti.html)

Questa non è la Puglia del buon cibo, dei pomodori appesi al sole. Non la Puglia ridente, da campagna elettorale. è una Puglia di zanzare affamate -umane-, insetti con pungiglioni che si nutrono di altri uomini. Ha sulle membra un rosso che non è sole da tintarella, ma sole di fuoco. Anzi, di sangue. La cercano troupe televisive, per sottoporla a un incipriato quarto grado, per sapere dove si trova ora il cadavere, per accertarsi che le discariche svolgano al meglio il loro fondamentale ruolo al servizio della comunità: smaltire merda. Ma smaltimenti del genere, si sa, sono operazioni complesse, data la tendenza della materia prima a proliferare in forme incontrollate.

Sottratta ai concerti di pizzica, la Puglia corre il rischio di essere adottata dalla famiglia dei reality trash, obbligata da vincoli contrattuali a fornire un tot di globuli rossi (esondati violentemente) a scadenza fissa. Le frasi fatte ronzano intorno a questo tacco d'Italia come intorno a un cadavere: la narrativa cerca di cacciarle via, non per nascondere il morto, ma per chiedersi se esista un altro linguaggio per raccontarne -ed esorcizzarne- il decesso. Carlo D'Amicis ci prova con un impasto di italiano, albanese e dialetti pugliesi; Donpasta ci mette dentro clandestini e neocaporalato (in “Esercizi di stile su un uomo, una donna, un malvivente, un clandestino”); Omar di Monopoli prova con un mix di magia, paure, superstizioni, favole e leggende (in “Maledetta maciàra”); Elisabetta Liguori si appella all'innocenza di un “testimone debole”, una bambina che una notte ha assistito allo scorrere violento del “sangu”, senza riuscire a capirne il senso. 

E ancora, oltre ai già citati, troviamo Cosimo Argentina, che firma il racconto che apre la raccolta, “Il cattivo tenente in salsa tarantina”, Rossano Astremo con “Roast beef”, Piero Calò con “Dolores, la stanza infernale”, Piero Manni con “L'inferno del diciotto”, e i “Rifiuti speciali” di Livio Romano.

Nascosti sotto la luce di Puglia, tanta da render ciechi, ondeggiano paesaggi allucinati -a metà strada fra il rosso e il nero-, paesaggi di cronaca, pulp, suspence, ironia, politica e trash. Ci vogliono stomaci forti e pelle resistente ai morsi.

 

 


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