Dieci di Andrej Longo

Il commento...
Guardo la copertina del libro e penso ai mille volti abitanti la strada, nascosti o racchiusi dietro vetri leggeri, che si arrovellano e s'agghiacciano con niente. Non è una storia divisa in parti, non è una sola mano che vive, scrive e sospira, sembra di trovarsi di fronte allo sbandierare di racconti che vengono fuori proprio dalle finestre semi aperte o chiuse, quasi che si stia ad origliare fra le mura sottili. E la gonna stesa di Vanessa che tra poco indosserà e sembrerà "'na femmina", o il bisbiglio al passaggio di Giggino Mezzanotte. E la vita tutta luci e starlette di paese, o quartiere, di Saverio che rifugge e poi precipita; del figlio esasperato che, alla fine, aiuta l'unico suo amore di bimbo, la madre. E non c'è solo la Napoli che tutti conoscono, c'è quella di Ciuciù che "campa" di lavoro buono, o di Riccà che la lontananza ha dato nuovi occhi e forza nel cercare altrove la felicità.
Il libro scorre amaro, come una sorsata gelida di sciroppo, come una lamella che s'allima sulle mani. Non si può pensare in altro modo, non si può agire in altro modo, ma un barlume frammisto al baccano c'è, si vede negli occhi della piccola Rosa o nella tenacia di Adelina e nello sguardo del vecchio col cane che insegna una terza strada, una fuga o un nuovo approdo alla dignità umana. 

 

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  • gianni minerva dice,

    Avevo dimenticato di votare…doh!


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