Mariangela Guàtteri e Francesca Mannocchi ospiti del ciclo “La poesia è di casa. Versi italiani”

Francesca M Postato da Francesca M in Eventi > gruppi di letture/reading > happening > incontri letterari > incontro con autori
Questo evento, inserito nell'ambito di “La poesia è di casa. Versi italiani”, si è tenuto il 20 aprile 2011 presso Sala Santa Rita (Roma), alle 17:30.
L'evento...

Mariangela Guàtteri e Francesca Mannocchi

ospiti del ciclo "La poesia è di casa. Versi italiani"

Mercoledì 20 aprile, a Roma, un nuovo appuntamento per il ciclo “La poesia è di casa. Versi italiani”: l'incontro, dedicato ai “Nuovi poeti del flusso della parola e della visione interiore”, si svolgerà alle ore 17:30 presso la Sala Santa Rita e avrà per protagoniste Mariangela Guàtteri, presentata da Davide Nota, e Francesca Mannocchi, presentata da Maria Grazia Calandrone.


Emiliana, classe 1963, Mariangela Guàtteri a partire dagli anni Ottanta intraprende un percorso che la porta a sondare nuovi territori espressivi, fondendo arte visiva e scrittura. In questa direzione si colloca, ad esempio, la video poesia “Trilogia [da due dimensioni]”, con le voci di Silvia Ricca, Emilio Sciarrino e Ada Tosatti, su testi (tratti dal poema “Due dimensioni”) e suoni della stessa Guàtteri.
Un video in tre parti che suggerisce uno scavo in tre dimensioni dell'umano -il potere, il piacere, il dolore-, quasi tre esperienze di confine che lasciano intravedere -o impediscono- l'accesso verso qualcos'altro, il superamento del qui e ora, l'approdo in un oltre che non trascende il corporeo ma si cale in esso, lo sonda, lo penetra. La centralità della visione, il ruolo della percezione in un processo che domina e crea il mondo dall'interno dell'organismo: il potere è “lo stato percettivo che organizza i dati”; il piacere, invece, “lo stato percettivo acuto su un senso”; e il dolore, addirittura, “lo stato percettivo che si ingoia”
In tutti e tre i casi, il processo si realizza “a scopo di visione”, una visione, si direbbe, multisensoriale, affondata negli “ultravioletti emergenti”,   i “disegni sonori”, il “corpo di odori”, le “forme in calore”, tra articolazioni meccaniche, mani che sfiorano sfuocate pareti di luci fredde e aggeggi elettronici che assumono, a tratti, sembianze umanoidi stravolte. Il video -di cui esiste anche una versione francese curata dal centro di ricerca CIRCE della Sorbonne Nouvelle -Paris III, diretto da J.Ch. Vegliante- si è classificato tra i finalisti del Premio Bazzano Poesia 2010.

La prima raccolta poetica dell'autrice, “Carbon copy [Cc]” -uscita per la casa editrice  "Il Foglio letterario"-, reca la data del 2005. L'interruzione, come nota Gian Maria Annovi nella prefazione al volume, è la dorsale lungo cui si organizza la narrazione in versi: interruzione sul piano dei contenuti, perché si parla di sentimenti sospesi, bloccati, di una comunicazione cui il destinatario partecipa in maniera passiva, sempre posto nella posizione di dubitare dell'autenticità del messaggio e del proprio rapporto/ non-rapporto con chi sta dall'altra parte, con l'emittente, in un dialogo che si trasforma presto in monologo; ma l'interruzione è anche di livello formale, è scelta di una versificazione che alterna misure lunghe e brevissime.
Ancora Annovi dalla prefazione: 

“L’occhio spalancato di questi versi è [...] una “telecamera / blindata” che procede per “flussi che restano interrotti”, per frames apparentemente statici che ricordano le immagini deformate degli apparati di video-sorveglianza, la fissità discontinua di un occhio-webcam, o la bassa definizione di una video-sonda che penetra sin dentro al corpo per giungere a dare “uno sguardo / allo stomaco”. Tutta la raccolta è pervasa dall’idea di un’introiezione orale dello sguardo che arriva a confondere esterno ed interno e concorre a creare l’inquietante stato di low definition del reale che percorre questi testi”  
(fonte: http://mariangelaguatteri.wordpress.com/2010/08/13/carbon-copy-cc/#prefazione).

Il tema del confine ritorna poi nella seconda raccolta “En” (Edizioni d'if), del 2009: il confine, qui, è quello che si sperimenta nel rapporto amoroso, un confine che fa saltare la reticenza, che mette di fronte a una nuova definizione del proprio io.

 

 

 

“Solo il fuoco
e non mi passa questo amore.
Tuoi capelli nel mio pugno questa notte
tuo respiro sottovento nella bocca
e non mi passa questo amore.
Solo il fuoco
al posto degli umori.
E sei bella con le tue cicatrici
che sono le mie impronte digitali;
io mi conosco appena ti sfioro.
Solo il fuoco
che non passa questo amore.

***
Un sentimento equo
ci misura.
Nessuna ansia.
Le distanze minime
sono camere adiacenti comunicanti come
vasi.
Pratichiamo il desiderio
in cortili interni
quadrati perfetti
nel ritaglio di un cielo impeccabile”

Per Francesca Mannocchi una laurea con lode in Storia del Cinema e un appetito vorace verso il racconto, fatto a voce -attraverso la radio-, ma soprattutto con la scrittura, quella di una poesia dal linguaggio nitido, che inserisce riflessioni sul tempo e sull'interiorità all'interno di un tessuto spesso caratterizzato da note fortemente concrete, un appiglio agli oggetti materiali che qui diventano tracce per ricostruire una trama temporale e spaziale dell'esistenza in cui attore protagonista -o co-protagonista insieme agli oggetti, alle cose che non si può pretendere di controllare- è l'uomo. Forma antica e sempre attuale, quella dell'elenco, che crea una poesia-mondo mettendo mattone su mattone, parola su parola, immagine nell'immagine.

“Una cartolina francese nella moto.
La scelta delle tazze per la colazione.
I miei jeans per avermi sempre addosso.
La tua cinta che ti lega alla mia Vita.
Modigliani che ci guarda al bussare del mattino.
I barattoli senza tappo sulla mensola del bagno.
Le tue mani assolute ad accendere il camino.
I giornali d’accompagno.
Un pupazzo rosso che hai chiamato come me.
La carta sottosopra dei regali di natale.
Il giardino siciliano da cui scappo per tornare.
Il negozio di fumetti a stregare ogni pensiero.
Il vestito chiaro comprato all’usato.
Le pesche biologiche a pulire nell’acqua.
Il quinto dell’inferno appeso al muro.
Il mio libro steso entrando in casa.
Come panni ad asciugare sul balcone di una casa di mare.

Quando fingo di controllare tutto mi perdo.
Persa mi abbandono
al sentimento delle cose”

(Il sentimento delle cose)

Seconda nell'edizione 2009 del concorso “Pubblica con noi”, promosso da Fara Editore, l'autrice compare con la plaquette “L'uscio” nell'antologia “Legenda”, che raccoglie i testi dei vincitori del concorso. La prima raccolta poetica (da cui è tratto il componimento su riportato) -uscita sempre per Fara Editore- s'intitola “La tirannia dell'intimità” (con postfazione di Tiziana Cera Rosco) e immortala il reale in una serie di versi-scatti che si muovono con disinvoltura tra zone d'ombra e squarci di luce violenta, in un contrasto cui ben si accosta il linguaggio visivo degli scatti fotografici in bianco e nero di Veronica Re, che accompagnano e intervallano la versificazione.

Lotte contro i potentissimi -inesistenti, o, almeno, privi di corpo- nemici del di dentro.

“Volevo uccidere i miei mostri
stesi al sole in gran parata
nel brusio del cerimoniale
medaglie carminio luccicavano a festa
di deferenza reazionaria

ho caricato l’arma raggiante
sopra lenzuola traboccanti di storia
e in una mira senza increspi né pieghe
ha tremato il grilletto sotto dita di cera

ma il mio bersaglio
era un’illusione d’ingegno

e l’arma raggiante
caricata a salve”

(Sinfonia)

Lotte delle parole, che sono “sillabe d'alabastro vestite a lutto/ mentre cerco di capirle mi scopro ferite dappertutto”. 


 

 


Evento organizzato da Comune di Roma, Associazioni residenti della Casa della Memoria e della Storia, PAV, Zètema Progetto Cultura

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