Francesca Comencini ha presentato il suo libro “Famiglie” alla Fnac di Milano

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“Famiglie” - reportage

Di seguito, il resoconto dell'incontro di presentazione di “Famiglie” di Francesca Comencini.

L’incontro si è svolto lo scorso 12 aprile, presso la libreria Fnac di Milano

E' apparsa estremamente saggia, a tratti materna, Francesca Comenicini durante la presentazione della sua nuova “creatura”, il romanzo “Famiglie”, avvenuta martedì 12 aprile alla Fnac di Milano.

Pietro Chieli, giornalista e scrittore che di libri sicuramente se ne intende, si è seduto accanto alla Comencini e ha instaurato con lei e con l'uditorio presente una piacevole conversazione che, a partire dalla trama del romanzo, ha spaziato su temi molto attuali quali quelli delle famiglie allargate o degli adolescenti.

Chieli parla di uno “sguardo affettuoso che però non risparmia niente”, è quello dell'autrice nei confronti dei suoi personaggi, di quei protagonisti che si incontrano tessendo trame che costituiscono il tessuto del romanzo.

La Comencini, dunque, narra come è iniziata la stesura del libro: “Ho cominciato a scrivere come se stessi prendendo appunti per un film, anche i miei film partono sempre da dei personaggi”.

La scrittrice non nega il rapporto della storia raccontata con il suo privato di donna e madre di figli adolescenti. Lo scopo del libro, prosegue Francesca, è stato quello di “descrivere i giovani uomini cresciuti senza una figura paterna”.

Simbolo di questi ragazzi è proprio Taos, il figlio di Ada, una delle figure più importanti nella “ragnatela” tessuta tra le pagine del libro. Taos è un adolescente debole con il terrore della competizione, emblematica la frase del libro in cui si descrive Ada con “i suoi figli, belli e perdenti come lei stessa li ha educati e forse perfino voluti”.

Nonostante tutto, però, ci dice la Comencini, saranno proprio Taos e Vera, la ragazza bosniaca adottata dall'altra famiglia protagonista del libro, a ricucire gli strappi che si sono creati all'interno dei propri nuclei familiari e lo fanno perché “sanno farsi guidare dai sentimenti”.

Pietro Chieli individua, poi, la frase che rappresenta la chiave di lettura dell'intero libro e viene pronunciata da Ada, che forse del romanzo stesso è un po' il fulcro: “io per tutta la vita ho cercato di costruire famiglie”.

Ed è proprio questa madre sola alle prese con un compagno quasi assente e con dei figli avuti da precedenti unioni che rappresenta il personaggio in cui la Comencini ammette di ritrovarsi di più, tanto che, dice, nella scrittura del libro “c'è stata anche la voglia di raccontare certi odori, le case, le città che sono un po' delle estensioni degli affetti”. Ci si riferisce in particolare alla città di Roma che, più che uno sfondo, è una co-protagonista del libro.

La Comencini parla di un vero e proprio “travaglio” da cui è nata questa creatura -libro, “è stata una delle battaglie più ardue ma anche più felici della mia vita” ed è scaturita dal desiderio di “dare senso al caos”.

E proprio l'assonanza caos - Taos ci riporta al tema degli adolescenti, così problematici, difficili e pure, spesso, così facili da conquistare. “A volte basta poco per salvare i ragazzi” -dice Francesca- “ma spesso il sistema scolastico non se ne ricorda”.

Così, nel romanzo, è proprio un laboratorio teatrale fatto a scuola che aiuta Stella, sorella di Taos, a ritrovarsi e a riconoscere la sua vocazione. Stella lavora su una recita di una piecé scelta non a caso: “sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare che è l'allegoria stessa dell'adolescenza, “il continuo rincorrere di amori che sembrano essere l'intera vita ma poi si dimenticano nello spazio di una notte” dice Francesca.

Le guardo di Francesca torna a essere quello di una madre che conosce i suoi figli, che osserva e che ama i ragazzi in generale e che anche per loro ha intrapreso l'avventura che l'ha portata a scrivere questo libro, per comprenderli meglio e per metterli al centro dell'attenzione.

Luisa

(18 aprile 2011)

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