Paolo Nori legge “Noi e i governi”

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Questo evento si è tenuto il 2 aprile 2011 presso Novi di Modena, Piazza Primo Maggio (Modena), alle 21:00.
L'evento...

Paolo Nori legge

“Noi e i governi”

Sabato 2 marzo a Novi di Modena appuntamento in Piazza Primo Maggio dove, alle ore 21, Paolo Nori leggerà il discorso musicato “Noi e i governi”, tratto dal libro “La straordinaria utilità del filo a piombo”, in libreria dal 24 marzo per l'editore  Marcos y Marcos.

Ad accompagnare le letture dell'autore ci sarà il coro delle mondine di Novi di Modena, dirette da Giulia Contri.


Un discorso sulla dittatura, sul governo del sé, sulla libertà e sulla capacità di conservarla, sui rischi di perderla, sulle contraddizioni e gli abusi di quelle istituzioni e di quei poteri che dovrebbero tutelarla.
Paolo Nori comincia il suo “Noi e i governi” con una poesia senza titolo del russo Velimir Chlebnikov, una poesia che fa così:

“Per me è molto più piacevole guardare le stelle, che firmare una condanna a morte. Per me è molto più piacevole ascoltare la voce dei fiori che sussurrano “è lui”, chinando la testa, quando attraverso un giardino, che vedere gli scuri fucili della guardia uccidere quelli che vogliono uccidere me. Ecco perché io non sarò mai e poi mai un governante”

E poi si finisce a parlare dell'anarchia, una cosa semplice che si basa su un assunto elementare, vale a dire che l'uomo sia buono. Ma -afferma Nori- siccome tale assunto è lontano dall'essere dimostrato scientificamente e irrevocabilmente, tutta la forza della teoria anarchica sta negli esempi. Il primo che Nori propone è quello di Daniil Charms, che continuò a scrivere cose che non gli lasciavano pubblicare e che solo per miracolo si salvarono dalla distruzione, cose giudicate sovversive, antisovietiche, cose da mettere a tacere. Il governo lo rinchiuse in un manicomio e lì lo fece morire, nel silenzio che per anni avvolse la sua sorte. Dicevano che si fosse perduto uscendo a comprare le sigarette, dicevano che da anni vagasse chissà dove alla ricerca di tabacco da fumare. Facile per uno nelle condizioni di Charms dare la colpa della propria rovina al governo, ma lui non lo fece: non si lamentava mai degli altri o del mondo, ma solo di se stesso, si rimproverava di non aver scritto abbastanza. Quel rimprovero gli permise di lasciarci in eredità non le solite invettive del rivoluzionario sconfitto, ma autentici capolavori.

Nelle parole di Nori, la forza di Charms e la forza di quelli che il potere potrà forse ammazzare, ma non far morire, e fra le due cose c'è differenza. La forza di Pierre Bezuchov, protagonista di “Guerra e pace” di Tolstoj, un russo catturato da francesi durante la campagna napoleonica, un uomo che, di notte, chiuso nel recinto dei prigionieri, alza gli occhi al cielo e si mette a ridere forte. Non ce ne sarebbe motivo alcuno, ma lui ride, ride per un pensiero che gli viene in mente e lo fa sentire vincitore: “Ma la mia anima è immortale! Come fanno a tenerla prigioniera?”.

Si può finire la partita da liberi e vincitori anche morendo in un manicomio, in una prigione o su una sedia elettrica, come Bartolomeo Vanzetti, giustiziato ingiustamente negli Stati Uniti diciannove minuti dopo la mezzanotte del 23 agosto 1927. Vanzetti che, al giudice che gli chiedeva, di rito, se avesse qualcosa da dichiarare, rispondeva con mezz'ora di discorso confessando di sapere che era condannato per colpe che aveva commesso -la colpa di essere italiano e anarchico-, salvo poi aggiungere “sono tanto convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di uccidermi due volte e per due volte io potessi rinascere, vivrei di nuovo per fare esattamente ciò che ho fatto finora”. 

L'autore
Paolo Nori
Laureatosi con una tesi sulla poesia di Velimir Chlebnikov, Paolo Nori sente fortemente il fascino della letteratura russa d’avanguardia. è fondatore e redattore della rivista "L'accalappiacani", “Settemestrale di letteratura comparata al nulla” e autore di diversi libri, tra i quali, solo per citarne alcuni, “Le cose non sono le cose” (Fernandel), “Diavoli” (Einaudi), “Pancetta” (Feltrinelli), “Si chiama Francesca, questo romanzo” (Einaudi), “La vergogna delle scarpe nuove” (Bompiani), “I malcontenti” (Einaudi).

 

 


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