Lo spirituale nell’arte. Tra ieri e oggi di Vasilij Kandinskij

Il commento...

Lo spirituale nell’arte

Tra ieri e oggi

Ci sono testi che nonostante siano stati scritti molti anni fa stupiscono per la loro attualità, per la loro capacità a declinarsi e incontrarsi nell’età moderna. 

Lo spirituale nell’arte rappresenta appieno questo principio.

Per molti potrebbe essere solo un noioso trattato sull’arte, ma non è così. “Lo spirituale nell’arte”, saggio scritto da Vasilij Kandjnskij tra il 1904 e il 1909 e pubblicato nel 1911 dall’editore Müller (attualmente edito in Italia da SE; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), rappresenta uno dei più lucidi, affascinanti e attuali scritti sull’arte.

E’ un testo molto piacevole anche per tutti coloro che non conoscono in modo approfondito l’arte e le tecniche artistiche.
Stupisce come molte nuove “tendenze o discipline si muovano proprio da ciò che Kandinskij teorizzò un secolo fa. Basta pensare alla teorie della comunicazione visiva o ai più moderni insegnamenti della cromoterapia o della New age per scoprire come discipline contemporanee, apparentemente lontane dall’arte pittorica, affondino le loro radici in principi teorici comuni.

Vasilij Kandinskij, Cerchi concentrici
Vasilij Kandinskij, “Cerchi concentrici”

Chi ha sentito parlare di cromoterapia sa che la luce può avere effetti sull’organismo. Questi idee dimostrano come la forza del colore, poco studiata ma immensa, può influenzare il corpo umano. In generale il colore è un mezzo per influenzare direttamente un’anima. E’ chiaro che l’armonia dei colori è fondata su un solo principio: il contatto con l’anima. Questo fondamento si può definire principio della necessità interiore.

E’ la ricerca della necessità interiore che un secolo fa ha spinto Kandinskij a scrivere questo saggio. Lo “Spirituale nell’arte” si apre con una dichiarazione di indipendenza dal passato. Quello che egli criticava era l’incapacità di un certo tipo di arte di evolversi. Egli attacca l’arte figlia del suo tempo, che una volta passata l’epoca in cui è sbocciata sedimenta inerme, incapace di fare entrare nuove pulsioni che le aprissero un nuovo futuro artistico. Il suo fine è quello di creare un'arte che abbattesse le frontiere, un'arte che aprisse il pensiero e lo spirito verso nuove esperienze.

Nel testo, Kandinskij cerca di esprimere la sua personale visione dell’arte e del linguaggio artistico: al centro della sua ricerca c’è proprio la necessità di trovare un nuovo linguaggio “che vada oltre” (ab-strarre) e che esprima i sentimenti e l’individualità dell’artista. Senza la spinta interiore “spirituale” il linguaggio sarebbe insufficiente per spiegare le opere d’arte.
E’ proprio dalla ricerca di una pittura che sia libera da schemi rigidi e accademici che Kandinskij muove il suo trattato scrivendo:

“Tutto, specialmente all’inizio, è questione di sentimenti. Solo il sentimento, specialmente all’inizio del cammino crea l’arte. […] L’arte agisce sul sentimento e quindi può agire solo con il sentimento.”

Vasilij Kandinskij, Composizione allegra
Vasilij Kandinskij, “Composizione allegra”
Kandinskij credeva che le forme fossero un modo di esprimere un sentimento interno, da qui nasce la sua idea di osservare gli oggetti per capirne lo spirito - l’anima. Per l’artista la bellezza dell’oggetto disegnato è solo un modo per attrarre l’attenzione dell’osservatore al fine di comunicare direttamente con la sua anima.

Nella seconda parte del trattato, Kandjnskij riflette molto sul valore del colore. Gradualmente si allontana dagli elementi della realtà per dissolverli in una semplificazione di macchie colorate che, come nella musica, potessero dare vita a combinazioni armoniche. Il colore fornisce all’opera d’arte forti e profonde emozioni che rivelano un mondo interiore, per questo la scelta del colore non può essere casuale come non può esserlo la scelta della forma. La combinazione di forma e colore è fondamentale per esprimere in modo corretto “il bisogno interno”, quindi, con la giusta sintesi di questi due elementi l’artista riesce davvero a comunicare con l’anima di chi osserva l’opera.

“Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima”

Vasilij Kandinskij, Composizione n. 26
Vasilij Kandinskij, “Composizione n. 26”
L’artista spesso paragona l’arte alla musica, perché essa è capace di trasmettere emozioni senza rappresentare la realtà. Il rapporto tra Kandinskj e la musica, è in linea con il pensiero filosofico di Wagner del Gesamtkunstwerk - ”opera d’arte assoluta” in cui le arti singole sono subordinate ad un unico proposito, quello di realizzare una perfetta sintesi delle diverse arti. Per Kandinskj il musicista che più di tutti ha incarnato questi principi è Arnold Shöenberg, padre della dodecafonia, colui che ha rinunciato alla bellezza convenzionale di una forma già pronta per servirsi di tutti i mezzi che portano all’espressione dell’Io.

In conclusione, tra interiorità ed esteriorità si stabilisce un rapporto complementare: l’esteriore deve corrispondere a una necessità interiore che è costituita dal bisogno dell’artista di esprimere se stesso. E proprio per esprimere questa necessità che Kandinskij  ricorre a forme e colori disposti liberamente sullo spazio. Il suo obiettivo di è di liberare l’arte da formule e canoni già confezionati e dare vita ad un arte pura, generata da regole riposte nella sensibilità dell’artista. La ricerca dell’arte dello spirito parte proprio da questo assunto:

“E’ bello ciò che nasce dalla necessità interiore. E’ bello ciò che è interiormente bello”

Silvia P

© 2011 - 2013 imieilibri.it



Vasilij Kandjnskij, “Lo spirituale nell’arte”
Edito da SE (collana Testi e documenti), 168p.; €18
Disponibile online su:
- laFeltrinelli (-15%)
- IBS (-15%)

 

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