“Bagutta & Co.” ricorda Giovanni Raboni

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Questo evento si è tenuto il 22 marzo 2011 presso Biblioteca Sormani, via Francesco Sforza (Milano), alle 18:30.
L'evento...

"Bagutta & Co."

ricorda Giovanni Raboni

Partito lo scorso 3 marzo con un incontro dedicato a Giuseppe Pontiggia, nella Sala del Grechetto della Biblioteca Sormani di Milano, in via Francesco Sforza, prosegue il ciclo “Bagutta & Co.- Storie del più antico premio letterario italiano”, una serie di cinque appuntamenti per ricordare altrettanti grandi letterati -Pontiggia, Giovanni Raboni, Emilio Tadini, Dario Del Corno e Guido Vergani- che si sono distinti anche nel ruolo di giurati di questo storico premio.

Il secondo appuntamento, martedì 22 marzo alle ore 18:30, sarà dedicato alla figura di Giovanni Raboni, poeta scomparso nel 2004. Ripercorreranno la sua opera, attraverso letture e brevi discorsi, nella tradizione del clima familiare che da sempre caratterizza il premio, Mario Santagostini e Patrizia Valduga.
L'evento è realizzato in collaborazione con il Premio Bagutta.

Ingresso gratuito.


L'11 novembre del 1926, notte di San Martino, undici amici con la passione della letteratura si ritrovano alla trattoria Bagutta, di proprietari toscani ma di stanza a Milano, nell'omonima strada. Quella è la sera di una grande idea, la sera in cui verrà fondata una delle più importanti e longeve istituzioni letterarie di sempre: nasce il Premio Bagutta, il più antico d'Italia (in ambito letterario), assegnato a opere di saggistica, narrativa e poesia e, dal 1990, arricchitosi di una nuova sezione riservata alle opere prime.
I fondatori, gli undici intorno a un tavolo nella notte di San Martino, erano  Riccardo Bacchelli, Orio Vergani, Mario Alessandrini, Luigi Bonelli, Adolfo Franci, Paolo Monelli, Antonio Niccodemi, Gino Scarpa, Ottavio Steffenoni, Mario Vellani Marchi e Antonio Veretti. Scrissero su un foglio di carta lo statuto del premio, che poi affissero ad una parete del locale.
Al riguardo il giornalista Paolo Monelli scrisse:

“Tra bicchieri pieni, mezzi vuoti, su un pezzo di carta da droghiere fu scritto il regolamento del primo premio letterario d'Italia. Dei giudici uno solo era astemio”
(fonte: http://www.bagutta.it/italiano.html).

Nel corso degli anni il Premio è riuscito a conservare come sua caratteristica distintiva lo spirito di indipendenza rispetto a qualsiasi tipo di pressione e condizionamento esterno (che sia di natura editoriale o politica), scegliendo di volta in volta le opere da premiare esclusivamente sulla base del valore letterario.


Per citare alcuni tra gli scrittori premiati, ricordiamo Gian Battista Angioletti, trionfatore della prima edizione con “Il giorno del giudizio” (edito da Ribet), e Andrea Bajani, affermatosi nell'ultima edizione con “Ogni promessa” (edito da Einaudi). Tra i premiati più famosi compaiono inoltre Carlo Emilio Gadda, Vitaliano Brancati, Indro Montanelli, Alfonso Gatto, Italo Calvino, Primo Levi, Gianni Celati, Mario Rigoni Stern, Natalia Ginzburg,Vittorio Sereni, Giorgio Bassani, Leonardo Sciascia, Giorgio Bocca e lo stesso Giovanni Raboni.

Giovanni Raboni
Nato a Milano nel 1932, prima di scoprire e coltivare a tempo pieno la passione per la letteratura esercita la professione di avvocato. Nel 1961 l'esordio poetico con la plaquette “Il catalogo è questo” (l'introduzione al volume è firmata da Carlo Betocchi). Nel 1966 esce la prima raccolta organica, dal titolo “Le case della Vetra”, cui seguiranno “Cadenza d'inganno”, “Nel grave sogno”, le prose de “La fossa di Cherubino”, “A tanto caro sangue”, raccolta di poesie edite e inedite uscita nel 1988 per Mondadori, e, nel 1990, il libretto “Versi guerrieri e amorosi”, pubblicato da Einaudi. Tra le raccolte più recenti, inoltre, “Ogni terzo pensiero” (1993), “Quare tristis” (1998) e “Barlumi di storia” (2002), in cui il poeta riflette sulla guerra vissuta da bambino e su alcuni tragici eventi della contemporaneità, come la strage di Piazza Fontana, il cui ricordo emerge dai versi che qui proponiamo.


“Ogni tanto succede
d'attraversare Piazza Fontana.
Come parecchie piazze di Milano
anche Piazza Fontana
con le sue quattro piante stente
e il suo perimetro sfuggente
come se ormai nessuna geometria
fosse non dico praticabile
ma neanche concepibile
più che una piazza vera e propria

è il rimpianto o il rimorso d'una piazza
o forse addirittura (e non per tutti
ma solo per chi da tempo coltiva
più pensieri di morte che di vita)
nient'altro che il suo nome”

(dalla raccolta “Barlumi di storia”)

 

 

 


Evento organizzato da Biblioteca Sormani, Associazione Premio Bagutta

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