Io cammino in fila indiana di Ascanio Celestini

Il commento...

“Io cammino in fila indiana”
di Ascanio Celestini


Acquista su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

Gerarchia, ordine, pulizia. Avanti, marsch! Tutti dritti verso la civiltà!!

Che si ritiri il bigliettino per le code al botteghino, che si firmi il cartellino, e lo scontrino nel taschino ben smacchiato con lo spruzzino.
Gli onesti cittadini vanno avanti uno per volta, non pestano i piedi a nessuno, gente educata, gente rispettosa. In fila indiana. Come le palle infilate nel pallottoliere. Come i polli infilzati sullo spiedo.

Capiscono chi sono per esclusione, per deduzione, per sillogismo. Meno male che c’è la matematica, che il due più due fa quattro non tradisce mai. 

“io cammino in fila indiana.
io sono il numero 23724.
non lo posso dire con certezza.
È una cosa che ho dedotto dal fatto
che quello che cammina davanti a me mi ha detto che lui è il 23723.
Perciò se la matematica non è un’opinione io sarei proprio il 23724…”

Che pace, la fila. Ognuno ha il suo spazio, il suo posto. Ognuno sa quando tocca a lui, quand’è il suo turno, e se qualcuno gli passa davanti o, peggio, gli viene accanto, può protestare, può fare la rivoluzione contro quelli del cerchio e del nome, quelli che non rispettano la fila, che non hanno il numero, o l’hanno perso, o non se lo ricordano, quelli che si sono sfilati dal pallottoliere o dallo spiedo, quelli che hanno perso il conto, che non sanno fare le addizioni in colonna e non capiscono più chi sono.

Insomma, la fila è una bella invenzione, risolve un bel po’ di cose e semplifica i movimenti. Nella fila si può andare solo avanti, con uno sforzo anche indietro, magari, ma di bivi e di uscite laterali, di crocicchi e segnaletiche contraddittorie si può star certi che non se ne trovano.

“Fatto sta che siamo immobili,
ognuno nel suo buco.
In un milione di anni nemmeno la mosca
ha imparato a salvarsi dal ragno…”

In “Io cammino in fila indiana” (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori) c’è tutta la comicità tipica di Ascanio Celestini, la comicità così antipatica al luogo comune, capace di rompere le righe, di raccontare parabole eretiche e mandare gambe all’aria la signorina educazione di Stato, dell’obbligo e della buona creanza. Capace di tagliare il cordone ombelicale con mamma retorica.

Piccoli racconti sovversivi su dove sta andando l’Italia. Piccoli racconti di gente che ha una tecnica: portarsi una pistola appresso, non per usarla, ma per vedere il mondo da un’altra prospettiva. Per vedere il cerchietto colorato con il pallino nel centro che si allarga e lampeggia sul petto o sulla testa del vicino di casa, della moglie, del barista, e collegare il tutto alla pistola, alla coscienza di averla in tasca, a ciò che questo significa: capire che l’altro non è un uomo, ma una sagoma di carne, e non c’è bisogno di perdere tempo ad ascoltarlo, o a conversare con lui. 

“Incontro il colonnello in pensione
che esce dall’ascensore con le sporte della spesa
«Al supermercato il mercoledì fino a mezzogiorno
c’è lo sconto per i pensionati»,
dice mostrandomi le porcherie che si compra.
Io lo aiuto a portare la spesa fino al portoncino blindato.
Penso alla pistola nella tasca, guardo il bersaglio,
sorrido e auguro buona giornata.

Scendo a prendere un caffè,
il barista con le mani ammollo nell’acqua del lavandino
e una macchia marrone sulla camicia bianca
chiede «Cosa desidera?»
Io penso alla pistola nella tasca,
guardo il bersaglio,
sorrido e dico «Un caffè ristretto, grazie».

Mia moglie mi parla dell’estratto di corteccia di betulla
per combattere le smagliature sui glutei.
Io penso alla pistola nella tasca,
guardo il bersaglio,
sorrido e le massaggio il culo…”

La tecnica della pistola in tasca per capire come si sente chi ha il potere, chi magari non spara, ma sa che potrebbe farlo.

“Io vi vedo in televisione,
vi leggo sui giornali,
politici, banchieri, presidenti di consigli d’amministrazione.
Io so perfettamente a cosa state pensando.

Qualsiasi discorso facciate, dalla giustizia all’immigrazione,
dall’economia alla costituzione,
voi pensate sempre alla stessa cosa:
alla pistola che tenete in tasca.

È per questo motivo
che ci guardate come un mucchio di sagome.
È per questo motivo che fate discorsi a mano armata…”

E la gente che ha l’ansia, che ha paura di dormire la notte e se si affaccia alla finestra la città le sembra un camposanto di zombie che fra dodici ore andranno al lavoro, un camposanto di vampiri al contrario, la gente che per addormentarsi non può contare le pecore perché già sta male in mezzo agli uomini, figurarsi in mezzo alle bestie, bé, quella gente si ricordi che «l’ansia è una faccenda che ti si gonfia nella testa. è come l’aria per il pallone: di concreto c’è solo un sottilissimo strato di gomma elastica, tutto il resto è aria l’ansia è una faccenda che ti si gonfia nella testa. È come l’aria per il pallone: di concreto c’è solo un sottilissimo strato di gomma elastica, tutto il resto è aria».

Francesca M

© 2011 - 2014 imieilibri.it


L’autore
Attore teatrale, regista cinematografico, musicista, scrittore e drammaturgo, Ascanio Celestini esordisce in veste di autore nel 1998 con lo spettacolo teatrale “Cicoria. In fondo al mondo, Pasolini”, racconto di un viaggio da Foggia a Roma per dar voce agli ultimi, ai semplici, a chi vive in un mondo che la tecnologia e il progresso stanno spazzando via.
Arte militante, quella di Celestini, che fa ricorso ai media più diversi per affrontare temi scottanti e ferite aperte della contemporaneità: nel 2000 scrive e interpreta lo spettacolo teatrale “Radio clandestina”, sull’eccidio delle Fosse ardeatine; con il romanzo “Scemo di guerra. 4 giugno 1944” racconta la storia di suo padre, sullo sfondo dell’entrata degli americani a Roma, durante la seconda guerra mondiale, mentre ne “La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico”, da cui sarà tratto uno spettacolo teatrale e un film omonimo, parla dell’istituzione manicomiale e delle manie della società dei consumi.
Dal 2006 partecipa alla trasmissione di Rai 3, condotta da Serena Dandini, “Parla con me”. “Parole sante” è il titolo di un documentario girato nel 2007 per raccontare le vicende di un collettivo di lavoratori precari dell’Atesia, il più grande call center italiano situato a Cinecittà 2, periferia di Roma. Con lo stesso titolo, sempre nel 2007, esce anche il primo cd dell’artista.


Ascanio Celestini, “Io cammino in fila indiana”
Edito da Einaudi

Disponibile online su:
- laFeltrinelli
- IBS
- inMondadori

 


 

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