Parola di Duce: Enzo Golino ospite di “Leggere per non dimenticare”

Francesca M Postato da Francesca M in Eventi > presentazioni
Questo evento, inserito nell'ambito di Leggere per non dimenticare XIV edizione, si è tenuto il 18 marzo 2011 presso Biblioteca delle Oblate (Firenze), alle 17:30.
L'evento...
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 Parola di Duce

Enzo Golino ospite di "Leggere per non dimenticare"


 
Venerdì 18 marzo alla Biblioteca delle Oblate di Firenze nuovo appuntamento del ciclo "Leggere per non dimenticare": in compagnia di Enzo Golino si parla di storia, di politica e del potere delle parole, a partire dal libro “Parola di Duce. Il linguaggio totalitario del fascismo e del nazismo. Come si manipola una nazione”, ristampato nel 2010 da Rizzoli con un capitolo in più -rispetto all'edizione del 1994-, dedicato al linguaggio totalitario del nazismo. L'appuntamento è per le ore 17:30.


I linguisti parlano di “atto perlocutorio”, intendendo l'effetto che si produce per mezzo di un'enunciazione. In altri termini, si può dire che i messaggi che pronunciamo non hanno mai -o quasi mai- un valore informativo neutro, ma si portano dentro un nucleo di significati inespressi, impliciti, deducibili da componenti extralinguistiche, quali l'intonazione con cui viene pronunciato un messaggio o la gestualità e la mimica facciale che lo accompagnano. Restando invece nella dimensione strettamente verbale, nel mondo delle parole e dei rapporti che intercorrono fra esse, si può notare come sia possibile incanalare la fruizione di un certo messaggio nella direzione voluta se si è in possesso di conoscenze “oratorie”, attinenti, cioè, alla costruzione del testo, alla scelta e alla disposizione delle sue parti componenti. Gli scambi conversazionali che si hanno nella realtà sono finalizzati, il più delle volte, non a portare l'interlocutore a conoscenza di un fatto, ma a spingerlo ad agire nel modo da noi voluto.

Ora, quali conseguenze può avere la funzione perlocutoria della lingua, se messa al servizio di una dittatura? Nazisti e fascisti si accorsero immediatamente che per ottenere il pieno controllo sul popolo non potevano bastare spedizioni punitive, bastonate e campi di concentramento: bisognava, invece, andare più a fondo, entrare nella testa della gente e spegnere lì, dalla fonte, ogni scintilla di opposizione. “Fascistizzare” la massa, si disse, creare una cultura del regime", secondo una formula che è una contraddizione in termini, perché se la cultura è l'affermazione della coscienza critica del singolo, la “cultura” fascista trasformò l'uomo in animale da applauso, in “bestia del sì", che, privata della propria parola, per esprimersi aveva a disposizione solo quella del capo, oltre all'ovazione, da rilasciare a comando.  


Gli slogan, i discorsi pronunciati sempre dall'alto -da un palco o da un balcone-, l'epurazione dei termini stranieri e dialettali per una cancellazione del diverso già a partire dal vocabolario: in “Parola di Duce” Enzo Golino ricostruisce la storia di una rivoluzione politica e culturale che si impossessò di un popolo operando sulle parole che gli erano proprie fino a svuotarle di senso. Un'occasione per riflettere e per mettersi in guardia dai rischi, sempre attuali, provenienti da chi muove alla parola l'attacco subdolo dello slogan.

L'autore
Enzo Golino
, giornalista e saggista, nasce a Napoli nel 1932. Scrive per diverse testate, tra  cui  “L'Espresso”, “La Repubblica”, “Nuovi Argomenti” e “La rivista dei libri”. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Letteratura e classi sociali” (Laterza, 1976), “Pasolini. Il sogno di una cosa” (Il Mulino, 1985; Bompiani, 1992 e 2005), “Tra lucciole e Palazzo. Il mito Pasolini dentro la realtà” (Sellerio, 1995) e “Sottotiro. 48 stroncature” (Manni, 2002).

 

 


Evento organizzato da Anna Benedetti, Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze

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