“La città ospitale” – “Diario dall’inferno di Brindisi”

Il reportage...

Di seguito, il resoconto relativo all'evento di presentazione de La città ospitale” - “Diario dall’inferno di Brindisi”, tenutosi a Brindisi lo scorso 11 marzo 2011, presso la sala congressi dell’Autorità portuale

Quando si parla di esodo albanese, la mente di molti italiani va alle scene vergognose dello stadio della “Vittoria” di Bari, dove dal 7 al 10 agosto del 1991 furono rinchiusi come in un lager, sotto il sole cocente e senza alcun riparo, diecimila albanesi giunti in Puglia a bordo della nave “Vlora”, rimpatriati prima di Ferragosto con un ponte aereo.

In questi giorni, invece, si è celebrata la ricorrenza del ventennale di un precedente esodo che ebbe risvolti diametralmente opposti, quello di Brindisi, dove tra il 7 e l’8 marzo arrivarono, a bordo di navi, pescherecci e perfino zattere, circa 23mila disperati in fuga dal “Paese delle Aquile”, dal suo regime ormai sgretolato e da una crisi economica senza precedenti.

A rendere il giusto tributo a una piccola città di provincia che salvò la faccia all’Italia c’è ora un libro-testimonianza. Ha per titolo Diario dall’inferno di Brindisi - Il racconto dei giorni del grande esodo albanese ed è stato scritto da quello che, venti anni fa, era il più giovane sindaco mai eletto a Brindisi: Giuseppe Marchionna.

(foto Damiano Tasco)Il libro è stato presentato venerdì 11 marzo, nella sala congressi dell’Autorità portuale, quella stessa che, prima della ristrutturazione, è stato il primo rifugio per centinaia di albanesi prima e kosovari poi.

A presentare il volume, oltre all’autore, c’erano il sindaco di Brindisi, Domenico Mennitti, il prefetto, Nicola Prete, l’arcivescovo, monsignor Rocco Talucci, e il direttore della prima rete Rai, Mauro Mazza, che in quei giorni fu inviato a Brindisi per raccontare il grande esodo dall’Albania.

“Rievochiamo una pagina bellissima della storia di questa città” -ha detto Mennitti aprendo la presentazione. “Lo dico con rammarico, ma in quei giorni il governo nazionale non diede grande prova di efficienza. Brindisi salvò la faccia dell’Italia intervenendo in una situazione molto difficile perché quasi del tutto inaspettata”.

(foto Damiano Tasco)

Anche Mauro Mazza ha ammesso che quando è stato chiamato dal sindaco Mennitti a rievocare quei giorni, ha faticato a mettere a fuoco la memoria:

“Ricordavo le immagini della grande nave arrivata a Bari e tutte quelle persone rinchiuse nello stadio per poi essere rispedite nel loro paese. Poi ho ricordato la splendida lezione di umanità e civiltà che diede Brindisi. La città fa bene oggi a tramandare quel ricordo alle giovani generazioni”.

L’ultimo a prendere la parola è stato l’autore.

“Questo libro -ha detto Marchionna- è dedicato alla città di Brindisi, a una città che gli inviati dei giornali nazionali dell’epoca descrivevano come la città della disoccupazione, del contrabbando e dell’inquinamento e che si sostituì alla protezione civile che all’epoca non esisteva”.

(foto Damiano Tasco)

Di quei giorni, a molti sono rimaste impresse le parole che Marchionna pronunciò rassicurando i propri concittadini e invitandoli a compiere gesti di generosità. “Non abbiate paura, hanno solo fame e freddo”, disse. E le porte delle case dei brindisini si aprirono per accogliere quella moltitudine di disperati, ogni famiglia adottò degli albanesi, ospitandoli in casa, sfamandoli, vestendoli e offrendo quel conforto che i loro occhi smarriti e impauriti chiedevano senza parole. “Brindisi sa essere straordinaria quando gli eventi sono straordinari”, ha aggiunto Mennitti.

(foto Damiano Tasco)Al libro di Marchionna fanno da corollario una serie di manifestazioni ed eventi che il Comune di Brindisi ha racchiuso sotto il titolo di “La città ospitale” - per ricordare il ventennale dell’esodo- e che hanno avuto inizio venerdì 11 e si svolgeranno fino a domenica 13 marzo -2011.

Il programma completo degli eventi è qui.

Francesca Mandese

(12 marzo 2011)

© 2011 imieilibri.it


Di seguito vi proponiamo un video-reportage realizzato, dalla stessa Francesca Mandese, in occasione del primo anniversario dell'esodo albanese.

 

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