Un thè con Montale

Francesca M Postato da Francesca M in Eventi > gruppi di letture/reading
Questo evento, inserito nell'ambito di Ciclo “Parola di poeta, con thè”, si è tenuto il 9 marzo 2011 presso la Biblioteca Civica di Lissone (Monza-Brianza), alle 18:00.
L'evento...

Un thè con Montale

Alla Biblioteca Civica di Lissone (MB) prosegue il ciclo “Parola di poeta, con thè” , inaugurato lo scorso 2 marzo con un incontro dedicato a Giuseppe Ungaretti.

Mercoledì 9 marzo protagonista sarà invece Eugenio Montale, poeta "antieroe" del quale riscopriremo l'opera, guidati dai relatori della serata, Dome Bulfaro e Silvia Monti.

L'appuntamento è alle ore 18, per sorseggiare versi e thè.
Ingresso gratuito.


Montale è poeta di una poesia che ha tradito, che disconosce i suoi figli vati, i cantori dei destini del mondo, i privilegiati cui, grazie ad essa, alla poesia, è dischiusa la conoscenza dell'essere. La parola cessa di dire, e i suoi figli ne restano orfani. I boschi delle corrispondenze, in cui tutto torna, seppur in un modo comprensibile solo a pochi eletti; le parole scagliate nel silenzio, come sassi che possano romperlo: non c'è niente di tutto questo. La parola non è più una formula magica evanescente e concettuale, ma un oggetto reale, concreto, duro. è il fenomeno che si pone tra noi e il noumeno, impedendocene la conoscenza

“Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

[...]

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo darti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.

(da "Ossi di seppia")

Il linguaggio non è una chiave di volta, ma una barriera, un pantano da cui non si esce. Eppure, bisogna necessariamente muoversi al suo interno, come all'interno del mondo, perché la realtà fenomenica e quella linguistica sono senza alternative e senza vie d'uscita. Non si può scampare all'oggetto (e, non a caso, la poesia di Montale ne è colma), così come non si può scampare al linguaggio. Linguaggio che non ha alcun rapporto con l'essere -inteso come l'oltre-fenomenico-, limitandosi a definire -dunque, a rendere fermi e morti- gli "inganni", le apparenze illusorie del mondo sensibile

“Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compiersi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto”.

(da "Ossi di seppia")

Forse in un miracolo -dettato non dall'illuminazione poetica, ma dalla casualità più imprevedibile e cieca- potrà accadere di trovarsi oltre il linguaggio e oltre le cose, a contatto con il nulla, con ciò che non ha e non è parola, quel nulla che è l'unica vera e ultima essenza del mondo. Allora si perderà l'equilibrio costruito dalla percezione, ma presto i nostri organi lo ricostruiranno, perché sono stati creati apposta per farlo, e allora si ripiomberà nel mondo: torneranno "alberi case colli per l'inganno consueto", torneranno di getto, tutti insieme, troppi quasi da far venire la nausea. La nausea delle cose.

Del resto, anche se l'illuminazione dovesse arrivare, sarebbe comunque impossibile comunicarla, non tanto e non solo perché gli uomini sono superficiali e sordi, quanto, soprattutto, perché essa, l'illuminazione, è per sua natura oltre il linguaggio.

Ecco allora delinearsi nelle principali raccolte poetiche montaliane -"Ossi di seppia", "Le occasioni", "La bufera e altro"- lo sfondo di un paesaggio interiore reso attraverso immagini dalle forme aspre, immagini di svuotamento e di distruzione, quasi impoetiche però, lontane come sono dalla metafisica e dall'astrazione: "rovente muro d'orto", "sterpi", "rivo strozzato", "foglia riarsa",  "cavallo stramazzato", "arsura".


 

 


Evento organizzato da Gruppo Poesia Presente, Comune di Lissone

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