“Medea” vs. “La Pelle” a Strane coppie 2011

Francesca M Postato da Francesca M in Eventi > gruppi di letture/reading > incontri letterari
Questo evento, inserito nell'ambito di Strane coppie 2011, si è tenuto il 3 marzo 2011 presso Goethe Institut (Napoli), alle 18:00.
L'evento...

“Medea” Vs. “La pelle”

a Strane coppie 2011

 

Si parla di guerre, giovedì 3 marzo al Goethe Institut di Napoli: due testi a confronto, la “Medea” di Christa Wolf e “La pelle” di Curzio Malaparte, due grandi opere del Novecento italiano ed europeo per indagare multiformi aspetti dei conflitti, visti, in questo caso, come persecuzione dello straniero (Medea) e teatro per il manifestarsi di un’umanità mostruosa e oscena (La pelle).

Vs.


L’incontro
, che rientra nel ciclo “Strane coppie 2011”, avrà inizio alle ore 18 e vedrà Anna Maria Carpi e Giuseppe Montesano discutere sulle opere in esame, accompagnati dalle letture di Imma Villa.


Medea
Da sempre ci hanno insegnato a considerarla un’amante iraconda e vendicativa: lei, Medea, tradita da Giasone, per vendetta diventa assassina dei suoi stessi figli. Una crudeltà spietata verso chi abbandona, un odio lucido e conseguente, che passa sopra gli affetti e le leggi del sangue. Questo, almeno, raccontano la tradizione classica e la versione del mito più conosciuta, quella tramandata da Euripide. Ma nella sua “Medea” -strutturata come un racconto corale in cui si alternano le voci della stessa Medea, del marito Giasone, dell’allieva Agameda, di Acamante, del fratello Absirto e della rivale Glauce- Christa Wolf ci dice che le cose non stanno così. Che il mito della madre assassina è un retaggio della misoginia del mondo antico, una sorta di “propaganda di Stato” che distorce la verità dei fatti allo scopo di tramandare una linea interpretativa che sancisca la superiorità della ratio greca sull’impulsività -vera o presunta- del mondo dei barbari della Colchide, di cui Medea si propone come rappresentante orgogliosa, nella sua tenacia di conservare l’identità e i costumi che le sono propri, senza farsi assorbire dalla società che la ospita. Attingendo a fonti diverse rispetto a quella euripidea, Christa Wolf traccia la figura di una donna che incarna una cultura altra, basata su segreti riti del corpo e della fecondità, una cultura matriarcale, espressione della diversità del femminile e del suo porsi agli antipodi di un mondo tipicamente maschile, segnato dalla guerra e dalla violenza. La condanna di Medea si origina proprio dalla sua diversità, orgogliosamente ostentata e difesa: sarà questo a fare di lei il capro espiatorio di tutti i mali che affliggono Corinto, dalle cui fondamenta emerge un segreto, il misfatto su cui è fondata la città: nei sotterranei del palazzo, infatti, sono seppellite e gelosamente custodite da Merope ossa infantili, i resti della figlia primogenita del re Creonte, che questi ha fatto uccidere per timore di perdere il trono. Medea lo sa e per tale conoscenza sarà punita e screditata con fama di strega e infanticida.

La Pelle
Il racconto documentario tipico del diario giornalistico e la visionarietà dell’interpretazione romanzesca si mescolano nella penna di Curzio Malaparte per aprire uno squarcio su mondi che hanno i colori e gli odori forti della carne martoriata, la carne della guerra e i corpi di chi l’ha vissuta, sopravvivendole, procurandosi l’unica vita che era possibile avere, vita di oscenità e di abbrutimento, vita grottesca e pietosa. Una guerra di corpi, insomma, con le anime soffiate via o soppresse nella carne

“Oggi si soffre e si fa soffrire, si uccide e si muore, si compiono cose meravigliose e cose orrende, non già per salvare la propria anima, ma per salvare la propria pelle. Si crede di lottare e di soffrire per la propria anima, ma in realtà si lotta e si soffre per la propria pelle. Tutto il resto non conta”

Romanzo del 1949 in cui l’autore fa confluire la sua esperienza di corrispondente di guerra sul fronte francese, finlandese e russo durante la Seconda Guerra Mondiale, la “Pelle” reca come titolo originale “La peste”, poi cambiato a causa della coincidenza con l’omonima opera di Camus, uscita due anni prima. Quello raccontato da Malaparte è un contagio morale che si espande a macchia d’olio nell’Europa del periodo post-bellico, lasciandosi dietro prostituzione, orge, corruzione delle anime che si fa strada attraverso i corpi, deformi, venduti surreali. Come quelli delle nane che abitano il quartiere napoletano Pendino di Santa Barbara, simili a “mostriciattoli di Bruegel o di Bosch”. E poi altri corpi mangiati, come quello di un pesce dalle sembianze di una bambina bollita, servito in un banchetto ufficiale

“Una bambina, qualcosa che assomigliava a una bambina, era distesa sulla schiena in mezzo al vassoio, sopra un letto di verdi foglie di lattuga, entro una grande ghirlanda di rosei rami di corallo. Aveva gli occhi aperti, le labbra socchiuse: e mirava con uno sguardo di meraviglia il Trionfo di Venere dipinto nel soffitto da Luca Giordano. Era nuda: ma la pelle scura, lucida, dello stesso color viola del vestito di Mrs. Flat , modellava, proprio come un vestito attillato , le sue forma ancora acerbe e già armoniose, la dolce curva dei fianchi, la lieve sporgenza del ventre, i piccoli seni virginei, le spalle larghe e piene”

 

 


Evento organizzato da Lalineascritta, Goethe Institut

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