Un thè con Ungaretti

Francesca M Postato da Francesca M in Eventi > incontri letterari
Questo evento, inserito nell'ambito di Ciclo “Parola di poeta, con thè”, si è tenuto il 2 marzo 2011 presso Lissone, Biblioteca Civica (Monza-Brianza), alle 18:00.
L'evento...

Un thè con Ungaretti

Mercoledì 2 marzo alla Biblioteca Civica di Lissone (MB) un thè con i versi di Giuseppe Ungaretti. L’incontro avrà inizio alle ore 18 e rientra nel ciclo Parola di Poeta, con thè , una delle tante iniziative promosse nella stagione 2011 di Poesia Presente , rassegna letteraria che, iniziata a gennaio, animerà fino a giugno il territorio di Monza e della Brianza.


La vita di uno dei grandi maestri dell’ermetismo novecentesco sarà ripercorsa attraverso letture sceniche di poesie e carteggi, arricchiti da documenti audio e video. Relatori della serata Dome Bulfaro e Silvia Monti.


Ingresso libero



Il tempo e il silenzio, la memoria e l’innocenza, l’attimo e la durata. I paradossi e le contraddizioni dell’esistenza degli uomini, mortali e imperfetti generati da un dio eterno e infallibile. La poesia di Ungaretti come un viaggio, sott’acqua, un’immersione nelle radici dell’essere per scoprire che l’essere non si può e non si deve afferrare. Basta circumnavigarlo, sfiorarlo, passargli accanto e rassegnarsi al fascino misterioso, avviluppante, di ciò che non si può dire. Perché le mani e le parole sono clessidre che non trattengono.


Superare la memoria, scaricare il fardello dei ricordi personali e collettivi, spalare via i sedimenti che ci lasciano addosso altre epoche e altri uomini: lo si può fare solo con un salto, dopo il quale ritrovarsi, d’improvviso e senza tappe intermedie, in un altro posto. In quel “Porto Sepolto” che dà il titolo alla raccolta poetica del 1916 e allude a ciò che nell’uomo resta inconoscibile a se stesso. Come zucchero non disciolto al fondo di una tazza, verrebbe da dire. Per raggiungere quelle profondità la poesia si fa immersione iniziatica, bagno purificatore, non teme di perdersi, affronta il naufragio del senso, della logica, dell’io. In questa direzione, più che Marinetti e i futuristi, ancora legati a un analogismo onomatopeico che imita il reale, il maestro era stato Mallarmè, con la sua parola-formula magica, con l’analogia che si fa chiave del mistero -ma non sua soluzione- e mette insieme tessere di mondo pescate a caso, come da un mazzo di carte o da un lancio di dadi.


Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto


(Il porto sepolto)


A livello formale si nota la rottura della versificazione tradizionale, l’eliminazione della punteggiatura -espressione grafica di gerarchie-, la riduzione delle frasi a parole lasciate fluttuanti o immobili nel silenzio, in quell’oblio prima della tomba e prima della culla in mezzo al quale si colloca l’uomo, che “in vita, non s’affanna che a volere, invano, percorrere da vivo, cosciente, colla sua intatta persona, la sua patria silenziosa, l’eternità”. L’esito più estremo è nel notissimo, ormai quasi proverbiale, “M’illumino d’immenso”, intitolato “Mattina” e datato 1917. Con la stessa essenzialità si può raccontare anche la guerra, e il dolore della morte

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie


(Soldati)


Qui come altrove, il titolo del componimento è parte integrante del testo, ineliminabile anello di quel procedimento analogico che, in questo caso, porta ad assimilare la precarietà della vita in guerra alla sorte delle foglie autunnali, deboli, quasi secche, facili vittime del minimo soffio di vento.


Ma la distruzione del verso non è fine a se stessa. Non è fervore avanguardistico, è ricerca di un verso da rigenerare, come accadrà nella raccolta “Sentimento del tempo” (1933), dove si ricompongono le forme metriche e sintattiche della tradizione. Come per la vita dell’uomo, un percorso dal dissolvimento alla (ri)creazione.
 


Giuseppe Ungaretti - “La poesia è poesia quando porta in sé un segreto”

 

 


Evento organizzato da Comune di Lissone

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