Alessandro Mari presenta “Troppo umana speranza”

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Questo evento si è tenuto dal 28 febbraio 2011 al 5 marzo 2011 presso Busto Arsizio, Gallarate (Varese), alle vedi dettagli.
L'evento...

Alessandro Mari presenta

“Troppo umana speranza”

Mini tour letterario per Alessandro Mari e il suo romanzo d’esordio “Troppo umana speranza”, edito da Feltrinelli nella collana “I narratori”. L’autore presenterà il volume lunedì 28 febbraio a Busto Arsizio (VA) presso la Galleria Boragno, in un appuntamento che avrà inizio alle ore 21 e vedrà la partecipazione di Marisa Ferrario Denna.

Giovedì 3 marzo, sempre alle ore 21, l‘autore sarà invece a Vignola, presso la Sala dei Grassoni Rocca di Vignola (MO), per una serata di letture in compagnia di Giovanni Galli, e del sottofondo musicale di Pablo Del Carlo (contrabbasso) e Claudio Ughetti (fisarmonica).

Ultima tappa sabato 5, alle ore 18, alla Libreria Biblos di Piazza Libertà a Gallarate (VA) Partecipa all’incontro Lorenzo Scandroglio.


“Menar merda non è poi una mala occupazione; peccato, certo, non si fa. Rischi invece se ne corrono, e di sovente. Si metta il caso di andare in un paio di zoccoli e senz’accorgersi di spataccare sotto la suola una chiazza venuta da chissà dove; si affondano le dita, tutto il calcagno, e patatràc: riccioli di viscidume risalgono il piede quasi fossero tentacoli di un essere di merda, e lo zoccolo è presto inghiottito. E il puzzo! Gelosamente custodito, allo schiudersi della chiazza si leverà come uno zampillo caldo di fontana... Insomma, la merda a maneggiarla c’ha i suoi contrattempi […] S’apprenderà dove coglierne di fresca senza rimediare bastonate, la maniera di rimestarla e miscelarla, diluirla e custodirla fino alla benedizione e poi menarla per il borgo in ogni sua periferia […]”


In questo romanzo del giovane Alessandro Mari, classe 1980, troviamo la campagna lombarda di inizio Ottocento, con la sua cultura materiale fatta di riti legati alla terra e di desideri semplici. Desiderio che il raccolto sia buono, che Dio faccia la grazia di portar la pioggia, ma solo al momento giusto e solo quanta ne serve a non soffocare nell’afa e a non far morire assetate le bestie. E poi, che la bella amata finalmente si conceda, che il colera lasci tutti in pace e che gli stranieri -austriaci, tedeschi e croati- se ne tornino a casa loro. Piccole storie di gente che vive all’ombra della grande storia, quella di Garibaldi e di Aninha, in un’Italia che tale non è, non ancora unita, non ancora patria. Qui la paura del domani si brucia insieme alle sterpaglie all’inizio della primavera, con il fumo che si alza in nome di chissà quale divinità, ingoiando la valle e concimando il terreno di speranze


“Per il borgo spirava una brezza che odorava di rinascita e il soffio invogliava a fugare le paure, ché a pensarle si temeva si attuassero per colpa di una diavoleria. Non mancavano gli audaci, i quali s’arrischiavano a immaginare le sciagure più tremende, illusi di poterle esorcizzare a sola forza di pensiero, ma in ogni caso oggi nel petto di ciascuno avvampava un bisogno di speranza [...]”

Il futuro lo si costruisce con pochi mezzi, ma con molta tenacia e molta ostinazione, con le doti tipiche dei contadini di sempre. Qui vive Colombino, un po’ strano, un po’ “idiota”: la gente quando lo vede lo saluta tappandosi il naso con due dita, perché lui è il “menamerda”, quello che consegna a domicilio il letame “benedetto” – che renderà fertili i campi- agli abitanti del borgo di Sacconago.

 


Evento organizzato da Feltrinelli

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