I Viceré di Federico De Roberto

Il commento...
A volte, davanti a un libro, si ha l’impressione di essere al cospetto di qualcosa di “grande”, a una sorta di impresa folle, condotta con il coraggioso intento di comunicare ai lettori un messaggio importante, da custodire.

Così davanti ai Viceré mi domando cos’abbia spinto De Roberto a mettere a repentaglio la propria salute, fisica e mentale, nella realizzazione di un’opera che, non appena vide la luce, fu rifiutata, aspramente criticata, incompresa.
 E forse la risposta risiede proprio nel suo messaggio, capace ancora oggi di un’attualità sconcertante e allo stesso tempo di una crudezza micidiale.
Dietro alle vicende private della gloriosa e ipocrita famiglia Uzeda, i Viceré di Sicilia, si nasconde infatti la fatale decadenza di un’intera classe politica, quella risorgimentale, e del suo progetto di costituzione di uno Stato italiano unito e democratico.

“Quando c’erano i Viceré, i nostri erano Viceré; adesso che abbiamo il Parlamento, lo zio è deputato!...”. Con queste parole il principe Uzeda spiega al figlioletto Consalvo chi è un deputato, e queste parole incarnano la crisi istituzionale che l’Italia visse agli albori dello stato di diritto, rappresentata da De Roberto con gelida volontà schernitrice. A cambiare sono solo colori e simboli politici, perché  in fondo il sistema rimane - e sempre rimarrà - sorretto da una casta di prepotenti e camaleontici maniaci perversi: questo il messaggio forte di De Roberto, inconcepibile per la classe dirigente del tempo.

Una razza degenere dunque, quella dei Viceré, nel pubblico come nel privato: e allora ecco una lucida rappresentazione delle tare che intaccano l’intera famiglia, dalla fobia per la jettatura del principe Giacomo, alla distorta maternità di Chiara, alla viscerale pusillanimità dello zio Gaspare, fino alla sconcia volgarità di don Blasco e alla ruvida spilorceria di zia Ferdinanda.
All’apparenza soltanto un circo di casi umani, ma che in realtà nasconde la tragicità con cui si tramandano i meccanismi del potere. 

 

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