La campana di vetro di Sylvia Plath

Il commento...

“Per le radici dei capelli mi afferrò un qualche dio” declama Sylvia Plath nella poesia “Hanging man”.
E questa è la sensazione che mi ha percorso la schiena durante l'intera lettura de “La campana di vetro”, l'unica opera in prosa della poetessa Plath, pubblicata appena un mese prima del suicidio.
C'è una donna appesa. Imbrigliata e imprigionata in un luogo tale dell'anima da essere destinata a percepire ciò che le capita intorno con un distacco disumano a volte, e con un riverbero intollerabile altre.
è la storia (fortemente autobiografica) di una diciannovenne americana di provincia ritrovatasi catapultata a New York dopo aver vinto un concorso di giornalismo; quella contro cui si imbatterà sarà l'America bigotta degli anni '50 i cui valori borghesi, l'incompatibilità tra quello che vorrebbe essere e quello che la società vuole che sia, la strozzeranno a tal punto da farla precipitare nel baratro della psicosi e della malattia mentale da cui faticosamente tenterà una risalita.

 

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  • ValeriaD

    valeria dice,

    Sorprendente, leggetelo…


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