L’eleganza del riccio di Muriel Barbery

Il commento...

"Mi chiamo Renèe. Ho cinquantaquattro anni[...] da ventisette anni sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle [...] Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l'alito di un mammut."

"Io ho dodici anni, abito al numero 7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi. [...] ho preso una decisione: alla fine dell'anno scolastico, il giorno dei miei tredici anni, il 16 giugno prossimo, mi suicido."

Renèe e Paloma conducono una doppia vita. La prima aderisce apparentemente allo stereotipo della portinaia (brutta, ignorante e soap-opera addicted) nascondendo sotto questo involucro ingombrante un animo gentile, una predilezione per l’arte, la letteratura, la filosofia, la musica e la cultura giapponese. La seconda è una ragazzina troppo intelligente per la sua età che analizza pessimisticamente il mondo degli adulti dal quale ha deciso di sottrarsi suicidandosi il giorno del suo tredicesimo compleanno.

Le due vite così nascoste scorrono parallelamente fino all’arrivo di monsieur Ozo, un ricco giapponese che “smaschera” le protagoniste costrette a rivedere in qualche modo i propri piani di vita.

Renèe è una donna che ha sofferto tanto in passato e che per evitare il dolore si chiude in uno stereotipo, falso ma certo e sicuro, e riesce perfettamente a portare avanti due vite come spesso vorremmo fare noi per scappare da un vecchio dolore. Paloma ci riporta ai nostri problemi adolescenziali, al nostro credere di essere unici e soli in mezzo ad un mondo che non ci accoglie come vorremmo.  Entrambe sono parte di un vissuto che appare unico.

Sembra impossibile non sentirsi un po’ Renèe e un po’ Paloma.

 

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