Un giorno di felicità di Isaac B. Singer

Il commento...

Com'è la vita di uno scrittore, in questo caso con tanto di premio Nobel (era l'anno 1978)?


Se volete rispondere a questa domanda, a vostro rischio è pericolo, addentratevi nel libro che, all'interno del suo titolo, conserva e diffonde la sorprendente risposta:


“Un giorno di felicità” per l'appunto.


Singer nella sua biografia ci avvisa come la felicità sia lunga un solo giorno.

Singer ci consola all'interno di queste sue pagine biografiche rivelandoci che la felicità dura ben tutta una giornata.


Ripetizione paradossalmente voluta la mia, per questo libro che non è un libro ma è tutto un mondo.


Purtroppo un mondo che non c'è più.


“Un giorno di felicità” può essere visto come il diario di un ragazzo, non ancora scrittore che pian piano arriva a scoprire e la sua vera vocazione, quella di narrare e di reinventarsi la favola della vita nella miseria e nell'angustia desolante del ghetto di Varsavia, dove la famiglia Singer si era trasferita dalla provinciale e rurale Radzymin nel 1908, antecedente alla sciagura della Seconda Guerra Mondiale.


Questo libro è la voce dell'infanzia di un scrittore con la S maiuscola, e se mi permettete STRA maiuscola, che, una volta scoperto di non essere pago della propria personalissima voce decise di condividere la sua storia per iscritto.



Ma non è solo questo, “Un giorno di felicità” è molto di più, è come se, girando ogni singola pagina di questo libro, noi fossimo lì, a spiare dietro alla tendina della storia le infinite bellezze e la tragica povertà di un mondo arcaico e scomparso.


Un documento storico che non documenta ma che meraviglia, lasciando attoniti per l'intensità dello sguardo di Singer, maestro a non cadere nella retorica anche quando si lascia andare ai suoi più personali e melliflui ricordi.


 

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