Pane Nostro. Incontro con Predrag Matvejevic

Francesca M Postato da Francesca M in Eventi > incontri letterari > incontro con autori
Questo evento si è tenuto il 5 gennaio 2011 presso Teatro Politeama Greco (Lecce), alle 18:00.
L'evento...

Pane Nostro

Incontro con Predrag Matvejević


Il ciclo di incontri letterari di “Salento d’Inverno”, Rassegna di Musica, Teatro, Danza, Arte e Letteratura organizzata dalla Provincia di Lecce, si conclude mercoledì 5 gennaio con la presentazione del libro “Pane Nostro” (Garzanti) dello scrittore bosniaco Predrag Matvejević.


L’ incontro si terrà alle ore 18 presso il Teatro Politeama Greco di Lecce.



“Pane Nostro”: un titolo che è quasi una preghiera, un richiamo ai simboli e ai significati che si addensano intorno a un alimento, il pane, tra i più antichi e i più semplici della storia dell’uomo. Antropologia, religione, linguistica, letteratura, le più varie branche delle cosiddette scienze umane confluiscono e si amalgamano in questo volume con una ricetta misteriosa almeno quanto quella che porta dai chicchi della spiga agli impasti di farina e da questi al pane e alle sue tante varietà -gallette, focacce, biscotti, pani con o senza lievito-, in una catena necessaria che tiene insieme passato e futuro, antichi e moderni, ricchi e poveri. Il pane che sulle tavole dell’Occidente viene cambiato ogni 24 ore, il pane che in molte parti del mondo segna ancora il confine tra la sopravvivenza e la morte per inedia, il pane duro e ammuffito che i detenuti nei campi di sterminio siberiani immergevano in acqua bollente e salata per renderlo di nuovo mangiabile, il pane al centro delle guerre, il pane sugli altari dei riti cristiani.


La storia dell’uomo ripercorsa attraverso uno studio sulla cultura materiale che ha impegnato Predrag Matvejević in ricerche lunghe vent’anni. Scopriamo, così, che tutto nasce da un mistero, più antico delle parole, più atavico del linguaggio:


“è nato nella cenere, sulla pietra. Il pane è più antico della scrittura e del libro. I suoi primi nomi sono stati incisi sulle tavolette d’argilla in lingue ormai estinte. Parte del suo passato è rimasta fra le rovine. La sua storia è divisa fra terre e popoli. La leggenda del pane affonda nel passato e nella storia […] resterà un mistero, forse per sempre, dove e quando germogliò la prima spiga di grano. La sua presenza richiamò lo sguardo dell’uomo e suscitò la sua attenzione. La collocazione dei chicchi -il loro ordine all’interno della spiga- offriva un modello di armonia, di misura, forse anche di uguaglianza…”.


Il pane, che accomuna gli uomini nel loro vivere su questo pianeta, diventa il presupposto di un appello a ritrovare o a creare le radici di una civiltà di pace, che dall’Europa e dal Mediterraneo si allarghi ad abbracciare realtà troppo a lungo considerate e trattate come marginali. è il sogno che Predrag Matvejević, esule della guerra civile nell’ex Jugoslavia, ha già tracciato in “Breviario mediterraneo” (Garzanti, 1991), un sogno che l’ha portato a denunciare pubblicamente quelli che definiva “I nostri talebani”, gli intellettuali nazionalisti colpevoli di una “propaganda micidiale”, messa al servizio dei “signori della guerra”. Nella sua battaglia contro i totalitarismi, Matvejević ha rimediato anche una condanna a cinque mesi di reclusione per ingiuria e diffamazione contro lo scrittore croato Mile Pešorda, ma questo non è bastato a fermarlo, non poteva bastare, e nel novembre 2005, all’indomani della sentenza del tribunale di Zagabria, in un articolo dal titolo "Andrò in prigione", apparso su “Il Manifesto”, scriveva


“Ho già dichiarato […] che non intendo fare ricorso: perché questo significherebbe prendere sul serio la condanna e il tribunale dal quale proviene. Sono dunque pronto ad andare, nel momento deciso da «loro», subito dopo aver fatto la mia valigia, nella prigione che mi sarà assegnata”


Per lui, meglio finire in carcere, che assistere al degrado di un Paese in cui “Le coscienze che tentano di ergersi «al di sopra della mischia» generalmente sono considerate «traditrici della nazione». E per questo vengono punite”.


L’interrogativo di oggi e di ieri, quello che emerge dalle vie del pane, quello su cui Matvejević rifletteva dopo esser stato condannato per aver difeso il diritto della sua patria alla libertà, riguarda l’Europa e il suo futuro


“Quale Europa? L’abbiamo sentita, tante volte, in diversi contesti, a partire dall’Europa del carbone e dell’acciaio fino a quella di Maastricht e dell’euro. Sarebbe auspicabile che l’Europa odierna fosse meno eurocentrica di quella del passato, più aperta al cosiddetto Terzo Mondo dell’Europa colonialista, meno egoista dell’«Europa delle nazioni», più Europa dei cittadini che si danno la mano e meno quella degli Stati che si sono fatti tante guerre fra loro. Un’Europa più consapevole di se stessa e meno soggetta all’americanizzazione. Sarebbe utopistico aspettarsi che diventasse, in un futuro prevedibile, più culturale che commerciale, più cosmopolita che comunitaria, più comprensiva che arrogante, più accogliente che orgogliosa […]”. ( fonte: http://www.giardini.sm/matvejevic/prigione.htm)


 

 

 

 

 


Evento organizzato da Provincia di Lecce e pubblicato anche qui!

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