Una casa alla fine del mondo di Michael Cunningham

Il commento...

Vivere insieme nel tempo, il tempo che scorre lento ma inesorabile, fino alla crudeltà del distacco, sia tra i vivi che tra i vivi e morti.  E l'America degli anni '70, che sfiancata dal fallimento degli ideali del decennio precedente si "tiene in vita" con l'energia effimera delle mode punk, disco e new wave; ma c'è anche un'America profonda fatta di paesoni desolati come Cleveland, dove tutti conoscono tutti, nessuno condivide la propria tristezza e le stagioni non passano mai. E come l'estate provoca il desiderio dell'inverno e l'inverno dell'estate, così i protagonisti del romanzo, Bobby, Jonathan e Claire, cercano di trovare una sistemazione prima a New York, poi in una vecchia villa di campagna praticamente isolata dal mondo. Il sogno di una vita a tre che escluda ogni altro rapporto e convenzione sociale (il lavoro, la famiglia tradizionale) funzionerà però solo per Bobby e Jonathan, ma non per Claire, che deciderà invece di "stare tra i vivi". A mio parere "Una casa" rimane il capolavoro insuperato della produzione di Cunningham, senza il virtuosismo stilistico  un po' forzato di opere successive come "Carne e sangue" o "Giorni memorabili". Trovo invece "Una casa" bellissimo per la capacità di mantenersi sempre a un passo dal kitsch e dallo stereotipo senza caderci dentro, cosa che riesce solo ai grandi. Elegiaco, toccante, dolcissimo.

 

 

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