Il Sangue del Sud. Incontro con Giordano Bruno Guerri

Francesca M Postato da Francesca M in Eventi > incontri letterari > incontro con autori
Questo evento si è tenuto il 13 dicembre 2010 presso Teatro Politeama Greco (Lecce), alle 19:00.
L'evento...

Il Sangue del Sud.
Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio

Incontro con Giordano Bruno Guerri


Gli appuntamenti di “Salento d’inverno”, Rassegna di Musica, Teatro, Danza, Arte e Letteratura organizzata dalla Provincia di Lecce, proseguono lunedì 13 dicembre con la presentazione de “Il Sangue del Sud”, l’ultimo libro dello storico Giordano Bruno Guerri , edito da Mondadori.


Realizzato con la collaborazione del Parco Letterario del Salento “Quinto Ennio”, l’incontro avrà inizio alle ore 19 presso il foyer del Teatro Politeama Greco di Lecce. La serata sarà presentata da Antonio Cassiano, dirigente del servizio cultura della Provincia di Lecce, e vedrà gli interventi dell’autore del volume e di Simona Manca, Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Lecce.


Giordano Bruno Guerri, già autore di saggi quali “Un amore fascista”, “Antistoria degli italiani”, “Gli Italiani sotto la Chiesa”- non ha paura di dirsi revisionista. Piuttosto, raccomanda il revisionismo come dovere di tutti gli storici i quali, nel percorso di ricerca della verità, non devono esitare, laddove ce ne siano i motivi, a infrangere anche luoghi comuni consolidati. E “Il Sangue del Sud. Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio” sembra nascere proprio da quest’assunto. Guerri rilegge la storia e individua nella lotta tra i soldati inviati dal Piemonte e i briganti insorti nel Regno delle Due Sicilie la prima guerra civile italiana, con circa 100.000 morti. Un bilancio ben più grave di quello di tutte e tre le guerre risorgimentali messe insieme.


Ma “Il Sangue del Sud” non è un libro alimentato da spirito polemico contro il Risorgimento e l’Unità, momenti che Guerri non contesta e, anzi, definisce necessari e preziosi. L’Italia andava unita, ma oggi, a 150 anni da quello storico traguardo, è necessario capire come venne unita, e con quest’interrogativo l’autore apre il volume:


“Ciò che accadde nel 1861 realizzava il sogno secolare di poeti, politici e intellettuali. L’Italia «una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor», invocata da Alessandro Manzoni, non era più un’astrazione. Ma in che modi e con che spirito fu compiuta l’impresa? Quali tragedie e ingiustizie la accompagnarono?”


Lì, al Sud, si combatteva una guerra tra due mondi che si ignoravano. Era una contrapposizione ideologica, politica e sociale radicata, era lo scontro tra due opposti modi di esistere: “«noi» contro «loro». «Noi», i civilizzatori; «loro», i brutali indigeni. «Noi», i portatori di giustizia e legalità; «loro», i briganti”. Nessun compromesso possibile: lo sconfitto sarebbe stato annientato e assorbito dalla cultura dell’invasore. Cancellato dalla storia.
I briganti lo sapevano, presagivano già quella damnatio memoriae che sarebbe calata su di loro, e non esitarono a imbracciare le armi contro i “fratelli” arrivati per  liberarli. I briganti, i contadini del Sud, non avevano fratelli e non si sentivano “italiani”. Per loro l’Italia era un usurpatore straniero e i “fratelli” nemici colonizzatori venuti per impadronirsi di tutto.


Dal canto loro, i soldati mandati sul posto si sentivano “esploratori in una terra popolata da una razza diversa, percepita come inferiore”. La classe politica del Nord voleva conquistare un Sud che avrebbe poi provveduto a cambiare, stravolgendone i costumi. La cultura meridionale, così com’era, non poteva essere accettata, perché vissuta come sottocultura, dal momento che lo stesso D’Azeglio, smessi i suoi panni ufficiali, scriveva: “La fusione coi Napoletani mi fa paura; è come mettersi a letto con un vaiuoloso”.


“La verità su cui al Nord tutti concordavano è che, appena nata, l’Italia era già madre di due figli diversi: uno di cui andare fieri, l’altro bisognoso di severe lezioni.
Per gli uomini dei Savoia, i briganti erano l’emblema di quel figliastro malato e depresso, geneticamente tarato”


In questa “guerra di sopravvivenza” che i manuali scolastici non ci raccontano c’erano anche le donne. Centinaia di brigantesse salite sui monti a combattere, antesignane delle partigiane e delle femministe. E Guerri mette in copertina de “Il Sangue del Sud” proprio una donna: si tratta di Michelina De Cesare, poco più che ventenne e armata di fucile. Compagna di Francesco Guerra, ex sottoufficiale borbonico poi schieratosi con i briganti, la donna prese parte attiva alle azioni di resistenza del gruppo di Guerra, divenendone un elemento di spicco per la determinazione e le doti strategico militari che possedeva. Dopo sette anni di lotta, il gruppo venne raggiunto dalle truppe italiane e sterminato. Era il 1968. La sorte di Michelina fu atroce: violentata e uccisa, fu esposta nuda sulla piazza di Mignano, come monito per le popolazioni locali, che invece reagirono in maniera ancor più rabbiosa contro l’invasore.

 

 


Evento organizzato da Provincia di Lecce, Parco letterario del Salento "Quinto Ennio" e pubblicato anche qui!

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