Intrigo Internazionale – reportage

Francesca M Postato da Francesca M in Speciali > reportage
Questo reportage è relativo all'evento Intrigo Internazionale - alla “Città del Libro”
Il reportage...

Di seguito, il resoconto dell’incontro di presentazione del volume Intrigo Internazionale, di Rosario Priore e Giovanni Fasanella.

L’evento, che ha visto la partecipazione di entrambi gli autori, si è svolto lo scorso 28 novembre, nell’ambito dell’XI edizione di Città del Libro, rassegna nazionale degli autori e degli editori ospitata a Campi Salentina, in provincia di Lecce

Quattro giorni, dal 25 al 28 novembre, per trasformare la piccola cittadina di Campi Salentina nella principale meta culturale della provincia leccese e forse dell’intera Puglia.

In questo pomeriggio di domenica sono tantissimi i visitatori accorsi all’undicesima edizione della “Città del libro”. Si accalcano intorno agli stand espositivi delle case editrici, affollano le sale che ospitano gli incontri con gli autori. Discutono, ascoltano, prendono un caffè circondati dalle gigantografie di Carmelo Bene, Pierpaolo Pasolini, Roberto Saviano, Alda Merini, Umberto Eco, Maurizio Maggiani e dei tanti altri protagonisti della letteratura di ieri e di oggi, che campeggiano sulle pareti.

Alle 17, l’incontro con l’ex-giudice Rosario Priore e il giornalista Giovanni Fasanella. Un incontro breve ma denso: poco meno di un’ora per parlare di molte cose, di storia contemporanea, di stragi, di misteri, soprattutto di verità, a partire dalla presentazione di “Intrigo internazionale” (edito da Chiarelettere), volume scritto a quattro mani da due autori che conoscono bene le pieghe -e le piaghe- del nostro Paese per averle indagate a lungo nel corso della carriera in magistratura e nel giornalismo investigativo.

La parola chiave -espressa e intuita- di quest’incontro mi pare sia “verità”. Concetto complesso e stratificato, multiforme e polisenso, tanto che quando ne parliamo finiamo per farlo spesso in maniera fumosa, senza capire precisamente a che cosa ci riferiamo, senza sapere cosa sia, e cosa significhi, in concreto, questa famosa e tanto cercata verità.

In apertura, Rosario Priore introduce la distinzione -fondativa dell’impianto argomentativo del volume- tra verità storica e verità giudiziaria.

Il discorso cade sulla strage di Piazza della Loggia, a Brescia: recentemente, la sentenza che conclude il terzo processo ha decretato l’assoluzione per tutti e cinque gli imputati. Dunque, a distanza di 36 anni da quel 28 maggio 1974, la morte di 8 persone e il ferimento di altre 102, a seguito dell’esplosione di una bomba durante una manifestazione antifascista organizzata dai sindacati, pare siano eventi non imputabili a nessuno. Niente colpevoli, o meglio, niente colpevoli cui la magistratura possa arrivare.

il Giudice Rosario PrioreE il giudice Priore afferma di non esserne sorpreso. Lui, che nel corso della sua lunga carriera in magistratura si è occupato di alcuni dei casi più importanti della storia giudiziaria italiana -dall’eversione nera ad Autonomia operaia, dal caso Moro a Ustica, dagli attentati palestinesi al tentato omicidio di Giovanni Paolo II- questa sentenza un po’ se l’aspettava. Sì, perché la verità giudiziaria è destinata, per sua natura, a essere carente, dovendo spesso piegarsi alla ragion di Stato.

Come si legge in “Intrigo internazionale”,

“[…] colpita la manovalanza, la giustizia si è dovuta fermare. E non è mai potuta arrivare ai livelli superiori, alle complicità interne e straniere, non ha potuto ricostruire i contesti in cui il terrorismo ha agito e gli interessi geopolitici che lo hanno alimentato”.

A integrazione di una verità giudiziaria fragile si può invocare -continua Priore nel suo intervento- una verità storica che vada al di là dell’individuazione dei semplici mandanti materiali delle stragi -spesso assunti come capri espiatori da dare in pasto all’opinione pubblica-, per arrivare a circoscrivere la sfera in cui quelle stragi vennero progettate.

Ma sulla strada della verità storica ci si imbatte nel segreto di Stato, che -come specifica l’articolo 39, comma primo, della legge 124 del 2007- copre “gli atti, i documenti, le notizie, le attività e ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recare danno all’integrità della Repubblica, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento, all’indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi, alla preparazione e alla difesa militare dello Stato” (Il testo della legge è consultabile sul sito del Parlamento italiano, alla pagina http://www.camera.it/parlam/leggi/07124l.htm).

Fasanella chiarisce meglio questo punto e spiega che, se in altri Paesi il segreto di Stato ha durata limitata, in Italia, invece, tende a essere eterno. In realtà, la legge 124 del 2007 indica in 15 anni, prorogabili a 30, la durata massima del segreto di Stato: trascorso quel termine, le informazioni contenute negli archivi dovrebbero esser rese accessibili all’autorità giudiziaria che ne faccia, eventualmente, richiesta.

Ma, -aggiunge il giornalista- come spesso accade, anche questa volta si è trovato il modo di rendere inapplicabile una legge di per sé piuttosto chiara.

Certo, la materia è spinosa, perché -fa notare Priore- lo scioglimento del segreto di Stato italiano potrebbe aprire contrasti con i segreti di Stato di altri Paesi. E anche la già citata legge 124 si esprime su questo punto: “Quando, in base ad accordi internazionali, la sussistenza del segreto incide su interessi di Stati esteri o di organizzazioni internazionali, il provvedimento con cui è disposta la cessazione del vincolo […] è adottato previa intesa con le autorità estere o internazionali competenti”.

Si percepisce la presenza di un ramificato sistema di interessi che interagiscono tra loro e rendono complicata -se non impossibile- l’individuazione della verità.

Le stragi nostrane, in ogni caso, vanno inserite in contesto più ampio, internazionale. Priore ricorda, tra le altre cose, la denuncia dell’ex presidente della Repubblica e senatore a vita Francesco Cossiga, che sulla strage di Ustica si diceva convinto della responsabilità dei francesi: la sera del 27 giugno 1980 il DC9 sarebbe stato affondato per sbaglio, nel tentativo di colpire l’aereo su cui viaggiava il leader libico Gheddafi. La stessa tesi è sostenuta anche in “Intrigo internazionale”, dove si chiarisce come quello di Ustica sia stato un tragico incidente collocabile nel contesto della guerra tra Italia e Francia per il controllo delle risorse dell’area sub-sahariana.

Possiamo ascoltare dalla voce di Priore la ricostruzione di alcuni aspetti di quello scenario.

Alessandra Lupo -che dialoga con gli autori- chiede poi conto a Giovanni Fasanella delle critiche che spesso accompagnano i suoi libri, e fa riferimento, in particolare, all’opposizione mossa da molti settori dell’intellighenzia italiana all’indomani dell’uscita de “Il misterioso intermediario”, biografia del direttore d’orchestra russo Igoŕ Markevič pubblicata nel 2003 da Giuseppe Rocca e da Fasanella, per la casa editrice Einaudi. Un episodio, questo, ricordato dallo stesso Fasanella nella prefazione a “Intrigo Internazionale”.

il giornalista Giovanni FasanellaIl giornalista afferma che l'ostracismo viene non dall’opinione pubblica, ormai matura e capace -anzi, desiderosa- di conoscere la verità su una storia di violenza e terrorismo ancora senza perché, quanto dalla classe politica e da quella intellettuale. Quando devono opporre resistenza a un libro o a un argomento, i politici scelgono di farlo passare sotto silenzio, di modo che le verità scomode vengano dimenticate. Gli intellettuali, invece, reagiscono con l’aggressione verbale, si inalberano come davanti a un attacco personale: la spiegazione di questo comportamento -continua Fasanella- risiede nel fatto che la parte migliore -o quella più in vista- della classe intellettuale italiana di oggi è composta da scrittori, giornalisti, opinionisti e direttori di giornale che negli anni di piombo erano fiancheggiatori o simpatizzanti di Lotta armata e di organizzazioni terroristiche. Il peggio, però, non sono tanto le colpe del passato, quanto l’incapacità, oggi, di assumersene le responsabilità e, addirittura, la tendenza di screditare con l’accusa di dietrologia chi fa onesto giornalismo investigativo.

Al temine dell’incontro, ho avvicinato Rosario Priore e Giovanni Fasanella e a loro ho chiesto delle riflessioni sul modo in cui intendere il concetto di verità alla luce di quanto emerge da “Intrigo internazionale”.

Domanda: “Nella prefazione Lei scrive che “Intrigo internazionale” non si propone come un libro di ricostruzione giudiziaria, perché oggi, dopo tutto il tempo trascorso dai fatti presi in esame, sarebbe impensabile intervenire su sentenze che sono già state date. Dunque, le verità di cui la politica non sa - o non può- farsi carico possono essere rivelate soltanto in un libro? Dobbiamo accontentarci di questo?”

Fasanella: “Purtroppo dobbiamo accontentarci. Infatti, non si è potuta fare piena luce non soltanto su molti singoli episodi -ad esempio le stragi, che sono, salvo un paio di casi, impunite per definizione-, ma anche su molti fatti di terrorismo cosiddetto “selettivo” e, soprattutto, sull’intera stagione degli anni di piombo. Per una serie di motivi dovuti ai muri di gomma di fronte ai quali si è trovata, alla sottrazione di prove e documenti, alla mancata acquisizione di informazioni, la magistratura non ha potuto disporre di tutti quegli strumenti che avrebbero consentito di ricostruire un quadro soddisfacente della verità. Una verità che, evidentemente, era e in gran parte ancora oggi è indicibile, per le implicazioni che può avere sia sull’equilibrio interno, che sugli equilibri internazionali. Quindi, a tanti anni di distanza dai fatti, non resta che utilizzare gli altri strumenti che abbiamo a disposizione per cercare di capirci qualcosa. Questi strumenti sono la ricostruzione storica e l’investigazione giornalistica”.

Domanda: “Oggi si può continuare a credere nella possibilità di arrivare a una verità? Il fatto che voi stessi scriviate che la verità è indicibile non rischia di esporre la gente alla deriva dello scetticismo o a quella -opposta, ma ugualmente semplificante- del complottismo?”

Priore: “No, la gente non dev’essere così scettica. In effetti la verità non è qualcosa di stabile, di statico: noi definiamo la verità un “work in progress”, qualcosa che si cerca di raggiungere passo a passo. Certo, tanti sono gli ostacoli e tanti gli interessi opposti da chi non vuole che a questa verità si arrivi. E qui potrei fare esempi a bizzeffe di cose che non si possono dire. Ricordo solo le parole di Andreotti, che riferendosi alla strage della stazione di Bologna disse: “Ci sono delle verità a cui stiamo per arrivare, ma forse è troppo presto per dirle”. Quindi, su alcune verità è ancora necessario procedere con cautela, ma cautela dal punto di vista politico, perché potrebbero essere implicati altri Paesi, nei confronti dei quali l’Italia ha degli obblighi”.

Domanda: “Se doveste pensare a un altro tema da trattare in un libro-verità, quale scegliereste? Avete già nuovi progetti in cantiere?”

Fasanella: “Bé, non ci sarebbe che l’imbarazzo della scelta. In realtà, per non andare troppo indietro nel tempo, si può dire che dal Risorgimento in poi ogni fase della storia unitaria italiana ha delle zone d’ombra che aspettano ancora di essere illuminate. Quindi, si tratta semplicemente di decidere, di volta in volta, quale di queste zone d’ombra si vuole tentare -almeno- di illuminare. Sì, abbiamo altri progetti, ma come di tutti i progetti, essendo ancora in costruzione, è meglio non parlare, per scaramanzia”.

Francesca M

(09 dicembre 2010)

© 2010 imieilibri.it

 


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