Barbablù. La vera storia di Gilles de Rais di Matei Cazacu

Il commento...

(fonte: http://www.wilsonsalmanac.com/images2/oct26_bluebeard_dore.jpg)Quanti di voi conoscono Charles Perrault (Parigi, 1628 - Parigi, 1703)?

Bene, per chi tra voi non lo sapesse (ma anche per chi già lo sa), il buon Charles, papà dell'amatissimo Gatto con gli stivali, raccolse unicamente, per la prima volta, una serie di tradizioni tratte dalle regioni francesi del centro-nord. Queste tradizioni raccontavano di un orco, che, aggirantesi per il territorio, compiva ogni genere di nefandezze nei confronti dei bambini. Ed indagando vieppiù sul personaggio, scoprì anche (come spesso accade con le storie popolari) che questo sembrava confondere reale e immaginazione, includendoli entrambi in sé.

Il risultato dell'indagine fu eccezionale. Perrault infatti, entusiasmato dai suoi ritrovamenti, scrisse una delle più belle fiabe (a mio parere) della favolistica moderna, Barbablù.

Dal punto di vista didattico, mi avvicinai per la prima volta a questa fiaba attraverso un libro di sociologia della violenza, Saggio sulla violenza di Wolgang Sofsky. In questo libro (che, già che ci sono, vi consiglio sinceramente di leggere) il personaggio della fiaba venne identificato con un personaggio realmente vissuto, tale, Gilles de Rais, maresciallo di Francia all'epoca della Guerra dei cent'anni (più precisamente vissuto tra il 1405 e il 1440) e compagno d'armi, niente meno che, della Pucelle d'Orléans, Giovanna d'Arco.

 

Non posso non dire che, prima di leggere il libro, speravo di potermi gustare qualcosa, come un viaggio "onirico" e psicologico, che attraversando le azioni, mi parlasse molto più approfonditamente della mente di Gilles de Rais uomo, prima che mostro. Il libro è (ma in effetti già la sua collana Mondadori di riferimento avrebbe potuto suggerirmelo), invece una biografia, dettagliata, accurata, puntigliosa di Gilles de Rais uomo e si perde troppo drasticamente in sterminate genealogie, in professionali elenchi giuridici, per essere letta "a cuor leggero".

State per leggere, infatti, una narrazione estremamente curata del primo serial killer della storia. Solo che non è Lucarelli con la sua creatività o Picozzi con i suoi excursus sociologici (giusto per dire quelli che mi paiono attualmente più celebri) a scriverla, ma Cazacu, uno storico notevole (a giudicare dal prodotto didattico), ma una penna molto meno accattivante.

Buona lettura!

 

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