le città invisibili di Italo Calvino

Il commento...

le città invisibili di Italo Calvino

 

In questo libro Italo Calvino ci prende per mano e ci porta delicatamente in giro per il mondo. Un mondo infinito che si scopre poi chiuso in una scatola di ossa: la testa di Marco Polo.

Testa che potrebbe essere quella di ognuno di noi.

Tutti abbiamo dei luoghi, dentro, da visitare, dei luoghi oscuri da dimenticare e dei luoghi tranquilli a cui tornare.

Marco Polo ha le città invisibili e ne descrive l’architettura al Khan, che un po’ crede alla loro esistenza e un po’ no, ma ascolta lo stesso con passione, meravigliato dalla profondità e dall’arte narrativa di Marco Polo.

Oltre ai luoghi il Khan riscopre tra le parole di Marco un modo diverso di vedere tutte le cose, vede l’essenza del viaggio, che poi forse è la stessa della vita, ovvero l’importanza del percorso e non solo della meta.

L’importanza di muoversi non solo fuori ma anche dentro di noi, per i viali della memoria e per quelli dei sogni, per scoprire piano piano noi stessi, e con noi stessi il mondo.

 

Le città hanno nomi di donne e, più che statici insiemi urbani, sembrano vere e proprie entità in cui si possono scoprire in modo nuovo, più nitido ma anche più delicato, i paradossi e le ambiguità del nostro quotidiano. C’è la città oberata dagli sprechi, la città che non si capisce se sta crollando o si sta costruendo, la città a metà tra memoria e sogno… tutti estremi ambigui di cui facciamo esperienza ogni giorno sia fuori che dentro di noi.

E’ un atlante immaginario e poetico capace di aprirci gli occhi su noi stessi, e allo stesso tempo sulla magia della scoperta, sia di una vera città che dei vissuti di noi e di chi ci sta accanto…

 

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