Pubblico, vogliamo parlarti chiaro

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Di seguito il resoconto sull'evento “Pubblico, vogliamo parlarti chiaro” - Dialogo teatrale sull’interpretazione filosofica della libertà e della conoscenza, svoltosi presso il Teatro Franco Parenti di Milano lo scorso 7 novembre 2010, proposto dalla Fondazione Corriere della Sera in occasione dell'uscita della collana di volumi “I Classici del Pensiero Libero”.

Dialogo teatrale sull’interpretazione filosofica della libertà e della conoscenza (Teatro F. Parenti - Milano - 7 novembre 2010)

Era un pubblico attento, silenzioso, totalmente rapito dalle parole, che domenica 7 novembre, nonostante la pioggia, ha affollato la platea di quello che è uno dei più significativi dei teatri milanesi, per assistere alla spettacolare e coinvolgente presentazione della collana “I Classici del Pensiero Libero”, una serie di piccoli e preziosi volumi offerti con il Corriere della Sera al prezzo simbolico di 1 euro, e dedicati ai quei filosofi che, in momenti e luoghi differenti, elaborarono le fondamenta del pensiero occidentale.

Principii che, sebbene il tempo e la storia abbiano seguito il loro corso, sono rimasti immutati, e oggi più che mai si ripresentano come necessari e irrinunciabili in una società e in un periodo storico in cui la scala dei valori sembra aver subito un inesorabile degrado. Affrontando argomenti che si estendono dalla religione alla politica, dall’economia alla scienza, dalle relazioni sociali alla giustizia, le parole dei grandi filosofi vengono in nostro aiuto, accompagnate dalla prefazione delle grandi firme del Corriere di oggi, rendendoci più chiari i concetti di libertà, democrazia, uguaglianza, oggi dimenticati e male interpretati.

John Stuart MillIdeato e prodotto da Andreé Ruth Shammah, storica direttrice del Teatro Franco Parenti, e scritto dai giovanissimi e straordinari autori Sofia Francescutto e Carlo Burelli, lo spettacolo allestito come presentazione dell’opera editoriale, ha regalato al pubblico uno splendido viaggio in forma teatrale tra le parole dei filosofi occidentali, da Voltaire a Rousseau, da Milton a Beccaria, da Pascal a Stuart Mill, da Thoreau a Gandhi, toccando temi quali la libertà di stampa e di informazione, la giustizia, l’uguaglianza e la tolleranza.

Ferruccio De BortoliDopo la breve, ma entusiasta, presentazione di Andreé Ruth Shammah, ha introdotto lo spettacolo Ferruccio De Bortoli, tornato dal 2009 alla direzione del Corriere e già presidente della Fondazione Pier Lombardo/Teatro Franco Parenti, che ha messe a confronto le parole dei filosofi con i problemi del nostro tempo: l’utilizzo limitato ed errato della libertà di cui disponiamo, l’enorme disponibilità di informazione ma la totale incapacità di gestirle, le imposizioni, talvolta occulte, a cui è soggetto il libero pensiero, il pregiudizio e la paura del diverso, il conflitto religioso, l’inibizione dello spirito critico, mentre, al contrario, in una società libera e democratica il beneficio del dubbio e della critica sono valori fondamentali, così come la tolleranza e la libertà di pensiero e di opinione.

Licia MagliettaSulla scena, ad interpretare splendidamente il testo dei due giovani autori, Elia Schilton, Sandro Lombardi e Licia Maglietta, nelle vesti rispettivamente di Jean-Jacques, Simone e Thomas, tre interlocutori di un dialogo iniziato in un caffè il 5 marzo 1876, data in cui per la prima volta il Corriere della Sera usciva in stampa. I tre protagonisti sono di carattere e opinione completamente discostanti: Jean-Jacques è un intellettuale accademico un po’ noioso, Simone una tranquilla pragmatica moralista, e Thomas un irriducibile pessimista. Ovviamente, ognuno segue il proprio pensiero senza cedere mai ad un compromesso, poiché l’uomo non ha fatto altro che vantare una curiosa superiorità cui ha dato il nome di “Ragione”, ed è proprio questo gioco di opinioni a contrasto tra i tre a rendere chiaro e comprensibile il concetto della libertà di pensiero.

Nella prima parte dello spettacolo la discussione procede vivace, affrontando l’argomento della verità e della libertà di pensiero:

«[...] sono le pretese di verità che mi infastidiscono [...]» - afferma Thomas

«[…] e mi sento libero di scegliere a cosa credere […], ma anche della libertà di azione, […] l’unico limite alla mia libertà è la libertà degli altri […]» - dichiara Simone.

VoltaireE costruendo talvolta il dialogo con le citazioni dei pensatori: da Voltaire, che descrive l’uomo  «come un impasto di verità ed errore», a Milton, che ricorda come «Dio diede all’uomo la ragione insieme alla libertà di scegliere», a Beccaria che riduce all’uomo «la responsabilità di giudicare i reati, lasciando solo a Dio il diritto di giudicare il peccato», a Thoreau che afferma «il rispetto per la giustizia dettata dalla coscienza e dai principi morali prima ancora di quella imposta dalle leggi», a Pascal, che identifica «l’osservante delle leggi come colui che segue la propria idea di giustizia», a Rousseau, che afferma «la necessità di un legislatore in grado di distinguere tra interessi individuali e collettivi».

Un legislatore, insomma, come giustamente dichiara Thomas, «[…] che conoscesse tutte la passioni degli uomini senza provarne nessuna, che non avesse alcun rapporto con la nostra natura ma che la conoscesse a fondo […]».

Un legislatore, forse, inesistente?

Fëdor Michajlovi? DostoevskijNel secondo atto, che si succede senza soluzione di continuità se non un breve intermezzo narrativo, i protagonisti hanno perduto uno dei loro diritti più preziosi: la libertà di informazione. Infatti, i giornali e la stampa, sono scomparsi, e il dialogo si trasforma in una sorta di transfert letterario, in cui dapprima sarà Jean-Jacques ad affrontare, attraverso un racconto di Dostoevskij -nel quale Cristo ritorna sulla terra nel periodo dell’inquisizione spagnola, il difficile confronto tra la libertà e la sopravvivenza, arrivando alla conclusione che, se l’inquisitore «[…] ha reso la felicità agli uomini togliendo loro la libertà […]» ma concedendo loro «[…] l’inganno di essere liberi […]», il figlio di Dio ha promesso «[…] una libertà che temono […]», perché, «[…] nella loro semplicità, non possono nemmeno concepire […]».

Simone racconta la storia di Gandhi, e di come egli scelse di combattere l’ingiustizia con la non-violenza, sostenendo «[…] un’opposizione mentale, e dunque morale […]» ad essa, ed affermando il significato della non-violenza quale «[…] adesione alla verità, e dunque alla forza della verità […]», e la chiusura del secondo atto toccherà a Thomas che, entrato misteriosamente in possesso di libri e giornali, ricorda, attraverso le parole di Milton ne La libertà di stampa, che «[…] la censura è la più grande offesa che possa venir fatta al sapere […]», e che «[…] tutta la nostra dignità sta dunque nel pensiero […]».

Elia SchiltonBellissimo epilogo con la preghiera di Voltaire, rivolta ad un Dio che potrebbe rappresentare la ragione stessa, invocando quella forza di superare le differenze ideologiche, economiche, sociali, politiche, personali che ci dividono di impiegare l’istante della nostra esistenza per benedire in mille lingue diverse la Tua bontà che ci ha accordato questo istante.

Uno spettacolo travolgente, dai contenuti profondi ma resi semplici da comprendere, che ha affascinato il pubblico e, come ci ha detto Elia Schilton al termine, ha rappresentato una grande soddisfazione anche agli interpreti stessi: quella di poter comunicare al pubblico, in un periodo così difficile da vivere, un messaggio di verità.

Elisa M

(21 novembre 2010)

© 2010 imieilibri.it

 

 

 


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