Il “mistero” Pasolini: due libri… quante verità?

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Il “mistero” Pasolini: due libri… quante verità?

Pier Paolo Pasolini

Nella notte tra il 1 e il 2 novembre del 1975, Pier Paolo Pasolini venne ucciso: prima battuto a colpi di bastone e poi travolto con la sua auto sulla spiaggia dell'idroscalo di Ostia, a Roma.

Un delitto brutale di cui ancora non si conoscono con certezza né i responsabili né i moventi, domande che da 35 anni aspettano una risposta.

Il cadavere massacrato venne ritrovato da una donna alle 6.30 e l'omicidio fu attribuito ad un “ragazzo di vita”, Pino Pelosi, conosciuto nell’ambiente come Pino “la rana”, di soli diciassette anni, che si dichiarò unico colpevole e raccontò di esser stato invitato da Pasolini a salire sulla sua Alfa Romeo alla Stazione Termini, per fare un giro insieme. Dopo una cena offerta dallo scrittore, i due si sarebbero diretti alla periferia di Ostia dove la tragedia sarebbe scoppiata per le pretese sessuali di Pasolini alle quali il giovane era riluttante, che sfociarono in un litigio, degenerato poi fuori dalla vettura.

Una versione che però non regge -il bastone di legno marcio non sarebbe potuto risultare arma contundente e l'assenza di ematomi nel corpo dell'omicida esclude sia avvenuta una colluttazione- e, infatti, Pelosi venne condannato in primo grado, però per omicidio in concorso con ignoti.

Una versione che lo stesso Pelosi, dopo aver scontato la pena, ritrattò nel corso di un'intervista televisiva dove affermò di non essere l'assassino di Pier Paolo Pasolini, ma che il delitto fu commesso da altre tre persone, che minacciarono lui e la sua famiglia.


Intervista rilasciata da Pino Pelosi al blog di Beppe Grillo (fonte: youtube)

Un omicidio ancora oscuro, sul quale però la Procura di Roma ha deciso di riaprire l'inchiesta nel marzo del 2010, e sul quale Lucia Visca, la prima giornalista ad arrivare sul luogo del delitto, ha scritto un libro: “Pier Paolo Pasolini. Una morte violenta” (di cui potete leggere una breve presentazione più sotto). Qui racconta di come le indagini siano state svolte senza le dovute cure, trascurando prove importanti, e non solo per mancanza di tecnologia e tecniche investigative avanzate, tant'è che inizialmente gli inquirenti non capirono nemmeno che quello ritrovato era il corpo di Pasolini.

Si vocifera di indagini fin dall’inizio depistate, di un presunto intervento dei servizi segreti e di probabili connivenze che hanno permesso ai colpevoli di restare sconosciuti e impuniti per così tanto tempo, e il giallo s'infittisce trasformandosi nell’ennesimo “mistero italiano” che divide il mondo intellettuale e politico.

C'è chi afferma che quello di Pasolini fu un delitto politico, che il più scandaloso intellettuale italiano aveva scoperto segreti pericolosi che poi gli furono fatali.

Visualizza un altro approfondimento sul libro "Petrolio" di Pier Paolo PasoliniSegreti legati al celebre “Io so” -pronunciato all'inizio del celebre articolo “Cos'è questo golpe?”, pubblicato il 14 novembre del 1974 sul Corriere della Sera, che in una successiva raccolta verrà chiamato “Il romanzo delle stragi”, nel quale Pasolini vuole raccontare la storia misteriosa e drammatica del nostro paese- e al suo libro “Petrolio”, il romanzo-inchiesta (disponibile online su laFeltrinelli e IBS) rimasto incompiuto e del quale mancherebbe un capitolo, “Lampi sull’Eni”, dove si racconterebbero risvolti politici e criminali attorno all'ENI, al suo direttore Eugenio Cefis e al suo predecessore Enrico Mattei, ucciso da una bomba.

C'è, invece, chi invece sostiene che fu un delitto maturato in ambiente omosessuale e che venne ucciso da un gruppo di persone in rapporto con Pelosi collegate al sottobosco della prostituzione maschile. Tra questi vi è Marco Belpoliti che, nel libro -uscito il 4 novembre 2010- dal titolo “Pasolini in salsa piccante” (di cui potete leggere una breve presentazione più sotto), invita a “seppellire il corpo ingombrante e insepolto di Pasolini” e a “dimenticare Pasolini per ricordarlo davvero”.

L'autore ritiene infatti che trasformare quella morte in un complotto e fare di Pasolini un martire sia eccessivo e significhi non accettare la sua omosessualità, la sua pederastia, trattandola come una sorta di vizietto su cui sorvolare, “mentre costituisce la radice vera della sua lettura della società italiana, l’elemento estetico su cui egli ha fondato la critica della società dei consumi”.

Nel frattempo molti dei testimoni sono morti, le piste si intrecciano, aggrovigliandosi, le domande si susseguono e un alone di mistero continua ad avvolgere la vicenda.
Restano le ultime parole di Pasolini rilasciate in una intervista con Furio Colombo (leggi il testo integrale) avvenuta sabato 1 novembre 1975, fra le 4 e le 6 del pomeriggio, poche ore prima della sua morte, che suonano come un'inquietante premonizione, dove disse: “Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona. Ma ci sono anche i miei libri e i miei film. Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo.”

E resta uno scrittore, un regista, un poeta, che non verrà dimenticato, di cui Moravia disse: “la sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì inesauribile una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un'epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile”.


“Pier Paolo Pasolini. Una morte violenta” di Lucia Visca (disponibile online su laFeltrinelli e IBS)

Il libro - Questo libro accende i riflettori su ciò che accade nelle prime tre ore dopo il ritrovamento del corpo martoriato del poeta, proprio a quei momenti bisogna tornare per elaborare ipotesi realistiche sulle modalità dell'omicidio e sui suoi possibili moventi e mandanti di ciò che resta uno dei delitti più dolorosi mai sopportati dalla storia e dall'opinione pubblica italiana. Era l'alba del 2 novembre, quando fu trovato all'Idroscalo di Ostia il corpo del poeta-giornalista-scrittore-regista mai dimenticato. Per ora rimane una sola persona condannata per la morte di Pasolini: il reo confesso Pino Pelosi. Si sospetta da 35 anni che con Pelosi ci fossero altre persone che infierirono sul corpo del poeta bolognese, ma tanti anni non sono bastati a dare un nome a quegli ignoti. Ma chi furono i veri mandanti di quell'omicidio? Si è parlato spesso di un complotto ai danni di Pasolini, per essere pronto a pubblicare, nel romanzo "Petrolio", inquietanti rivelazioni sulla morte di Enrico Mattei. Ma il finale del film non si riesce ancora a scrivere.

L’autrice - Lucia Visca, giornalista professionista, è nata a Roma nel 1953. Già collaboratrice di «Paese Sera», ha lavorato nelle redazioni di diversi quotidiani del gruppo Espresso e, come vaticanista, nell'Agenzia Giornali Locali. Attualmente dirige le testate elettroniche «Atlante», «Technet» e «Geopolitica». Nel 1975, quando aveva appena iniziato a esercitare il mestiere di cronista, fu la prima giornalista ad accorrere a Ostia alla notizia della morte di Pier Paolo Pasolini.

«Lucia Visca ha visto con i propri occhi gli indizi che contribuivano a dimostrare la presenza di altre persone sulla scena del delitto - scrive Gianni Borgna nella prefazione. Da brava cronista avrebbe potuto raccontarlo fin dall'inizio, come poi fece in seguito. Nel farlo ha riottenuto dalla storia ciò che il giornalismo, un po' crudelmente, le aveva tolto: il caso Pasolini è ancora aperto e la sua testimonianza resta essenziale».
(fonti: cinquew.it - adnkronos.com)

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“Pasolini in salsa piccante” di Marco Belpoliti (disponibile online su laFeltrinelli e IBS)

Il libro - Sono trascorsi trentacinque anni dalla morte di Pasolini e forse è venuto il momento di fare con lui quello che il Corvo consigliava a Totò e Ninetto in Uccellacci e uccellini: i maestri si mangiano in salsa piccante. Per digerirli meglio, ingerendo il loro sapere e la loro forza. Andare oltre Pasolini con Pasolini: è quello che si propone Marco Belpoliti nel suo saggio. Partendo dal primo processo, nel 1949, in Friuli, per atti osceni in luogo pubblico e corruzione di minore, passando attraverso la rilettura degli Scritti corsari e delle Lettere luterane, e attraverso l’analisi dei nudi del poeta scattati nel 1975 da Dino Pedriali e le foto inedite di Ugo Mulas sul set di Teorema, sino ad arrivare alla pubblicazione postuma di Petrolio, Belpoliti mostra come la cultura italiana abbia sempre rifiutato l’omosessualità di Pasolini, come non abbia compreso che questa è la radice della sua critica alla «mutazione antropologica», e come oggi si cerchi di fare di lui un martire delle trame occulte degli anni Settanta, quasi per alleggerirsi del senso di colpa nei suoi confronti. Un pamphlet che è un atto d’amore: mangiare Pasolini per onorarlo, per liberarlo dal limbo dei cattivi pensieri e dei falsi perdoni, delle solerti ammirazioni e degli impotenti moralismi che l’hanno tenuto sospeso nei nostri pensieri per tre decenni. Mangiarlo in salsa piccante perché è un maestro. Un grande maestro.

L'autore - Marco Belpoliti, saggista e scrittore, ha curato le opere di Primo Levi e pubblicato diversi libri: Settanta, Crolli, La prova, Diario dell'occhio, La foto di Moro. Curatore con Elio Grazioli della rivista-collana Riga (Marcos y Marcos), insegna all’Università di Bergamo e collabora a La Stampa e a L'Espresso.
(fonte: guanda.it)

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Elisa Z

(15 novembre 2010)

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Pier Paolo Pasolini - “Supplica a mia madre”

 

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  • admin

    Francesca M dice,

    “Sai, io sono un gattaccio torbido che una notte morirà schiacciato in una strada sconosciuta…”


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