Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

Il commento...

Questo è probabilmente il più famoso romanzo di Pirandello, la cui produzione è vastissima. La bellezza, o forse semplicemente l'originalità di questo libro sta secondo me non tanto nello stile o nella narrazione, quanto nel tema trattato: quello dell'identità. 
La vicenda è imperniata infatti sul personaggio di Vitangelo Moscarda, il quale una mattina, di fronte ad uno specchio e con l'aiuto della moglie, scopre che il suo naso pende leggermente verso destra. La prima volta che l' ho letto, preso da curiosità, da spirito d'imitazione, da dubbi (non so dire bene cosa fosse) anch'io sono andato a guardarmi allo specchio. Ho trovato anch'io il mio naso un po' sporgente, cosa alla quale non avevo mai fatto più di tanto caso. 
Da questa apparente sciocchezza Vitangelo Mostarda dà inizio ad una serie di riflessioni sul "come ci vedono gli altri", sulle mille diverse identità che ognuno assume a seconda di chi ha di fronte, sulle lotte tra tali identità quando sono poste l'una di fronte all'altra. Un percorso che non può che portare alla pazzia, alla volontà di distruggere le false opinioni altrui, all'annegamento nell' insensato e nell'assurdo. 
Io da parte mia ho chiesto a mia madre, ad un mio amico, alla mia ragazza come vedessero il mio naso: mia madre ha risposto "come il mio, bello!"; il mio amico ha risposto " è storto, fa schifo!"; la mia ragazza ha risposto "...ma a me piaci lo stesso amore!".
Ho concluso che troppo spesso è la convenienza che ci porta a dare diversi giudizi sulle persone, quel che conta è come lo vedo IO il mio naso: ovvero storto, ma ..."Chissenefrega!" :-)

rn

 

 

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